L’ artista nel pallone…

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Pensate che l’ artista sia solo o sistematicamente un pittore o uno scultore oppure ritenete che un’opera d’arte possa esistere, celarsi o manifestarsi anche nelle movenze di uno sportivo?
Un calciatore, ad esempio…

Se c’è una immagine romantica che ammanta l’idea dell’artista, è quella che lo rappresenta come un anarchico sregolato, ideatore di slanci e prodezze, di miracoli umani e protagonista di rovinose cadute; di mattatore di sé stesso facendo, spesso, ammattire chi incrocia la sua strada, involontario schiavo della sua personalità – quando è artista vero – esempio inimitabile per le sue opere nonché prototipo, altresì, di ciò che non conviene essere per ogni altro essere umano che pur non riesce a fare a meno di incuriosirsi quando non di ammirarlo, forse di nascosto.

Ecco, nella storia del calcio, George Best detto “The genius”, come se già nel suo cognome non ci fosse tutto un destino, ha rappresentato tutto questo.

Best non giocava fuori dagli schemi.
Era lo schema.
Best non ragionava fuori dagli schemi.
Lo schema era lui anche nella vita.

La sua celebre frase “Ho speso metà dei miei soldi in donne, alcool e automobili.
Il resto l’ho sperperato”, è una frase onirica, ribelle per tutti fuorché per lui, identitaria di un uomo che aveva ben chiaro come voler vivere il suo tempo, rispettosa di sé stesso perché coerente con sé stesso, consapevole che in altro modo non sarebbe riuscito ad esistere , probabilmente influenzato da quegli anni, a cavallo tra i ’60 e i’ 70, anche se non escluderei che, nascendo oggi, la testa sarebbe la stessa.

Da uno che la pensava così non potevi che aspettarti giocate strapiene di dribbling, tunnel, gol irriverenti e gesta illuminanti.
Infatti, a soli 22 anni aveva già vinto campionati, Coppe dei Campioni e divenne il più giovane Pallone d’oro di sempre.
Fu una cometa abbagliante, il meglio lo diede tra i 17 e i 22 anni, poi una lunga eclissi calcistica con sempre meno alti e sempre più bassi. Nulla di cui meravigliarsi per uno che la vita da integerrimo sportivo proprio non era in grado di portarla avanti…
Una bottiglia di whisky e, spesso, più donne al giorno, portarono George a pagare carissime conseguenze.
Il mito, però, era nato e continua fulgido ad affascinare.

Nord irlandese, bello come un adone, talentuoso come Pelè, anarchico come un surrealista, maledetto come Baudelaire ma con la faccia d’angelo di un attore hollywoodiano, considerato il quinto dei Beetles e, addirittura, preferito a loro come idolo dagli inglesi dell’epoca, a George Best non rimaneva che diventare leggenda.

Chi ama il calcio non si stancherebbe mai di guardare i suoi filmati.
Chi del calcio se ne frega, vedendolo giocare capirà perché un artista può vestire i panni di uno sportivo.
In ogni caso, se ad incuriosire sono fragilità, istinto e sregolatezza, non si potrà che essere affascinati da George Best.
(ed a volergli bene…)

ROViRO’

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