“Un mari à la porte” e “Cavalleria rusticana”: si ride e si piange al Maggio

Data:

Teatro del Maggio Fiorentino, Opera di Firenze. Dal 12 al 21 febbraio 2019. Vista la seconda replica del 14 febbraio

La scelta di mettere insieme due lavori così diversi: “Un mari à la porte” e “Cavalleria rusticana”, si è rivelata invero riuscita, il pubblico ha così potuto nel primo tempo deliziarsi con l’operetta di Offenbach, nel secondo partecipare alla struggente storia d’amore dell’opera di Mascagni.
“Un mari à la porte” è sicuramente meno conosciuto rispetto al melodramma italiano, varrà dunque la pena spendere qualche parola sulla breve trama dal sapore fiabesco. Il protagonista è Florestan Ducroquet, che cadendo dentro un caminetto si ritrova in un boudoir dove ci sono due donne: Suzanne e Rosita. La prima deve sposarsi con Henri Martel, il quale sarà tenuto fuori dalla porta della stanza: un po’ perché Ducroquet non venga scoperto, un po’ perché Suzanne vuole valutare se lui sia realmente geloso di lei. Dopo una serie di situazioni comiche, la vicenda si risolve con l’infatuazione nata tra Florestan e Rosita e con il lieto quartetto finale.
La scenografa Federica Parolini crea una sgargiante, elettrica e variopinta scena liberty, accompagnata dai colorati e caricati costumi di Agnese Rabatti. Nel complesso si dà vita a una dimensione da cartoon, dove i personaggi, parruccati e truccati in modo carnevalesco, risultano fortemente stereotipati, fattore che non disdice assolutamente nelle operette di Offenbach.


Interpretando Ducroquet, Matteo Mezzaro dà prova delle sue ottime capacità tenorili e soprattutto, cosa di primo piano in un’operetta, di quelle attoriali, in questo accompagnato in modo appropriato dalle altre voci, vale a dire la Suzanne Marina Ogii (che ritroveremo anche in “Cavalleria rusticana”) e la Rosita Francesca Benitez. Avendola ascoltata in entrambi i lavori, si è potuta notare la dinamicità della voce della Ogii, una mezzosoprano che in “Un mari à la porte” abbiamo apprezzato anche nel timbro di soprano leggero, brava a calarsi nel ruolo di una giovanetta viziata, divertente e puerile. Ottima la prova della soprano Francesca Benitez, che ci lascia assaporare la sua voce tonda e netta, nonché le sue attitudini istrioniche. Sul palco anche il povero “marito alla porta” Patrizio La Placa, costretto a cantare in solitario, non potendo entrare all’interno della stanza. Il suo timbro baritonale s’inserisce bene nel complesso e anche lui partecipa alla riuscita del dramma, diretto da Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi.
Stessi registi, stessa costumista e stessa scenografa per “Cavalleria rusticana”, che dopo il clima gioviale di Offenbach ci porta verso sentimenti crudi e ieratici, che prendono atto nel paese siciliano di Vizzini.
La scena è contraddistinta da una serie di grandi strutture sullo sfondo, che simulano edifici costruiti in legno e pietra serena, tra queste vi è l’interno di una chiesa con una grande croce che splende nella luminosità. Al centro vi è una piazza con una scalinata circolare; a destra una vasca, che in occasione delle feste di Pasqua si fa simbolo della Resurrezione di Gesù.
La vicenda è quella dell’amore tra Lola e Turiddu, che finirà in tragedia: Lola è infatti sposata a Compar Alfio, che saprà da Santuzza (la donna che Turiddu dovrebbe sposare, benché non la ami) che gli altri due hanno una storia segreta. Questo porterà al duello finale e alla morte di Turiddu.
Il re della serata è il tenore Angelo Villari, che nei panni di Turiddu è impeccabile, rendendo pienamente credibile un personaggio non semplice da interpretare, passionale, vulcanico, reso cieco da un amore che egli può vivere solo per metà; allo stesso tempo è dolce e sensibile, caratteristiche che mostra nel rapporto con la madre Lucia (Elena Zilio). Villari si muove bene tra questi due lati, dove si fa palese la sua calda e ardente voce. Ottima prova anche del baritono Devid Cecconi nel ruolo di Compar Alfio. Solenne la sua entrata con “Il cavallo scalpita”, in cui mostra il saldo temperamento, nonché il suo canto vigoroso, fattori che riecheggiano l’entrata di un altro celebre personaggio operistico: il toreador Escamillo.

