Venezia, gli autori europei chiedono di passare dalle dichiarazioni ai fatti

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Alle Giornate degli Autori, registi e associazioni professionali di Francia, Spagna e Italia rilanciano la difesa del cinema indipendente. Al centro dell’incontro, libertà artistica, diritto d’autore, remunerazione e uso dell’intelligenza artificiale.

VENEZIA, 10 settembre 2026 – In un festival si parla molto di film, interpreti, premi e tappeti rossi. Più raramente ci si ferma a riflettere sulle condizioni che consentono a quei film di esistere. Eppure, senza libertà creativa, indipendenza produttiva e tutela del lavoro degli autori, il cinema rischia di diventare soltanto un prodotto da adattare alle esigenze del mercato, delle piattaforme e, sempre più spesso, degli algoritmi.

Per questo considero particolarmente importante l’incontro organizzato oggi dalle Giornate degli Autori durante l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Registi e rappresentanti delle associazioni degli autori di Francia, Spagna e Italia, insieme alla Federation of European Screen Directors (FERA), si sono riuniti attorno a un principio semplice ma tutt’altro che scontato: l’indipendenza è una condizione indispensabile della libertà artistica.

L’iniziativa prosegue il percorso cominciato al Festival di Cannes nel 2023 con la Déclaration des cinéastes e successivamente rilanciato nei principali appuntamenti cinematografici europei. Ma il titolo scelto per l’incontro veneziano indica chiaramente un cambio di passo: “From Declaration to Action”, dalla dichiarazione all’azione.

Non basta più affermare alcuni principi. È arrivato il momento di trasformarli in politiche concrete.

La libertà artistica non può esistere soltanto sulla carta

Da regista e autore, sento questo tema molto vicino. La libertà creativa non consiste semplicemente nella possibilità di avere un’idea o di scrivere una storia. Significa poter sviluppare quell’idea, trovare le risorse per realizzarla e conservare un controllo artistico effettivo sull’opera.

Un autore non è davvero libero se, per poter girare un film, deve rinunciare alla propria visione, ai propri diritti o a una remunerazione dignitosa. E non può esserci cinema indipendente senza un sistema produttivo forte, diversificato e capace di sostenere opere originali, anche quando non rispondono immediatamente alle logiche commerciali dominanti.

La libertà artistica ha dunque bisogno di condizioni materiali. Ha bisogno di produttori indipendenti, finanziamenti pubblici trasparenti, norme sul diritto d’autore realmente applicate e istituzioni capaci di difendere la pluralità culturale europea.

In una fase storica segnata da guerre, instabilità geopolitica e nuove spinte autoritarie, questa battaglia assume un significato ancora più ampio. Proteggere l’autonomia degli autori significa difendere la possibilità di raccontare la realtà attraverso punti di vista differenti, anche scomodi e minoritari. Significa impedire che l’immaginario europeo venga progressivamente uniformato o dipenda esclusivamente dalle strategie di pochi grandi gruppi internazionali.

Il lavoro degli autori deve essere riconosciuto e remunerato

I registi europei chiedono alle istituzioni nazionali e comunitarie di difendere l’indipendenza degli autori e il loro diritto a mantenere un controllo artistico significativo sulle opere.

Chiedono inoltre che vengano applicate le norme già esistenti sul diritto d’autore lungo l’intera filiera audiovisiva: dalla produzione alla distribuzione, fino alle piattaforme digitali. Troppo spesso, infatti, il valore economico generato da un film continua a circolare senza arrivare in modo adeguato a chi quell’opera l’ha ideata, scritta e diretta.

La richiesta non riguarda privilegi, ma il riconoscimento di un lavoro. Se vogliamo che in Europa continuino a nascere film liberi, originali e capaci di rappresentare le nostre differenze, gli autori devono poter vivere della propria professione.

La giusta remunerazione non è separata dalla libertà artistica. Ne è una delle condizioni fondamentali. Un autore economicamente fragile è inevitabilmente più esposto alle pressioni di chi finanzia, distribuisce o controlla l’accesso al pubblico.

