Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Johan Cruyff, un geronimo biondo.

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Dopo il contributo di Giuseppe Manfridi, abbiamo il piacere di pubblicarne un altro sempre riguardo a Johan Cruyff. Lo scrive per noi un altro autore teatrale, Gabriele Mazzucco.

Puoi nascere da una famiglia non benestante, rimanere orfano di padre a 12 anni, avere i piedi piatti e le caviglie malformate, nascere in una nazione grande (incluse acque interne) come il Friuli Venezia Giulia e ciò nonostante arrivare ad un passo dal vincere il campionato del mondo di calcio con i colori del tuo paese.
Aver avuto in sorte dal destino delle carte difficili da giocare non ha impedito all’uomo Johan Cruyff di vincere la sua personalissima partita: diventare il più forte calciatore della sua epoca.
Un talento purissimo, diligente e ribelle come deve essere qualsiasi artista che voglia eccellere nella sua arte, amava ripetere che “la creatività non fa a pugni con la disciplina”.
Senza l’idea di calcio innovativa che lo circondò durante la sua carriera, meccanismo perfetto da interpretare come un diligente membro di un’orchestra avanguardista, e in egual misura senza l’individualistica possibilità di incidere autonomamente in quella sinfonia, aumentando o diminuendo il ritmo delle proprie giocate, oggi non parleremmo del mito di un Ajax tre volte campione di Europa e di un’Olanda ammirata da tutti.
E poco male se sei stato scartato dall’esercito per le tue malformazioni fisiche, se poi riesci a volare sul campo con il pallone tra i piedi, dribbli l’avversario piegandoti sugli spigoli dei tuoi scarpini come uno sciatore e riesci ad impersonare l’emblema del calciatore totale.
L’idea ed il talento come unica arma della piccola Olanda contro le corazzate del calcio mondiale: Brasile, Argentina, Germania e Italia.
L’imprevedibilità di un esercito di imprendibili indiani capeggiati da un Geronimo biondo; un’Arancia Meccanica ammirata ed amata e non temuta come quella del film di Kubrick, con Johan Cruyff al posto di Alex DeLarge; Davide contro Golia ma un Davide anarchico, non quello biblico protetto da Dio … ma  quando non sei protetto da Dio non sempre riesci nelle imprese. E infatti nel mondiale del 1974 a vincere fu la Germania dell’Ovest.
Rimane comunque la bellezza del possibile, della volontà e del talento contro qualsiasi potere, di un uomo che è stato il più grande dei suoi tempi e che tanto  ha dato al calcio e a chi ne ha seguito le gesta  da calciatore ed i consigli da allenatore.
Come Chaplin, che della sua infanzia difficile ha fatto motore ed  ispirazione della sua poetica monumentale o Eminem, che nonostante l’ambiente ostile di nascita è riuscito ad emergere in un campo, il rap, fino ad allora ad uso esclusivo di uomini di colore.
Arrogante come tanti uomini che hanno attraversato la tempesta solo con le proprio forze, si racconta che durante un intervento al cuore in anestesia locale, volle assistere ai vari passaggi da uno schermo, così da poter consigliare il medico sul da farsi.
Qualcuno gli disse: “ Johan ma tu ti fidi solo di te stesso ?”
La risposta fu laconica: “E di chi altro altrimenti ?!”
In un mondo dove l’opinione pubblica si divide tra Pelé e Maradona, un po’ come si fa tra Beatles e Rolling Stones, spesso mi viene da pensare a Cruyff come fossero i Led Zeppelin. Nessuno pretende che vengano considerati i migliori ma nessuno può altrettanto  togliermi dalla testa che lo siano.
Cruyff, che è stato il più grande dei suoi tempi nonostante delle pessime carte da giocare; Cruyff che fumava sempre una sigaretta negli spogliatoi prima di scender in campo; Cruyff che stava per salire sul tetto del mondo, rappresentando una nazione grande meno della metà della Calabria.

Gabriele Mazzucco

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