In scena il 25 luglio 2026 al Teatro Romano di Volterra.
L’allestimento del Truculentus curato da Vincenzo Zingaro per CASTALIA si impone come una delle più consapevoli operazioni di rilettura del teatro plautino in epoca recente, capace di restituire alla commedia una complessità spesso trascurata dalla tradizione scenica moderna. La scelta di trasporre la vicenda nella Sicilia degli anni ’30 non risponde a un intento decorativo, ma a una precisa strategia ermeneutica: illuminare le tensioni sociali, di genere e di potere che attraversano il testo del 189 a.C., mostrando come la comicità plautina, lungi dall’essere mero gioco farsesco, sia attraversata da una vena di inquietudine e da un realismo antropologico che la avvicina sorprendentemente alla sensibilità novecentesca. Il personaggio di Phronesium, meretrice sofisticata e regista occulta dell’intreccio, costituisce il fulcro di questa modernità: figura anomala rispetto alla tipologia canonica del servus callidus, essa incarna una femminilità strategica e ambigua, capace di sovvertire l’ordine maschile e di trasformare la commedia in un campo di tensione tra desiderio, economia e potere. Zingaro coglie con lucidità questa dinamica, riconoscendo nella centralità femminile e nella frammentarietà del testo i segni di una fase matura della drammaturgia plautina, segnata dai profondi mutamenti sociali della Roma post‑annibalica: l’emergere di nuove autonomie femminili, la crisi dei ruoli tradizionali, la promiscuità dei culti bacchici, la percezione maschile di una minaccia all’ordine costituito. Trasportare tutto ciò nella provincia italiana degli anni ’30 significa creare un cortocircuito storico fertile, dove la retorica fascista della “romanità”, l’espansione coloniale, l’inaugurazione di Cinecittà e il fenomeno delle case di tolleranza diventano specchi deformanti del mondo antico, generando un “Amarcord” teatrale che non è nostalgia, ma rivelazione. I personaggi plautini si trasformano così in figure familiari del nostro immaginario nazionale: signorotti di provincia, militari tronfi, giovani ossessionati dal desiderio, donne che negoziano la propria sopravvivenza in un sistema di poteri opachi. La regia alterna momenti di vivacità farsesca a quadri di sospensione crepuscolare, costruendo un ritmo che rispecchia la duplicità del testo; i costumi di Emiliana Di Rubbo e le scene di Emilio Ortu Lieto e dello stesso Zingaro contribuiscono a creare un ambiente visivo coerente, dove la Sicilia diviene una moderna Magna Grecia, spazio simbolico di un’Italia sospesa tra arretratezza e modernizzazione. Il disegno luci di Giovanna Venzi accentua la dialettica tra euforia e disillusione, tra desiderio e sconfitta, mentre il lavoro degli interpreti restituisce la vitalità plautina senza scadere nella caricatura, mantenendo una stilizzazione che permette alla commedia di oscillare tra grottesco e verità. In questa prospettiva, l’appellativo Truculentus, spesso considerato enigmatico, trova una nuova pregnanza: non più riferimento a un personaggio marginale, ma definizione di un destino collettivo, di una condizione umana segnata da una violenza strutturale che culminerà, nella riscrittura, con lo scoppio della Seconda guerra mondiale. L’operazione di Zingaro si configura dunque come un contributo significativo agli studi sulla ricezione moderna di Plauto, dimostrando come il teatro antico, se affrontato con rigore e immaginazione, possa diventare strumento di indagine del presente. Il Truculentus emerge come un testo di sorprendente attualità, capace di interrogare le dinamiche del potere, del desiderio e della fragilità umana, e la messinscena di Vincenzo Zingaro ne rivela la natura profonda: quella di una commedia che, sotto la superficie del riso, custodisce la percezione di un destino che travolge i suoi personaggi e li accomuna in un’unica, tragica deriva.
Giuliano Angeletti
TRUCULENTUS di T. M. Plauto
Adattamento e Regia VINCENZO ZINGARO Con:
Annalena Lombardi, Piero Sarpa, Giovanni Ribò, Rocco Militano,
Laura De Angelis, Fabrizio Passerini, Maurizio Castè,
Paolo Oppedisano
Giovanni Zappalorto
Costumi Emiliana Di Rubbo
Scene – Emilio Ortu Lieto e Vincenzo Zingaro
Disegno luci – Giovanna Venzi
Adattamento e Regia Vincenzo Zingaro
CASTALIA

