Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

O core analfabeta

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Spesso e volentieri, quasi ogni pomeriggio, don Guglielmo se ne andava nella caffetteria all’angolo della strada che spunta sul Conservatorio. Lo chiamavano Professore, per via del suo mestiere, e pure Eccellenza, oltre che per la sua intelligenza anche per la sua eleganza, dentro a quel suo cappotto di panno d’Inverno e nelle sue camicie di seta alla Stagione. Se ne entrava nel locale, dove tutti i rumori della strada tacevano per far spazio al silenzio, e si beveva la sua tazzina di caffè chiudendo gli occhi per assaporarne fino in fondo il gusto.
«Come va, Professó?», chiedeva il figlio del proprietario che, ormai per il tempo e per l’abitudine di incontrarlo nella caffetteria del padre, aveva contratto amicizia con lui.
«Tutto bene, tutto bene. E a te?» «Eh, lacreme e suspiri, Professore», rispose quella volta il giovane. Don Guglielmo lo guardò mentre posava la tazzina sopra al tavolino.
«È sempre per la scrittrice?»
«Eh sì, voi la conoscete, è stata pure allieva vostra. E conoscete pure a me… ‘Na capa analfabeta.»
«Non è questione di studio Salvató, no! Il cuore di un uomo innamorato è sempre analfabeta. E le femmine questo lo sanno, ricordalo.»
Salvatore lo guardava con quella sua solita espressione incantata, il Professore teneva una parola giusta per tutto e per tutti, e pure per lui.
«Vuoi sapere io Angiolina mia come l’ho conosciuta?», riprese il Professore dopo che la tazzina fu completamente vuota.
«Eravamo ad una festa, una di quelle piccole festicciuole che si fanno in riva al mare per dire “Arrivederci!” all’Estate e “Avanti!” all’Autunno… Io già l’avevo vista tante volte quando ero studente, io ero un giovanotto e lei una signorina che lavorava alla tipografia; passando e spassando fuori a quell’uscio, più di una volta persi il coraggio d’entrarvi, e così caso volle che per comuni amicizie ci ritrovassimo su quella stessa spiaggia a quella medesima festa. Allora lì io presi il coraggio, e potetti apprendere come il giovane che la mattina passava accanto alla tipografia non era passato inosservato; puoi certamente comprendere il mio stato d’animo, Salvató, il mio scorno, a quella sua affermazione: fai che aveva capito che io là ci passavo sì per andare all’Università, ma che rallentavo il cammino vicino a quell’uscio proprio per vederla? Ecco, pure a me il cuore era analfabeta, ma quella sera tentai di rimediare. Mi offrii di riaccompagnarla a casa, e le sue compagne che si guardavano e sorridevano come per taciuti discorsi che solo loro parevano sentire e capire, mi fecero venire una domanda: “Ma se vede accussì assai che me piace Angiulina?” Eh sì, Salvatore mio, si vedeva così assai, perché, come ti dicevo prima, il cuore di un uomo innamorato è analfabeta, non te fa capì niente, ma la donna se ne accorge, lo capisce che tu stai tutto frastornato. E le amiche di Angiolina se ne erano accorte e pure lei. Iniziammo a vederci più spesso, l’aspettavo fuori l’esercizio per riaccompagnarla a casa, a volte pranzavamo insieme e parlavamo tanto, parlavamo di noi. Cose che a volte non si ricordano neanche, inezie Salvató, ma che a quel momento ti paiono fatate e preziose perché è grazie a loro se puoi far entrare nel cuore la voce della tua amata… Mi paiono ieri Salvatore mio, tutte queste cose di cui ti sto parlando», aggiunse con un tono di voce emozionato e con gli occhi lucidi di chi ha lo sguardo velato dai felici ricordi; e dopo una breve pausa sospirando riprese: «Ed ancora oggi Angiolina mia mi fa provare quelle emozioni: è mia moglie, eppure a volte pare che mi fa perdere il coraggio di prenderle la mano, di darle un bacio cuore a cuore, e me fa annegà ‘int’ ‘e suspiri.»
«Prufessó ma come, pure voi allora…»
«Sì, guagliò, il cuore mio è ancora analfabeta»
«E che si può fare?»
«Niente, non se pò fa niente, perché a tutte le età ‘sto cuore resta così; hai voglia a studiare, ma la testa studia, il cuore quand’è innamorato no; studi questo, studi quello, quell’altro e quell’altro ancora, ma più studi e più non ci capisci niente peggio di prima. Sienteme a me, non c’è niente da fare per un cuore innamorato che prendere il coraggio e dedicare alla tua amata tutto quel cuore.»
«Ma…»
«Fidati Salvatore: meglio un cuore analfabeta, perché quando sa, allora non è sincero.»

Roberta Attanasio

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