Corriere dello Spettacolo

Note sul postumanesimo

 

Alla galleria newyorkese, chiusa nel 2010, Deicht Projects di Jeffrey Deitch, Sonic Boom  aveva contribuito al soundscape della mostra Hypnogoogia tra il 2005 e il 2006 di Ara Peterson e Jim Drain; e si era esibito anche in una performance musicale – nel 2008 poi Sonic Boom con gli Spectrum e Captain Memphis registrerà l’ottimo Indian Giver con la grandissima The Lonesome Death Of Johnny Ace.

Jeffrey Deitch nel 1992 dalla sua aveva prodotto la seminale mostra d’arte contemporanea Post Human (una delle più importanti mostre d’arte in Italia degli anni novanta), arrivata al Castello di Rivoli, Torino; facendo conoscere alle masse le applicazioni artistiche della corrente di pensiero postumanista già incontrate con le opere pionieristiche di Stelarc, veterano della robotica applicata alle arti performative (ma cosa sono le sue celebri sospensioni se non che la metamorfosi artistica contemporanea di un antico rito Okipa, come mostrato dai quadri di George Catlin – la sua digitalizzazione, quasi, trasformazione in altro, Sample And Hold direbbe Neil Young), oppure con Orlan, le cui pratiche artistiche sono portate agli estremi dal Black Alien Project di Antony Loffredo, completato il quale dovrebbe essersi trasformato completamente in un alieno con una modificazione corporea via l’altra.

Orlan è quella performer francese che contrariamente a quanto descritto da Oscar Wilde in Dorian Gray, con la antropomorfizzazione dell’opera d’arte sostanzialmente, ha trasformato il suo corpo in un’opera d’arte rifacendo tramite chirurgia plastica alcune parti del suo corpo sul modello delle opere di bellezza classica femminile (carnal art), perdendo poi una causa contro Lady Gaga che a suo dire in un video clip l’avrebbe plagiata esteticamente.

Ma qui si dovrebbe parlare innanzitutto di Jim Ward, pioniere del piercing, del biohacking e della body modification contemporanea, tramite lo studio Gauntlet di Los Angeles. E la modificazione corporea ha radici antropologiche antichissime in alcuni rituali tribali da National Geographic tipo quelli Okipa per le sospensioni di Stelarc o della tribu dei Mursi in Ethiopia, guardando ad Orlan – e le radici antropologiche del postumanesimo risalgono proprio a quel tipo di pratiche millenarie in uso oggi tra i moderni primitivi (neoprimitivi diceva Battiato).

Ci possiamo pure mettere La Fura Dels Baus; i Mutoids Waste Company che tra l’altro hanno iniziato la scena rave con musiche psichedeliche e fondato a Santarcangelo di Romagna il villaggio di Mutonia – si sono esibiti anche alla cerimonia di chiusura dei giochi paralimpici di Londra nel 2012.

In tutti i casi siamo oltre l’umano. Il corpo umano diventa una tela o una pastella da scultura (Stelarc si è fatto trapiantare un terzo orecchio sul braccio sinistro). In tutti i casi quello che si vuol significare è in passaggio oltre l’umano superandone i limiti.

La mostra Post Human comunque articolava il proprio percorso espositivo tra opere di Kiki Smith, Pia Stadtbäumer, Paul McCarthy, Robert Gober, Felix Gonzalez-Torres, Ashley Bickerton, Charles Ray, Jeff Koons, Sylvie Fleury, Thomas Ruff, e Clegg & Guttmann.

Il discorso voleva sottolineare alcune coordinate del contemporaneo che in qualche misura impongono una riflessione sull’effettiva centralità dell’uomo all’apice della piramide esistenziale naturale, e spostano la prospettiva verso la considerazione di un sistema interconnesso di dualismi tipo uomo-macchina-natura, nella costruzione di un organismo multimediale vivente tramite l’utilizzo dei nuovi sistemi epistemologici e delle nuove coordinate tecniche e scientifiche – questo in parole povere il postumanesimo: l’uomo non è al centro dell’universo ma elemento di un sistema ibrido, complesso, interconnesso e paradossale (si tratta di ridefinire il concetto di umano ed è un lavoro interessante soprattutto ora in tempi di intelligenza artificiale generativa).

Tra i teorici o studiosi del Postumanesimo, corrente di pensiero delle nuove filosofie contemporanee come technofeudalesimo, illuminismo nero, col postumanesimo che molte volte si sovrappone al transumanesimo, ci sono: Ihab Hassan, che ha coniato il termine nel 1977, ma pare che il termine abbia origini nella science fiction degli anni cinquanta, Donna Haraway col manifesto cyborg, Rosi Braidotti, Francesca Ferrando, Stefano Rozzoni dell’università di Bergamo, Giorgio Vezzotti e Valentino Catricalà della pubblicazione Quadriennale di Roma e Roberto Marchesini.

