Parla Valentina Pelliccia. Vaccini, consenso informato, farmacovigilanza e responsabilità: le domande che il giornalismo deve avere il coraggio di porre

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Intervista alla Dottoressa Valentina Pelliccia, giornalista, Communication Expert con anni di esperienza nel settore finanziario, istituzionale e medico.

Valentina Pelliccia, intervistata dalla Redazione, torna ad affrontare uno dei temi più delicati del dibattito pubblico contemporaneo: vaccini, libertà di scelta, consenso informato, sicurezza, farmacovigilanza, responsabilità medica, interessi economici e rapporto tra scienza, istituzioni e cittadini. Un confronto nel quale le domande vengono prima delle conclusioni e nel quale fatti, ipotesi e responsabilità devono essere rigorosamente distinti.

Valentina Pelliccia, perché tornare oggi a parlare di vaccini?

“Perché parlare di salute significa parlare anche di diritti fondamentali.
Il cittadino ha diritto a essere informato, a conoscere benefici e rischi di un trattamento sanitario e a comprendere quali siano le evidenze scientifiche disponibili. Il mio ruolo di giornalista non è dire alle persone che cosa devono pensare o quale scelta sanitaria debbano compiere. Il mio compito è porre domande, verificare documenti e fonti e consentire al lettore di formarsi un’opinione consapevole.”

Dottoressa Valentina Pelliccia, qual è il punto di partenza giuridico?

“Il punto di partenza è l’articolo 32 della Costituzione italiana. La salute è definita diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, ma la stessa disposizione stabilisce che nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge e che la legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana. Questo significa che il consenso costituisce la regola generale, mentre un eventuale trattamento sanitario obbligatorio necessita di una precisa base legislativa e deve rispettare i principi costituzionali.”

E che cosa aggiunge la Legge 219 del 2017 sul consenso informato?

“La Legge 219 del 2017 è fondamentale perché riconosce il principio secondo cui nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito senza il consenso libero e informato della persona, salvo i casi espressamente previsti dalla legge. Il paziente deve ricevere informazioni complete, aggiornate e comprensibili sulla diagnosi, sulla prognosi, sui benefici e sui rischi del trattamento, sulle alternative e sulle conseguenze di un eventuale rifiuto. Non stiamo parlando di un’opinione politica: stiamo parlando di un principio giuridico.”

Quindi un obbligo vaccinale sarebbe sempre illegittimo?

“No. Anche questa sarebbe una conclusione giuridicamente inesatta. La Corte costituzionale ha riconosciuto che il legislatore può prevedere determinati obblighi vaccinali quando siano finalizzati alla tutela della salute individuale e collettiva e rispettino i limiti costituzionali. La sentenza n. 5 del 2018 è particolarmente importante. La domanda corretta, quindi, non è semplicemente se lo Stato possa imporre un vaccino, ma a quali condizioni possa farlo, attraverso quale legge, con quale proporzionalità, sulla base di quali evidenze e con quali garanzie per la persona.” (Costituzione italiana, art. 32; Legge 219/2017; Corte costituzionale, sentenza n. 5/2018)

Qual è il dovere del medico davanti al consenso del paziente?

“Il medico deve informare e rispettare l’autodeterminazione del paziente nei limiti stabiliti dall’ordinamento. Il Codice di Deontologia Medica dedica una specifica disciplina all’informazione, al consenso e al dissenso informato. La relazione medico-paziente non può essere trasformata in un rapporto nel quale una persona riceve un trattamento senza aver compreso adeguatamente che cosa le viene proposto e perché.” (FNOMCeO, Codice di Deontologia Medica)

E sul piano giuridico, quali responsabilità possono emergere?

“Bisogna distinguere almeno tre piani: la responsabilità del produttore, la responsabilità sanitaria del professionista e l’eventuale responsabilità delle istituzioni. Non ogni evento avverso determina automaticamente una responsabilità penale o civile. Occorre accertare il nesso causale, la condotta concretamente tenuta, l’eventuale violazione di regole cautelari e tutti gli elementi richiesti dalla legge. È proprio questa distinzione che impedisce sia di minimizzare un danno sia di attribuire responsabilità senza prova.”

Durante la pandemia i vaccini contro il COVID-19 sono stati sviluppati e autorizzati molto rapidamente. È corretto definirli semplicemente ‘sieri sperimentali’?

