PSYCHIATRIC theatre – acrobatic – cabaret

Data:

Dal 10 novembre al 12 dicembre 2016 al Piazzale Lodi, Milano

Come scrittrice di recensioni e spettatrice, nonché facente parte del folle mondo degli Artisti, da parecchio tempo, mi sono un po’ stufata di vedere:

1)Spettacoli carini ben confezionati fatti per i borghesi e i benpensanti che credono ancora che andare a teatro sia snob e chic, “vuoi mettere il teatro invece del cinema?” “divina!”, “mostro sacro”, “vedere gli attori dal vero! Che emozione!”.
2)Spettacoli falsamente rivoluzionari/sperimentali, noiosi e senza capo né coda, fatti per una élite di falsi intellettuali e rivoluzionari che non hanno ancora superato certe fasi, certe epoche storiche.
3)Spettacoli dove ci sono sempre i soliti noti, i “nomi”, i “divi”, le cricche che si accaparrano i teatri più famosi, i figli di… le amiche di… i politici del…
4) Spettacoli che sfruttano i temi sociali per avere sovvenzioni e audience e recensioni dalla stampa che “conta”.
5)Spettacoli che “era meglio stare a casa a guardarsi i Simpson”.
6)Spettacoli che usano i classici, li stravolgono, li mettono al servizio del regista che ovviamente metterà il suo nome prima dell’Autore cui deve non poco.

L’alternativa, molto più sana, è andare a vedere il folle mondo del Psychiatric Circus! Uno spettacolo che non appartiene a nessuna di queste sei “pessime” categorie.

Un gruppo affiatatissimo di attori, acrobati, cabarettisti diretti da Loredana Bellucci e Mario Medini porta in scena, con estremo coraggio, la FOLLIA.

daria_d-_corriere_dello_spettacoloLo spettacolo inizia già nel “foyer” del circo, dove i pazzi si aggirano tra gli spettatori, devo dire ho visto facce spaventate, incredule, sbiancarsi man mano che entravano, gente che si chiedeva “Dove sono? Dove mi hai portato?” “Ma questa è una gabbia di matti” (certo cretino!), coppie che si stringevano per affrontare il pazzo che voleva aggredirle, il maniaco sessuale che si toccava i genitali continuamente, la bambina esorcista, la suora maliziosa e puttana.
Siamo nel manicomio cattolico Bergen, diretto da un prete, il dottor Josef, che ci ricorda un nazista del lager con i suoi illeciti esperimenti e le cui aiutanti sono suore, e se una di loro farà uno spogliarello totale, molto sexy, ovvio, vi lascio immaginare dove siamo capitati. Ogni matto sta dentro una gabbia, urlando, pregando, maledicendo e poi da lì uscirà per invadere la pista di questo circo/manicomio.
E’ un inizio molto forte vederli dietro le sbarre, con le camicie di forza, le occhiaie, i tic, i pigiami a righe, le facce smorte, potremmo dire che ci aiutano a entrare nello spettacolo già preparati, invece col cavolo! Dentro ci aspetta il peggio. Ci aspetta un circo horror.
La suora ci conduce per mano e ci fa sedere, suadente, sorridente, assassina.

Ricordi di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, “American Horror Story”, “Frankenstein”, “Rocky Horror Picture Show” ci passano per la testa, ma poi svaniscono e vediamo invece uno spettacolo originale, immaginifico, surreale, gotico, PAUROSO, sempre concentrato sulla vera essenza della follia, che è grandezza, diversità, rottura, forza dirompente.

Sulla pista ci sono lettini di ferro rovesciati, croci, carrozzelle, sullo sfondo un muro dalle cui finestre sbarrate ci guardano i pazzi, è tutto fantastico, bello nella sua dolorosa rappresentazione e soprattutto è blasfemo. Eppure c’è della verità nelle parole del dottore che dialoga con il pubblico e che elegantemente gli sbatte addosso le sue paure, a volte paure insignificanti, altre, paure vere. E’ così dannatamente tutto vero. Noi viviamo nella paura di perdere il lavoro, la casa, il portafoglio, la macchina, la penna, l’ombrello.
Paure borghesi, quelle che non hanno i pazzi. Loro sono liberi.

Parte dolcemente, eroticamente, la scena del dottore che pettina la ragazzina bionda, le mette il rossetto, una Lolita in manicomio, poi la libera dalla sua sedia e tra una carezza e l’altra, arriva a farle violenza. E allora lei, dentro una vasca, si taglia le vene, con una danza mortale e sensuale. Toccante, straziante.
Tutti i personaggi sono ben caratterizzati, gli infermieri, il guardiano, il clown spaventoso con quella maschera da Arancia meccanica, il ragazzino che si crede Romeo e che vaga alla ricerca perpetua della sua Giulietta, la bambina scheletrica, ognuno è diverso nella sua follia e la porta avanti come fosse la normalità.

