Sei anni dopo la pubblicazione di Burro – I Grandi Successi Vol. I, i Vendrame tornano al loro disco d’esordio con una nuova versione rimasterizzata. Un ritorno che, coerentemente con la natura della band, non è soltanto un’operazione di recupero: arriva dopo Barz8 – I Grandi Successi Vol. II e diventa l’ennesima occasione per giocare con le regole dell’industria musicale, con l’ironia e soprattutto con quel “malcomplesso” che da sempre definisce il loro modo di stare dentro le canzoni.
Tra generi che si accavallano, trovate surreali e un’ironia che non viene mai spiegata, Burro conserva ancora oggi quella capacità di lasciare l’ascoltatore sospeso tra una risata e una certa perplessità. Abbiamo parlato con Riccardo Di Virgilio Mambella di cosa significa riascoltare quel disco a distanza di anni, degli errori che diventano parte del processo creativo, del rapporto tra assurdità e ricerca musicale e del senso di ripubblicare oggi un album del 2020.
1. “Burro” è nato nel 2020, ma oggi torna in una versione rimasterizzata. Riascoltandolo a distanza di anni, c’è qualcosa nel disco che vi sembra più assurdo oggi di quanto vi sembrasse quando lo avete registrato?
Di assurdo sicuramente da rifare la pernacchia del Dottor Palmito presente sul brano “La Cacca Sociale”, che pretese di essere registrata con un Neumann U47 degli anni ’50, recuperato dagli studi RAI, che rese però la performance troppo naif, troppo maliziosa. Inoltre, come si evince già nel secondo progetto, “Barz8 – I Grandi Successi Vol. II”, uscito a gennaio di quest’anno, probabilmente spingerei più su un’ironia visibile, più tangibile… ma il confine della banalità è sottilissimo.
2. Nei vostri brani l’ironia spesso arriva senza essere annunciata: non c’è una vera “battuta”, semplicemente succede qualcosa di assurdo e sta all’ascoltatore decidere se ridere o rimanere perplesso. È un meccanismo che costruite consapevolmente o vi viene naturale scrivere così?
Per noi Vendrame più che naturale è un’esigenza espressiva. Rimanere sempre in bilico tra la perplessità, tra il genio (di chi poi?) e l’idiozia rafforza quella sottotraccia di malessere che non sappiamo che raccontare con questa mal-ironia.
3. “Burro – I Grandi Successi Vol. I” sembra quasi il titolo di un disco celebrativo, ma si tratta invece del vostro esordio. Quanto vi divertiva già allora giocare con l’idea di presentarvi attraverso qualcosa che sembra appartenere a un’altra storia?
Oltre ogni immaginazione direi, fa parte del nostro modo di esprimere il “malcomplesso”, questa strana sindrome comune del tarpare le ali o idolatrare falsi miti.
4. Nel disco convivono rock, punk, reggae, cantautorato e momenti più difficili da incasellare. Quando scrivete, partite mai da un’idea precisa di suono oppure lasciate che ogni pezzo trovi da solo la propria direzione?
Questo pretestuoso polpettone di generi deriva dalle tante influenze musicali che hanno i vari componenti che si sono susseguiti sul disco “Burro”. Una sorta di meridiana che parte da Raul Casadei e arriva ai Dream Theater, per fare un esempio. Ogni brano è studiato in maniera ossessiva, una forzatura concettuale e tecnica di esigenze e dunque generi che si susseguono in questo appunto… polpettone. Va assaggiato.
5. Dopo tutti questi anni, avete accumulato sicuramente abbastanza materiale per un ipotetico “Vol. II”. Cosa dovrebbe avere una canzone nuova dei Vendrame per farvi pensare: questa può stare davvero accanto a “Burro”?
In realtà a gennaio è uscito “Barz8 – I Grandi Successi Vol. II” per continuare la diffusione del malcomplesso. Questo remastering è in realtà un’ennesima opera concettuale Vendrame… una vendramata.
“Burro” è un buon lavoro, che ci rappresenta come Vendrame. Ha i suoi errori di gioventù che sono stati utili allo sviluppo del secondo album, tanto che ci ha portato a “rimasterizzarlo meglio”, visto l’indecente lavoro tecnico fatto all’epoca, proprio per avvalorare il progetto “Burro” e di conseguenza il secondo album “Barz8”.
Ma quella di ripubblicare il primo album del 2020 è anche una supercazzola in pieno stile Vendrame, viste le avvilenti dinamiche attuali dell’industria discografica moderna, che non prende in considerazione nulla che sia già uscito e pubblicato. Pensate che il nostro secondo album, a un mese dalla sua uscita, fu definito già vecchio, ma non perché lo fosse il suono o i contenuti, ma semplicemente perché già uscito. Ecco allora l’idea di ripubblicare un remastering del nostro primo album per avere l’attenzione degli addetti ai lavori. Anche questa è un’opera Vendrame di disagio e malcomplesso, che torna costantemente nei nostri brani.