Molte informazioni si possono reperire sulla voce omonima di Wikipedia, ma anche tramite Gemini o Grokipedia o qualunque altro bot di intelligenza artificiale nonchè sul sito posthumans.org di cui fa parte anche la rete postumana italiana.

Tra le fonti più autorevoli vanno considerate le annuali Posthuman Studies Conference Series e la Beyond Humanism Conference arrivata quest’anno alla 16ma edizione, e uno studio del 2020 di Stefan Lorenz Sorgner pubblicato dalla Fondazione Leonardo e retepostumana.org

Un manifesto postumanista è stato scritto dall’artista e saggista britannico Robert Pepperel. E ce n’è uno anche di Roberto Marchesini – in un libro in realtà.

Lo sappiamo. Ora è tutto spazzato via dall’intelligenza artificiale. È tutto una realtà inevitable.

Ma il discorso non è nuovo. Che non siamo al centro dell’universo lo sappiamo dalla rivoluzione copernicana, poi l’evoluzione, la teoria dell’evoluzione, la teoria della relatività, gli infiniti universi della fisica quantistica. Pensiamo poi all’eugenetica del cugino di Darwin, per quel che riguarda il rapporto con la tecnologia, o scelta germinale o riprogenetica per prendere le distanze dalle nefaste ideologie che si associano all’eugenetica. Non solo è possibile modellare il corpo a immagine e somiglianza della Venere di Botticelli come faceva Orlan con la chirurgia plastica, ma è possible determinare come saranno i figli tramite l’ingegneria genetica del feto. E questa non è arte contemporanea ma un discorso culturale che risale al 1883 (esattamente quando Nietzsche teorizzò l’oltreuomo non discostandosi di fatto dal trascendente culturalmente onnipresente delle religioni, tra l’altro), in Inghilterra; che applicato alle sole arti contemporanee non ha sollecitato la stizza di nessuno ma incoraggiato la prodigiosa bellezza delle applicazioni tecnologiche. È tutto un discorso che precede di un secolo l’attuale intelligenza artificiale ma che verso la quale a posteriori sembra quasi finalisticamente destinato.

Le applicazioni tecnologiche delle arti contemporanee avevano già dimostrato e ci avevano già messo in guardia dai pericoli dell’utilizzo estremo delle stesse tecnologie.

Il passaggio dal verbo alla creazione è cosa antica. La digitalizzazione del logos apofantico, per capirci: la parola che si fa carne, risale ai primi calcolatori. Con l’atomica stiamo arrivando al momento zero della creazione della materia. E forse oggi coi comandi vocali si capisce meglio il discorso. Prima di far comparire, generare, un disegno su un computer infatti, devi in qualche modo da sempre scrivere un testo, implementare un programma in linguaggio macchina e poi eseguirlo premendo return dopo per esempio aver scritto “circle” alla prima riga, poi “go to” o qualcosa del genere. Almeno il Commodore 64 lo abbiamo avuto tutti. Lo svilippo della tecnologia non deve farci dimenticare le nostre origini. Ma pare che oggi glielo puoi dire in Italiano a voce, e il computer ti fa anche il caffè. Alexa è nata molto tempo prima di ChatGPT o Gemini (è un po’ tardi per lamentarsi adesso; e poi a parte i luddisti nessuno si è mai lamentato dell’automazione dei processi industriali). Le realtà distopiche che ora circolano pericolosamente nei social in due minuti alla portata di tutti in linea con i nuovi aggiornamenti di grafica (ma anche il fotorealismo è datato, degli anni sessanta), un tempo erano in mostra pacificamente in luoghi specifici tipo Ars Electronica. Ora sono dappertutto e molte volte lavorano contro noi stessi.

C’è qualcosa di mistico in tutto questo, nel passaggio oltre l’umano. Ma è la tecnologia che è mistica: deus ex machina, qualcosa di secentesco, del secolo degli automata, quando l’uomo realizzava il sogno della magia con l’effetto a distanza degli automata. È forse qui che antropologicamente risiede tutto il fascino della tecnologia. Basta parlare. Sembra di dire apriti sesamo. E siamo tutti onnipotenti. Ma è solo un’illusione. Quella di cui abbiamo più bisogno.

Il postumanesimo è un’interessante e stimolante corrente e pratica di pensiero contemporanea che solleva non poche tematiche di origine faustiana di bioetica come il transgender e di religione. E a questo riguardo si fanno notare i saggi di Claudio Bonito dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. E quello di Giuseppe Zeppegno della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, sezione Torino,  del Centro di Orientamento Pastorale.

