Alina, quando la fotografia diventa un modo per raccontarsi

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A volte una fotografia riesce a raccontare molto più di quanto possano fare le parole. È proprio nelle immagini che Alina ha trovato il suo modo più autentico di esprimersi, mettendo insieme creatività, personalità e voglia di sperimentare. Beauty advisor ed estetista, bionda, dagli occhi azzurri, tatuata e con una forte presenza scenica, ha iniziato a posare a vent’anni. Da allora, una ventina di set le hanno permesso di scoprire e mostrare ogni volta una parte diversa di sé. Per Alina, però, la fotografia non è mai stata soltanto una questione di estetica: è un modo per uscire dalla propria comfort zone, mettersi in gioco e cercare nuove forme per raccontare ciò che porta dentro. Anche nei luoghi più insoliti, come un ex manicomio abbandonato, la sua ricerca è quella di trovare qualcosa di bello dove apparentemente non c’è. Perché, in fondo, la sua idea di creatività è semplice: essere sempre se stessa, anche quando significa andare controcorrente.

Quando hai iniziato a fare la fotomodella e perché?

Ho iniziato a fare foto a vent’anni. È nato come un modo per esprimere me stessa e la mia creatività. Attraverso le fotografie riesco a raccontare parti della mia personalità che magari a parole faccio più fatica a spiegare. Un’immagine può dire tante cose e ognuno può leggerla in maniera diversa: proprio per questo mi piace cercare di trasmettere quello che ho dentro, lasciando però anche spazio all’interpretazione di chi guarda.

Che cosa vuoi trasmettere attraverso le tue fotografie?

C’è sempre un messaggio. Nell’ultimo set, per esempio, abbiamo scattato a Mombello, in un ex manicomio abbandonato. Era un luogo brutto, abbandonato e per certi versi anche pauroso, ma l’idea era proprio quella di stupire: dimostrare che anche in un posto del genere si può trovare qualcosa di bello. L’arte riesce a sorprendere e può andare oltre gli stereotipi.

Quanto ti ha dato la fotografia a livello personale?

Tantissimo, anche in termini di autostima. Ricevere complimenti e leggere commenti positivi fa piacere, e sarebbe da bugiardi dire il contrario. La fotografia mi ha fatto sicuramente bene sotto questo aspetto. Ma non è questo il motivo per cui continuo a farla. Per me resta soprattutto un mezzo per esprimere me stessa e per mettermi continuamente in gioco.

La fotografia ti ha aiutata a uscire dalla tua comfort zone?

Sì, assolutamente. È stata un’occasione per mettermi alla prova e scoprire che posso essere e apparire in tanti modi diversi. Questa possibilità mi piace molto, perché in fondo è qualcosa che mi caratterizza da sempre: non sentirmi obbligata a essere una persona sola, ma poter esprimere sfumature diverse di me.

Hai alle spalle circa venti set. Cosa hai imparato da questo percorso?

Ho imparato soprattutto a conoscermi meglio. Ogni set è diverso e ogni volta c’è qualcosa di nuovo da sperimentare. Mi piace l’idea di non fermarmi a quello che già conosco, ma di provare situazioni, personaggi e modi diversi di interpretare una fotografia.

I tuoi tatuaggi sono un altro elemento molto importante della tua immagine. Che rapporto hai con loro?

I tatuaggi sono parte di me. Sono la mia vita e, in qualche modo, una mappa di quello che ho fatto in questi anni. Ne ho dieci e raccontano momenti, esperienze e pezzi del mio percorso. Non li considero semplicemente qualcosa che ho sul corpo: fanno parte della persona che sono diventata.

E anche professionalmente stai continuando a sperimentare.

Sì. Sono beauty advisor ed estetista, ma sto studiando anche per diventare piercer e sto lavorando per ottenere un certificato come make up artist. Mi piace imparare e aggiungere competenze nuove, soprattutto in ambiti che sento vicini alla mia creatività e al mio modo di esprimermi.

Hai origini metà russe e metà ucraine. Quanto hanno influito sulla persona che sei?

Credo che a caratterizzarmi e a distinguermi sia soprattutto il mio modo di pensare e di agire. Mi piace cercare una risposta anche quando magari una risposta non c’è, oppure dare una risposta fuori dal comune, lontana dai luoghi comuni. Non lo faccio per stupire gli altri: semplicemente sono fatta così. Mi piace essere così, è il mio modo di essere.

Ti capita di ripensare alle tue scelte?

Certo. Magari il giorno dopo posso guardare una scelta fatta e pensarci diversamente. Ma quando prendo una decisione, che sia personale, professionale o artistica, la prendo perché in quel momento mi rende felice. Per me questo è importante.

Che cosa non deve mai mancare nel tuo percorso?

La felicità e la possibilità di essere sempre me stessa. E poi la creatività. Voglio continuare a esprimermi, a sperimentare e a trasmettere quello che ho dentro. Se dovessi rinunciare a questo, non sarei più io.

Manuele Pereira

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