Il sangue di San Gennaro è davvero un miracolo? Dalle analisi spettroscopiche all’ipotesi della tissotropia pubblicata su Nature: intervista alla Dottoressa Valentina Pelliccia sul confine tra fede, scienza e metodo sperimentale.
La liquefazione del sangue di San Gennaro rappresenta uno dei fenomeni religiosi più conosciuti al mondo. A Napoli, da secoli, migliaia di persone attendono che il contenuto dell’ampolla custodita nel Duomo passi da uno stato apparentemente solido a uno liquido. Per la devozione popolare è un evento dal profondo significato religioso. Per la scienza, invece, rimangono alcune domande ancora aperte.
Ne parliamo con la Dottoressa Valentina Pelliccia, giornalista, Communication Expert e professionista con formazione giuridica, che propone di affrontare il fenomeno distinguendo rigorosamente fede, osservazione, ipotesi e prova.
Dottoressa Valentina Pelliccia, lei crede al miracolo di San Gennaro?
«La mia convinzione personale è meno interessante della domanda scientifica: che cosa possiamo effettivamente dimostrare? La fede appartiene alla dimensione più intima e libera dell’essere umano e merita assoluto rispetto. Ma quando osserviamo una sostanza materiale che modifica apparentemente il proprio stato fisico, è legittimo domandarsi che cosa accada dal punto di vista chimico e fisico. Porre questa domanda non significa negare la fede.»
Il contenuto dell’ampolla è mai stato analizzato scientificamente?
«Sono state effettuate indagini non invasive. Secondo le ricostruzioni pubblicate dal CICAP, nel 1902 venne eseguito un esame spettroscopico attraverso il vetro e furono osservate bande considerate compatibili con la presenza di emoglobina. Un’altra osservazione spettroscopica fu effettuata nel 1989 da Pierluigi Baima Bollone. Dobbiamo però utilizzare le parole con precisione: individuare caratteristiche spettroscopiche compatibili con l’emoglobina non equivale a disporre di una caratterizzazione biochimica e molecolare completa del contenuto.» (CICAP, “Miracolo di San Gennaro – FAQ”; CICAP, “San Gennaro al vaglio della scienza”)
Perché non analizzare direttamente la sostanza?
«Secondo quanto riportato dal CICAP, non è stata autorizzata l’apertura del contenitore sigillato. Comprendo perfettamente che una reliquia di tale importanza storica e religiosa debba essere preservata. Tuttavia, dal punto di vista scientifico, questo comporta inevitabilmente dei limiti. Se non possiamo accedere direttamente al materiale, dobbiamo essere altrettanto prudenti nelle conclusioni sulla sua natura.» (CICAP, “Miracolo di San Gennaro – FAQ”)
Nel 1991 la rivista Nature pubblicò un esperimento diventato celebre. Che cosa dimostrava?
«Luigi Garlaschelli, Franco Ramaccini e Sergio Della Sala pubblicarono su Nature il lavoro “Working Bloody Miracles”. Mostrarono che era possibile preparare una sostanza dall’aspetto simile al sangue caratterizzata da tissotropia. Alcuni materiali tissotropici diventano più fluidi quando vengono sottoposti a movimento o sollecitazioni meccaniche. È un esperimento scientificamente molto interessante perché dimostra che un fenomeno macroscopicamente simile alla liquefazione può essere riprodotto attraverso proprietà fisico-chimiche conosciute.» (Nature, vol. 353, p. 507, 10 ottobre 1991)
Questo dimostra che il miracolo di San Gennaro è falso?
«No. Sarebbe un errore metodologico affermarlo. Quell’esperimento dimostra l’esistenza di una possibile spiegazione naturale per un fenomeno analogo. Non dimostra che la sostanza realizzata dai ricercatori sia la stessa contenuta nell’ampolla. Sono due proposizioni scientificamente differenti.»
Allora che cosa possiamo concludere?
«Che dobbiamo avere l’umiltà intellettuale di distinguere ciò che sappiamo da ciò che supponiamo. Esiste un fenomeno osservabile. Esistono ipotesi fisico-chimiche capaci di produrre comportamenti analoghi. Non disponiamo, sulla base delle verifiche pubblicamente documentate, di una caratterizzazione diretta e definitiva del materiale tale da stabilire con certezza il meccanismo responsabile della liquefazione.»
La scienza potrebbe studiare ulteriormente il fenomeno senza danneggiare la reliquia?
«È proprio la domanda che trovo più interessante. Le tecnologie diagnostiche sono enormemente progredite. Sarebbe utile comprendere quali metodologie non invasive possano oggi fornire informazioni ulteriori salvaguardando integralmente la reliquia. Non chiederei mai di comprometterne l’integrità. Chiederei se sia possibile conoscerla meglio.»
La scienza rischia di togliere qualcosa alla fede?
«A mio avviso no. La scienza non dovrebbe essere utilizzata per deridere la fede e la fede non dovrebbe essere utilizzata per trasformare un’ipotesi in una prova scientifica. Se un fenomeno è autentico, la conoscenza non dovrebbe rappresentare una minaccia. La domanda è alla base della ricerca scientifica.»
Quindi miracolo o fenomeno naturale?
«Oggi risponderei: fenomeno che merita ulteriori approfondimenti. “Non abbiamo ancora una spiegazione conclusiva” è una risposta perfettamente legittima. Non sapere non significa avere dimostrato il soprannaturale, ma non significa neppure avere dimostrato una mistificazione.»
Fonti: Nature, “Working Bloody Miracles”, vol. 353, p. 507, 10 ottobre 1991; CICAP, “Miracolo di San Gennaro – FAQ”; CICAP, “San Gennaro al vaglio della scienza”.