La scena dell’esorcismo, la suora appesa per i piedi con la croce in mano, sono simboli di una religiosità malata e isterica, che ancora serpeggia nella nostra società.
E allora ci chiediamo se i pazzi non siano da considerarsi l’essenza innocente della vita, la fase primordiale, libera, quella che l’educazione, le credenze religiose, i dogmi, l’ordine costituito, il perbenismo hanno rovinato.
Lo spettacolo, per la bravura degli attori, la forza della drammaturgia, la regia, la scenografia, una colonna musicale che va dal rock all’opera, al pop, ci lascia scossi ma positivamente, abbiamo parteggiato per quel gruppo di folli, li abbiamo amati, applauditi. Perché erano “veri”, coraggiosi, appassionati, perché non appartenevano a nessun establishment… né terreno né divino.
Liberi, erano liberi.
E bravi.

Recensione folle, lo so. Ma libera.
Perdonateci…

I PERSONAGGI PRINCIPALI di PSYCHIATRIC

Il dottor Josef – Il tempo si è fermato all’interno del manicomio cattolico diretto dal dottor Josef, un vecchio prete specializzato in psichiatria, noto per la sua ribellione alla medicina classica ed emarginato per i suoi metodi considerati troppo innovativi.

Il pagliaccio – Aveva 18 anni quando è entrato in manicomio, e da allora ha sempre indossato una maschera da clown, senza toglierla davanti a nessuno. Dietro quella maschera si nasconde una terribile verità, che ha a che fare con un innocente gioco di bambino.

La suora – Il manicomio di Bergen è gestito al dottor Josef con il prezioso aiuto delle suore, assistenti zelanti che si occupano di ogni cosa e che svolgono ogni tipo di mansione, dalla più umile alla più terrificante, disposte a tutto pur di compiacere il loro direttore. E quando si dice tutto si intende proprio tutto.

ALBERTO
L’amore che porta alla follia esiste e prende il nome di Giulietta.
Donna immaginifica che conduce all’ossessione e trasforma il carattere in schizofrenia.
Costantemente alla ricerca della sua anima gemella, Alberto è affetto da un bipolarismo marcato,
a volte dolce altre terribilmente cinico.

AURA
Rinchiusa nel manicomio di Bergen in età puerile. Cresce sotto gli occhi indiscreti del Dottor Josef che, senza scrupoli, approfitta della sua dolcezza ed innocenza celati dai lunghi capelli biondi.
I muri, le pareti delle stanze, le grate alle finestre, chiudono tragici misteri sessuali e delittuosi. Avvelenano una coscienza al suo nascere e la preparano ad una sorte colpevole, soffocando sogni, desideri ed un’utopica ricerca di ali per la libertà.

DONALD
Un malato dall’animo affabile che, non riuscendo ad esprimersi tramite le parole, trova nel gioco il suo unico mezzo di comunicazione. La felicità non ha forme, né confini, né colori, può essere racchiusa negli occhi di una bambola o nella sfericità di una pallina. Questo accade a Donald, spirito ludico, capace di racchiudere in sé la predisposizione insita nell’essere umano di rimanere eternamente fanciulli.

JASON
Il guardiano dall’aspetto severo e spietato. Tiene a bada i pazienti di Bergen tramite una massiccia catena sempre pronta a punire i disobbedienti. Facilmente irascibile incute timore ad ogni suo passo, ma dietro alla maschera tetra e spaventosa, giace assopito un punto debole …

TITTO, NORBERT, DANIEL
Chi sono i malati? Chi sono i sani? Quale linea sottile separa la ragione dalla follia?
E’ questo il caso del paziente Titto e dei suoi personali infermieri Norbert e Daniel, sempre in bilico tra razionalità e follia.
Perché da vicino, nessuno è normale.

OLGHER
Il più violento tra i malati, è costretto all’immobilità da una robusta camicia di forza. I suoi occhi spiritati denotano un passato burrascoso che ora si confonde ad un presente allucinante.
Nel silenzio della sua cella non disturbatelo, poiché fatale potrebbe essere ogni vostro movimento sbagliato.

SUOR GRAZIELLA
E’ la madre superiora del manicomio di Bergen. Fedele e devota assistente del Dott. Josef, segue con dedizione ogni singolo paziente. La sua voce flebile, però, sembra rivelare una nostalgia per una vita troppo incline ad aiutare il prossimo e poco se stessa. Riuscirà a dare sfogo alla sua malinconia recondita?

Daria D.

Produzione e Regia– Loredana Bellucci e Mario Medini
Coreografia – Jennifer Medini
Attori principali
Dottor Josef – Gianni Risola
Clown matto – Daniel Capitanescu, Alberto Gamberini
Suora Direttrice – Graziella Galan Bueno
Infermiere – Sandy Medini, Daniela Aparaschivei
Altri attori
Adrian Lepadatu
Narcisa Mitran
Razvan Popescu
Puiu MIhaela
Acrobati
Tea Aurora
Norbert e Daniele Otrocoksi
CSURKE TIBOR
Olger Cenci
Donald Niemen
Niemen Jarold
Martina Cory

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