L’intelligenza artificiale non può crescere a spese degli autori

Una parte centrale dell’incontro è stata dedicata all’intelligenza artificiale generativa. Non si tratta di rifiutare la tecnologia né di negare le possibilità che essa può offrire al cinema. Il problema è stabilire regole chiare prima che l’innovazione diventi un alibi per appropriarsi del lavoro creativo altrui.

Il principio affermato a Venezia è netto: l’intelligenza artificiale non può svilupparsi a spese degli autori.

Le richieste si concentrano su tre punti fondamentali: trasparenza, consenso e remunerazione. Gli autori devono conoscere quali opere vengono utilizzate per addestrare i sistemi di intelligenza artificiale; devono poter autorizzare o rifiutare l’impiego dei propri lavori; devono infine ricevere un compenso giusto quando quelle opere contribuiscono allo sviluppo e all’addestramento dei modelli.

L’AI Act europeo prevede già obblighi in materia di trasparenza e rispetto del diritto d’autore per i modelli di intelligenza artificiale di uso generale. Ma una legge, da sola, non basta: occorre applicarla, controllarne il rispetto e impedire che il consenso degli autori venga aggirato attraverso interpretazioni troppo elastiche delle norme.

Il punto non è difendere nostalgicamente il passato. È decidere quale futuro vogliamo. La tecnologia può accompagnare e ampliare il lavoro umano, ma non dovrebbe cancellarne la provenienza, il valore e la responsabilità.

AgoraEU sarà il banco di prova

L’appello di Venezia guarda soprattutto ad AgoraEU, il nuovo programma europeo destinato ad avere un peso decisivo sul finanziamento, sulla stabilità e sullo sviluppo futuro del cinema del continente.

Il programma dovrebbe raccogliere e rafforzare l’eredità di Creative Europe MEDIA, che da 35 anni sostiene lo sviluppo, la distribuzione e la circolazione delle opere audiovisive europee. La proposta prevede infatti un nuovo capitolo MEDIA+ per il periodo 2028-2034.

Secondo i registi riuniti a Venezia, AgoraEU non dovrà limitarsi a essere un contenitore finanziario. Dovrà diventare un vero strumento di politica culturale, ponendo al centro l’indipendenza produttiva, la libertà artistica e i diritti degli autori.

L’accesso ai finanziamenti europei dovrebbe rimanere legato all’effettiva indipendenza delle produzioni. Nei progetti sostenuti dall’Unione dovrebbero essere garantiti il rispetto del diritto d’autore e una remunerazione adeguata per registi e sceneggiatori. Allo stesso tempo, si chiede che le opere generate prevalentemente dall’intelligenza artificiale non possano beneficiare automaticamente delle stesse risorse destinate alla creatività umana.

AgoraEU dovrebbe inoltre sostenere residenze artistiche, programmi di formazione e tutoraggio, mobilità internazionale e occasioni di confronto tra registi e sceneggiatori. Dovrebbe rafforzare le reti europee delle organizzazioni audiovisive e riservare al cinema una quota di finanziamento chiaramente riconoscibile e adeguata.

Senza indipendenza non esiste un cinema davvero libero

La discussione delle Giornate degli Autori riguarda tutti noi, non soltanto le associazioni professionali o le istituzioni europee. Riguarda il tipo di film che potremo realizzare e vedere nei prossimi anni. Riguarda la possibilità di raccontare storie che non siano decise esclusivamente dai dati, dagli algoritmi, dai grandi gruppi industriali o dalla ricerca di un consenso immediato.

Il cinema europeo ha costruito la propria identità sulla diversità delle lingue, delle culture e degli sguardi. Perdere l’indipendenza dei suoi autori significherebbe perdere proprio questa ricchezza.

Un film non nasce libero soltanto perché qualcuno è libero di immaginarlo. Nasce libero quando il suo autore può scriverlo, svilupparlo, finanziarlo, girarlo e montarlo senza dover rinunciare ai propri diritti, alla propria dignità e alla propria voce.

È questo il messaggio più importante arrivato oggi da Venezia: senza indipendenza non può esserci autentica libertà artistica; senza libertà artistica non può esistere un cinema europeo davvero plurale, vitale e sovrano. Adesso spetta alla politica trasformare queste parole in azioni.

Antonio M. Castaldo 

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