Da plauso la prova di Elena Zilio, nata mezzosoprano, ma che oggi ci delizia in ruoli da contralto. La voce naturalmente non è più quella di una volta, ma la sua presenza in scena si fa sentire e la sua Lucia è credibile, specialmente nella scena finale, quando sa che il figlio sta andando a morire, anche se non vuole ammetterglielo.

La soprano Alexia Voulgaridou nel ruolo di Santuzza ci mostra un ottimo valore canoro. Il suo canto è lirico, drammatico ed emotivo, adatto a un personaggio melanconico come quello in questione. Unica piccola pecca è che la dizione non è perfetta: non è abbastanza comunque da rovinare la sua prova. Marina Ogii è Lola, appare poco, ma quando è presente fa da padrone il suo timbro naturale, quello da mezzosoprano e non un timbro qualunque, ma particolarmente profondo, tanto che sarà interessante ascoltarla in altri ruoli. Il suo passaggio trasformistico da Suzanne a Lola è stato veramente sorprendente e questo avvalora la sua prova, fatta sia di comicità che di tragicità.
Altro elemento da non dimenticare è il coro – tra il quale s’insinuano suggestive maschere diaboliche, annunciatrici del peggio -, che come al solito con Lorenzo Fratini alla direzione ha fatto emozionare ed entusiasmare il pubblico del Maggio, come del resto l’organico orchestrale, che guidato da Valerio Galli è stato in grado prima di farci immergere in un clima divertente e fiabesco (contraddistinto da un tema di Offenbach forgiato sul ritmo di valzer), poi in quello insidioso e tormentato di Mascagni, trovando il suo apice nel celebre “Intermezzo”, il quale seppur ascoltato numerose volte ci lascia sempre quel sapore romantico, originale e fresco.
In conclusione, si è riso e si è pianto. Un plauso va ai registi Luigi Di Gangi e Ugo Giacomazzi, che in un’unica serata sono riusciti a collimare commedia e tragedia, operetta e opera, come a muoversi a loro agio sia all’interno di un fiabesco boudoir sia in un paese siciliano dove è nell’aria una malaugurata fine.

Stefano Duranti Poccetti

Dittico
Cavalleria rusticana
Opera in un unico atto
Musica di Pietro Mascagni
Libretto di Giovanni Targioni-Tozzetti e Guido Menasci
Prima rappresentazione: 17 maggio 1890 al Teatro Costanzi, RomaArtisti
Maestro concertatore e direttore
Valerio Galli
Regia
Luigi Di Gangi/Ugo Giacomazzi
Scene
Federica Parolini
Costumi
Agnese Rabatti
Luci
Luigi Biondi
Interpreti:
Santuzza
Alexia Voulgaridou
Lola
Marina Ogii
Turiddu
Angelo Villari
Compar Alfio
Devid Cecconi
Mamma Lucia
Elena Zilio
Orchestra e Coro del Maggio Musicale Fiorentino
Maestro del Coro Lorenzo Fratini
Un mari à la porte
Operetta in un atto
Musica di Jacques Offenbach
Libretto di Alfred Delacour e Léon Morand
Prima rappresentazione: 22 giugno 1859 al Théâtre des Bouffes Parisiens, Parigi
Interpreti:
Henri Martel
Patrizio La Placa
Florestan Ducroquet
Matteo Mezzaro
Suzanne
Marina Ogii
Rosita
Francesca Benitez
Orchestra del Maggio Musicale Fiorentino

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