“Dal punto di vista giuridico e regolatorio, sarebbe una definizione troppo semplicistica. I vaccini COVID-19 sono stati sviluppati e autorizzati attraverso procedure straordinariamente rapide, comprese inizialmente autorizzazioni condizionate e strumenti emergenziali in diversi ordinamenti. Questo non significa che fossero prodotti privi di valutazione regolatoria. La domanda giornalisticamente legittima è piuttosto un’altra: come sono state valutate le evidenze disponibili, quali dati erano ancora da completare e come è stata effettuata la sorveglianza successiva all’autorizzazione?” (EMA; Commissione europea)

Esistono effetti avversi gravi riconosciuti dalle autorità?

“Sì. La sicurezza non significa assenza assoluta di rischio. Le autorità regolatorie hanno identificato eventi avversi rari ma importanti, tra cui miocardite e pericardite associate ad alcuni vaccini a mRNA e sindrome trombotica con trombocitopenia associata ad alcuni vaccini a vettore adenovirale. È proprio per questo che esiste la farmacovigilanza: per identificare eventi rari, valutarne la frequenza e stabilire, quando possibile, il rapporto causale.” (EMA)

Perché è importante parlare anche dei decessi temporalmente successivi alla vaccinazione?

“Perché nessun sistema di farmacovigilanza dovrebbe nascondere un segnale. Ma bisogna contemporaneamente evitare un errore opposto: confondere una segnalazione con una prova di causalità. Se una persona muore dopo una vaccinazione, il dato temporale merita eventualmente di essere studiato, ma non dimostra da solo che il vaccino abbia provocato il decesso. Quando invece un’indagine medico-scientifica accerta o considera ragionevolmente attribuibile un nesso causale, quel dato deve essere raccontato con la stessa chiarezza.”

Il caso di Camilla Canepa che cosa insegna?

“Il caso di Camilla Canepa dimostra quanto sia complesso distinguere evento avverso, responsabilità professionale e responsabilità penale. La giovane morì nel giugno 2021 dopo una grave complicanza trombotica successiva alla vaccinazione con AstraZeneca. Le valutazioni medico-legali individuarono un collegamento con una reazione avversa compatibile con la sindrome trombotica con trombocitopenia. Sul piano giudiziario, tuttavia, le contestazioni rivolte ai medici coinvolti hanno avuto un esito diverso e non hanno portato a una condanna. Questo è un punto fondamentale: il riconoscimento di un evento avverso non equivale automaticamente alla responsabilità penale di un medico.” (EMA; atti medico-legali e giudiziari)

Valentina Pelliccia

Passiamo a Giuseppe De Donno. Perché la sua vicenda continua a essere discussa?

“Perché De Donno rappresentò una delle figure più controverse della pandemia e perché la sua morte ha generato molte domande. Giuseppe De Donno morì suicida nel luglio 2021 e la Procura esaminò anche l’eventuale responsabilità di terzi. Non abbiamo però elementi sufficienti per affermare che sia stato ucciso o eliminato da Big Pharma.
Il giornalismo deve avere il coraggio di indagare, ma deve avere altrettanto coraggio nel non trasformare un’ipotesi non provata in un fatto.”

E sul plasma iperimmune, che cosa possiamo dire senza ideologia?

“Che le evidenze sono state più complesse di quanto spesso sia stato raccontato. Alcuni studi hanno evidenziato possibili benefici quando il plasma ad alto titolo veniva somministrato precocemente, mentre grandi studi su pazienti già ospedalizzati non hanno dimostrato un significativo beneficio sulla mortalità. La lezione è importante: la medicina deve essere valutata attraverso l’insieme delle evidenze, non attraverso una singola ricerca scelta per confermare una posizione preesistente.” (NEJM; RECOVERY; WHO)

Quanto incidono gli interessi economici dell’industria farmaceutica?

“Gli interessi economici esistono e sono enormi. Pfizer, per esempio, nel 2022 ha registrato circa 37,8 miliardi di dollari di ricavi derivanti da Comirnaty, mentre Moderna ha registrato circa 18,4 miliardi di dollari di vendite legate al vaccino COVID-19. Questi numeri dimostrano l’enorme valore economico del mercato, ma non dimostrano automaticamente una manipolazione della scienza.
Proprio per questo diventano essenziali trasparenza, dichiarazione dei conflitti di interesse, accessibilità dei dati e indipendenza della ricerca.” (Pfizer Annual Report 2022; Moderna Annual Report 2022)

Possiamo dunque parlare di un condizionamento della scienza da parte di Big Pharma?

