Alla Paris Fashion Week Dior rende omaggio a Mathilde Favier, scomparsa tragicamente ad agosto. Una dedica che va oltre la moda e che, per chi l’ha conosciuta personalmente, assume un significato ancora più profondo.
Parigi, in questi giorni, torna a essere il centro del mondo della moda. La Fashion Week accende ancora una volta i suoi riflettori sulle grandi Maison, sulle nuove collezioni, sui designer e sulle personalità che fanno della capitale francese il cuore pulsante della creatività internazionale. Ma quest’anno, per Dior, c’è un’assenza che si avverte più di ogni altra. La sfilata della Maison è stata dedicata a Mathilde Favier, storica direttrice delle relazioni pubbliche di Dior Couture, scomparsa lo scorso 17 agosto, a soli 57 anni, in un tragico incidente stradale nel quale ha perso la vita anche il suo compagno, il produttore cinematografico Nicolas Altmayer. Una dedica particolarmente significativa in una città che Mathilde amava profondamente e che aveva raccontato anche attraverso il suo libro Mathilde à Paris, pubblicato nel 2024.
Mathilde, molto più di una professionista della moda
Parlare di Mathilde Favier soltanto come della potente responsabile delle pubbliche relazioni di Dior sarebbe riduttivo. Nel corso della sua carriera aveva attraversato alcuni dei luoghi più importanti della moda internazionale: dagli inizi legati a Chanel, dove da giovanissima ebbe modo di conoscere da vicino quel mondo attraverso lo zio Gilles Dufour, fino all’esperienza nella comunicazione di Prada e Miu Miu, per arrivare nel 2014 alla direzione delle relazioni pubbliche e delle celebrity relations di Dior. Era una figura capace di mettere in relazione mondi diversi: la moda, il cinema, l’arte, la cultura e naturalmente Parigi. Il suo lavoro non consisteva semplicemente nell’organizzare eventi o nel gestire i rapporti con le celebrities. Mathilde aveva costruito nel tempo una rete umana fatta di relazioni, amicizie e complicità. Il suo nome era legato a quello di alcune delle più importanti personalità internazionali che gravitavano intorno a Dior. Ma chi l’ha conosciuta ricorda soprattutto una donna solare, generosa, ironica, curiosa e profondamente innamorata della vita. Un ricordo che per me è anche personale. Io Mathilde l’ho conosciuta personalmente anni fa. Ed è proprio questo che rende oggi la sua presenza — o meglio, la sua assenza — ancora più difficile da raccontare con le sole parole della cronaca. Quando una persona che hai incontrato, con la quale hai condiviso momenti, conversazioni o semplicemente un tratto della tua vita, diventa improvvisamente una notizia, accade qualcosa di strano: il personaggio pubblico scompare e rimane la persona. Rimane il ricordo di Mathilde. Al di là del ruolo prestigioso che ricopriva, al di là di Dior, delle celebrities, delle sfilate e dei grandi eventi internazionali, io preferisco ricordarla proprio così: come una persona che ho avuto la fortuna di conoscere. E forse è questo il senso più autentico di un omaggio. Non celebrare soltanto ciò che una persona ha rappresentato professionalmente, ma ricordare ciò che ha lasciato negli altri.

Dior e la leggerezza come forma di memoria
La sfilata Dior di questa Paris Fashion Week, firmata dal direttore creativo Jonathan Anderson, ha sviluppato il tema della leggerezza attraverso materiali impalpabili, trasparenze, pizzi, volumi e silhouette sospese, in un’atmosfera quasi eterea. La passerella stessa è stata concepita sull’acqua. È difficile non leggere, in questo contesto, una dimensione simbolica. Jonathan Anderson ha ricordato Mathilde come una persona capace di portare calore ed energia, associandola profondamente all’eleganza e allo spirito della Couture. Anche Delphine Arnault ha parlato pubblicamente della perdita di una professionista eccezionale e, soprattutto, di un’amica. Sono parole che aiutano a capire quanto il suo ruolo fosse andato oltre quello professionale. Parigi adesso è senza Mathilde. Mathilde Favier aveva un rapporto speciale con Parigi. Non soltanto la Parigi delle Maison, delle passerelle e degli appuntamenti mondani, ma quella fatta di luoghi, ristoranti, cultura, arte, piccoli rituali e persone. Era una Parigi vissuta e raccontata con lo sguardo di chi la conosce intimamente. La sua scomparsa ha quindi lasciato un vuoto che non riguarda soltanto Dior. Lo testimoniano i numerosi messaggi arrivati dal mondo della moda, del cinema e della cultura e la grande partecipazione alle sue esequie, celebrate a Parigi alla fine di agosto. E ora, durante la Fashion Week, quel vuoto torna inevitabilmente a farsi sentire. Ci sono persone che appartengono a un ambiente professionale e persone che, con il tempo, diventano parte della memoria di quell’ambiente. Mathilde apparteneva alla seconda categoria. La sua storia professionale racconta una donna che ha contribuito per anni a costruire l’immagine di una delle più importanti Maison francesi. Ma il ricordo di chi l’ha conosciuta personalmente racconta qualcosa di diverso e, forse, di ancora più importante. Racconta una persona. Per questo l’omaggio di Dior assume oggi un significato particolare. In mezzo alle luci della Fashion Week, alla spettacolarità delle collezioni e al continuo susseguirsi di immagini, la Maison ha scelto di fermarsi per un momento. Per ricordare. E forse anche per dire che la vera eleganza non è soltanto quella che si vede in passerella. È quella che rimane nelle persone dopo che le luci si sono spente.
Mathilde Favier non è più a Parigi. Ma, in qualche modo, Parigi continua a parlare di lei. E per chi, come me, ha avuto la fortuna di conoscerla personalmente, questo omaggio di Dior non è soltanto una notizia della Fashion Week. È un ricordo che diventa pubblico. Un modo delicato per dire ancora una volta: ciao, Mathilde.
Filly di Somma



