Venezia 83, Koreeda e Strippoli dividono la Mostra. Gael García Bernal sorprende con “Hombre al agua”

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L’adattamento del manga “Look Back” e l’horror familiare “L’estranea” non convincono fino in fondo. Nella sezione Venice Spotlight, il regista messicano firma invece una favola contemporanea sul potere e sulla libertà.

VENEZIA, 7 settembre 2026 – Due dei film più attesi del concorso di Venezia 83, Look Back del maestro giapponese Hirokazu Koreeda e L’estranea dell’italiano Paolo Strippoli, hanno diviso pubblico e critica nella sesta giornata della Mostra.

Al primo viene rimproverata una narrazione troppo leggera e rivolta soprattutto agli appassionati di manga; al secondo un’esasperazione stilistica che rischia di soffocare l’interessante riflessione sull’amore familiare e sul desiderio di controllare il destino.

La sorpresa della giornata arriva invece dalla sezione Venice Spotlight con Hombre al agua, terzo lungometraggio da regista di Gael García Bernal, commedia drammatica che intreccia realtà e finzione per parlare di potere, mascolinità e libertà individuale.

Koreeda incontra il mondo dei manga

Con Look Back⁠, Hirokazu Koreeda torna in concorso a Venezia adattando l’omonimo manga di Tatsuki Fujimoto, autore conosciuto internazionalmente anche per Chainsaw Man.

La storia segue Fujino e Kyomoto, due ragazze cresciute in una piccola città e unite dalla passione per il disegno. Fujino è determinata, competitiva e sicura del proprio talento; Kyomoto, più introversa, trascorre invece gran parte del tempo chiusa nella sua stanza, dedicandosi quasi esclusivamente alla creazione di nuovi mondi sulla carta.

Il loro primo incontro nasce sotto il segno della rivalità e dell’invidia. Ben presto, però, la comune aspirazione a diventare autrici professioniste di manga le trasforma in amiche e collaboratrici. Il film ne accompagna la crescita per tredici anni, raccontando il tempo, i sogni e il legame costruito attraverso il lavoro artistico.

Koreeda, proveniente dal documentario e autore di film capaci di esplorare con grande sensibilità le relazioni umane, si avvicina al materiale di Fujimoto con evidente rispetto. Dedica particolare attenzione ai gesti della creazione, al rumore delle matite sulla carta e al trascorrere delle stagioni nella regione giapponese del Tōhoku.

Sono proprio questi dettagli a restituire la tenacia necessaria per trasformare una passione in un mestiere e il modo in cui l’arte può far incontrare due persone destinate a influenzarsi reciprocamente.

La trama, tuttavia, appare esile e la dimensione specifica del mondo dei manga rischia di limitare il coinvolgimento di chi non ne conosce linguaggi e rituali. Koreeda conserva la sua delicatezza, ma non sempre riesce a trasformare questo percorso creativo in un racconto universale.

Anche la scelta di affidare le diverse età delle protagoniste a quattro giovani interpreti produce risultati alterni, pur permettendo al film di accompagnare con coerenza la loro trasformazione dall’infanzia alla vita adulta.

Dopo opere come Shoplifters – Un affare di famiglia, vincitore della Palma d’oro a Cannes nel 2018, e il recente Sheep in the Box, Look Back può apparire come un lavoro meno ambizioso. Rimane comunque un film sincero sul bisogno di creare e sulla possibilità che l’arte conservi la presenza delle persone anche quando non sono più accanto a noi.

“L’estranea”, l’amore materno diventa una maledizione

Il terzo titolo italiano presentato in concorso è L’estranea⁠, nuovo film di Paolo Strippoli, giovane autore che raccoglie l’eredità della grande tradizione dell’horror italiano utilizzando il genere per interrogarsi sul dolore, sulla famiglia e sull’impossibilità di dominare il caso.

Durante una tempesta, Anna Colonna si presenta improvvisamente a casa della figlia Alice per confessarle una verità rimasta nascosta per vent’anni. Il segreto riguarda un patto stretto con una donna misteriosa, capace di modificare il corso degli avvenimenti ma sempre in cambio di un prezzo terribile.

Tutto ha origine quando Alice, ancora bambina, rischia di perdere una gamba in seguito a un incidente. Sconvolta, Anna incontra una sconosciuta che le offre la possibilità di salvare la figlia trasferendo altrove le conseguenze della tragedia.