Al tempo della diffusione delle pratiche artistiche postumaniste, tipo i raduni della Fura o dei Mutoidi, si era poi sviluppata una nuova modalità di fruizione delle bevande; da cui gli smart drinks per migliorare le prestazioni traggono le radici del successo culturale e rappresentavano – tramontato il progetto psichedelico, anche se si sta andando verso una sua lenta accettazione in medicina – di tutto l’impianto culturale una svolta commerciale analcolica di notevole successo durante la seconda summer of love: uomo-natura-tecnologia (Madchester, quella degli Stone Roses, per inquadrare il discorso…..prima si dà sempre un occhio alla scena di Manchester……Pogba, Lukaku, Sanchez, Darmian, McTomynai, Hojlund, Amorim, De Bruyne … ma questo è un altro discorso, e chiaro, ognuno può dire quello che vuole, ma il Manchester United, secondo Forbes, anno 2026, è la terza squadra più ricca al mondo, quarta nel Football Benchmark 2026, e nella Deloitte Money League, pubblicata ogni anno a frbbraio coi dati della stagione precedented, occupa stabilmente uno dei primi cinque posti dal 2005, e scivola quest’anno all’8vo posto, con la prima italiana, la Juventus, circa al 13mo posto nello studio di Forbes, vabbeh, passiamo oltre, e comunque questa è l’inequivocabile direzione dello sport contemporaneo: una gara di soldi).

Un compendio comunque di quanto accennato fin qui sul postumanesimo potrebbe essere stato offerto dalla mostra: Posthuman –  When  technology embeds society, organizzata da Logotel dal 4 al 9 Aprile 2017 in occasione della Milano Design Week 2017 al Ventura Lambrate District di cui Mobile Robotic Fabrication Eco-System di Maria Yablonina rappresentava il discorso fondamentale. Nelle loro stesse parole, “attraverso la mostra            “Posthuman – When technology embeds      society”, Logotel            intende raccontare ed esplorare la     trasformazione dell’essere      umano e l’implementazione   del       suo      corpo            biologico         a partire dalle  sue      attività quotidiane e            degli equilibri  destinati          a cambiare nella società”.

E ancora: “un  progetto          che      indaga sul       rapporto            sempre            più simbiotico  tra        uomo   e tecnologia    in            una      società che     sta velocemente inglobando, o            reagendo,       ai cambiamenti           dettati  dai       nuovi            scenari, e che Logotel            organizza        nei propri            spazi   di         Via       Ventura per     il sesto anno            consecutivo    in occasione    della Milano Design Week”.

Lo stesso Castello di Rivoli, infine, in collaborazione con Gallerie D’Italia Torino, ha ripreso il discorso sul Postumanesimo, a cura di Marianna Vecellio, all’interno del suo , ,programma di eventi di approfondimento 2022/2023 Launch Talks Parlare D’Arte, nel 2022, ripercorrendo le tappe della storica mostra del 1992: Post Human.

Dall’agticoltura in avanti, le tecnologie hanno da sempre cambiato l’uomo e l’umanità, imponendo definizioni sempre nuove: Neanderthal, Sapiens, Età del Bronzo, del Ferro…l’alfabeto, i numeri…La guerra dei robot è già una realtà, con l’esercito dei robot, non è più un cartone animato; ma nel superamento dell’antropocentrismo verso la transizione uomo-natura-tecnologia, manca oggi un discorso sul valore attribuito ai soldi nella determinazione e nel calcolo della statura valoriale dell’uomo nuovo, sia esso postumano, transumano, metaumano o altro che sia. Che valore hanno i soldi, che oggi sono alla base di tutto, in queste nuove filosofie contenporanee? La società è la stessa anche per questa nuova umanità, o questa nuova umanità cambierà la società stessa? I poveri che fine fanno in queste nuove fasi della filosofia contemporanea? Una squadra di calcio che non è nella classifica Forbes o nella Deloitte Money League, è ancora una squadra di calcio? L’Ajax (Amsterdam) per esempio è costantemente in fondo a questo tipo di classifiche. E allora? Cosa vogliono dire esattamente queste classifiche? Dove ci porteranno questi ragionamenti? Cosa ci dicono del’uomo contemporaneo? La sfida è questa: riusciranno queste nuove filosofie tipo il postumanesimo che già supportano paradigmi di aggregazione di comunità alternativi, a imporsi a livello di massa o resteranno degli intellettualismi fruibili al più nell’ambito della sperimentazione artistica contemporanea come il post rock o il modernismo, di cui il futurismo è una subcultura?

Foto: The O-Kee-Pa self-torture religious ceremony of the Mandan tribe, from a painting of c.1835; George Catlin, (July 26, 1796 – December 23, 1872) · American · Romanticism. © 2026 George Catlin. Editorial reference site. Images are in the public domain.

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