“Possiamo porre la domanda. Non possiamo trasformarla in una certezza senza prove.
Un’inchiesta seria dovrebbe esaminare finanziamenti, rapporti contrattuali, conflitti di interesse, registri degli studi clinici, pubblicazioni, dati disponibili e processi decisionali. Se emergono condizionamenti documentati, devono essere raccontati. Se non emergono, anche questo deve essere detto. È questa la differenza tra giornalismo d’inchiesta e costruzione di una tesi.”

Dottoressa Valentina Pelliccia, possiamo applicare le stesse considerazioni a tutti i vaccini?

“No. Sarebbe scientificamente scorretto. Ogni vaccino deve essere valutato sulla base della propria tecnologia, della propria indicazione, dei propri studi di efficacia e sicurezza, della popolazione interessata e del rapporto beneficio-rischio. Non è corretto trasferire automaticamente le discussioni sui vaccini COVID-19 ai vaccini contro HPV, morbillo o altre malattie.”

Che cosa sappiamo oggi sulla vaccinazione contro HPV?

“L’HPV è un virus oncogeno e la prevenzione delle infezioni persistenti da tipi oncogeni rappresenta un importante strumento di prevenzione dei tumori.
La vaccinazione deve essere considerata insieme allo screening e agli altri strumenti di prevenzione. L’Istituto Superiore di Sanità ha riportato dati importanti sull’impatto delle patologie HPV-correlate in Italia e sulle evidenze disponibili sull’efficacia della vaccinazione.” (Istituto Superiore di Sanità; WHO)

Uno dei temi più controversi rimane il rapporto tra vaccini e autismo. Qual è la posizione delle evidenze scientifiche attuali?

“Le evidenze scientifiche più solide disponibili non dimostrano un rapporto causale tra vaccinazioni e autismo. La revisione dell’Organizzazione mondiale della sanità pubblicata nel 2026 ha esaminato la letteratura disponibile e ha concluso che gli studi metodologicamente più rigorosi non sostengono un’associazione causale. Questo non significa che la ricerca sulla sicurezza debba fermarsi. Significa che, sulla base delle conoscenze attuali, non abbiamo evidenze scientifiche sufficienti per affermare che i vaccini provochino l’autismo.” (WHO, Global Advisory Committee on Vaccine Safety, 2026)

E Massimo Montinari? Perché il suo nome viene associato all’ISS?

“Anche in questo caso bisogna essere estremamente precisi. L’Istituto Superiore di Sanità ha chiarito che Massimo Montinari partecipò a un gruppo di lavoro sulle linee guida sull’autismo nel 2010, ma non deve essere definito un ‘esperto dell’ISS’ o un consulente dell’Istituto. Espresse dissenso sulla metodologia e non sottoscrisse il documento finale. È legittimo discutere le sue posizioni, ma non bisogna attribuire all’ISS ciò che l’ISS non sostiene.” (Istituto Superiore di Sanità)

Che cosa dovrebbe fare concretamente un cittadino prima di una vaccinazione?

“Dovrebbe informarsi sulla propria situazione personale, chiedere quali siano benefici e rischi, conoscere le controindicazioni e le eventuali precauzioni, comprendere quali siano le alternative quando esistono e soprattutto utilizzare fonti scientifiche e istituzionali attendibili. Il consenso informato non dovrebbe essere un modulo firmato meccanicamente: dovrebbe essere un processo di comunicazione e comprensione.”

Valentina Pelliccia, cosa cerchiamo di trasmettere con questa intervista?

“Il senso è restituire centralità alle domande.
Io non voglio dire alla popolazione di vaccinarsi o di non vaccinarsi. Voglio che ciascuno possa conoscere i fatti, distinguere una prova da un’ipotesi, comprendere i propri diritti e assumere le proprie decisioni con consapevolezza.
Il giornalismo non deve sostituirsi alla scienza, alla medicina o alla magistratura. Deve interrogare il potere, verificare le fonti e chiedere conto delle decisioni quando esistono questioni di interesse pubblico.
Se questa intervista riuscirà ad aiutare anche una sola persona a informarsi meglio, avrà avuto un senso.”

Ringraziamo la Dottoressa Valentina Pelliccia per il contributo e per aver affrontato con serietà anche gli interrogativi più difficili, per aver partecipato a questo approfondimento e per aver portato al centro del dibattito non una risposta precostituita, ma il valore delle domande, del diritto all’informazione e della responsabilità nel distinguere fatti, evidenze, ipotesi e opinioni.

La Redazione

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