La donna accetta. Da quel momento ogni tentativo di proteggere la propria famiglia provoca una nuova disgrazia e richiede un ulteriore sacrificio. L’amore materno si trasforma progressivamente in ossessione, mentre il desiderio di controllare il destino diventa la causa stessa della distruzione.

Strippoli costruisce un racconto sospeso tra saga familiare, thriller psicologico e tragedia soprannaturale. L’intuizione più interessante riguarda il confine tra protezione e possesso: quanto male possiamo fare quando siamo convinti di agire per amore?

Il film alterna il presente claustrofobico dell’appartamento di Alice, minacciato dall’acqua e dalla tempesta, ai luminosi ricordi estivi di una famiglia che sembrava ricca, felice e invulnerabile.

Questa opposizione visiva è però portata all’estremo. Effetti di macchina, scenografie elaborate, musica, montaggio e immagini fortemente costruite finiscono spesso per imporsi sui personaggi. Il rischio è che un racconto potenzialmente potente assuma l’aspetto di un lungo esercizio di stile.

Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano e Adriano Giannini cercano di dare consistenza emotiva alla famiglia Colonna, mentre Valeria Bruni Tedeschi interpreta la misteriosa figura che offre ad Anna l’illusione di poter scegliere chi salvare e chi sacrificare.

Proprio la sua presenza, ambigua e inquietante, rappresenta uno degli elementi più riusciti del film. Ma la sovrabbondanza formale riduce l’efficacia dell’indagine psicologica e rende più difficile entrare davvero nel dolore dei protagonisti.

Gael García Bernal e la favola del naufrago

La giornata trova nuova energia con Hombre al agua⁠, presentato nella sezione Venice Spotlight e diretto da Gael García Bernal.

L’attore messicano, diventato celebre all’inizio degli anni Duemila con Amores perros e Y tu mamá también, torna dietro la macchina da presa per il suo terzo lungometraggio, scritto insieme all’argentino Mariano Pensotti.

Il protagonista è Camilo, un bagnino cubano che salva dall’annegamento Abel, un ricco imprenditore messicano. Per riconoscenza, l’uomo lo conduce con sé in Messico e gli apre le porte della propria famiglia. Camilo sposa sua figlia Juana, ha un bambino e sembra entrare improvvisamente in una vita privilegiata.

Quella che appare come una straordinaria occasione si rivela però parte di un piano di manipolazione. Il milionario controlla le relazioni e il futuro di Camilo, trasformando la gratitudine in dipendenza e il benessere in una nuova forma di prigionia.

Quando il protagonista comprende di essere soltanto una pedina, deve scegliere se accettare la sicurezza che gli è stata concessa oppure provare a riprendere il controllo della propria esistenza.

García Bernal mescola la vicenda con la realizzazione di un documentario autobiografico girato dalla moglie di Camilo. Il film diventa così un gioco di specchi tra realtà e rappresentazione: mentre l’uomo cerca di capire chi sia diventato, la sua vita viene osservata, registrata e trasformata in racconto.

Ambientato nella penisola dello Yucatán, Hombre al agua assume la forma di una favola politica e di una commedia degli equivoci. Attraverso Camilo, il regista riflette sulla crisi della mascolinità, sulle dinamiche di potere nelle relazioni intime e sulle contraddizioni dell’America Latina contemporanea.

Il titolo indica il grido lanciato quando qualcuno cade da una nave e deve essere soccorso. Nel film, però, la distinzione tra chi salva e chi viene salvato diventa sempre meno chiara: il soccorritore può trasformarsi in prigioniero e chi offre una nuova vita può essere proprio colui che la sottrae.

Sostenuto da un cast che comprende Esmeralda Pimentel, Débora Nascimento, Natalia Oreiro, Manuel García Rulfo e Ricky Martin, il film conferma Gael García Bernal come un regista dotato di una visione personale, capace di combinare ironia, riflessione politica e invenzione narrativa.

In una giornata segnata dalle ambizioni non sempre pienamente realizzate di Koreeda e Strippoli, Hombre al agua emerge così come l’opera più vitale e originale: un racconto sul destino di un uomo che, dopo aver salvato qualcuno dall’acqua, deve trovare il coraggio di salvare se stesso.

Antonio M. Castaldo 

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