MAROCCHINATE. Il prezzo del pane bianco

Data:

Roma, Teatro Lo Spazio (Via Locri 42 – Metro A San Giovanni) dal 25 al 30 ottobre 2016

Qual è il prezzo di quel pane bianco, mai visto fino ad allora, che “profuma di libertà”? Domanda scomoda forse, pur consapevoli che una guerra è ben lontana da una parata militare, se poco se ne è parlato nella storiografia ufficiale, quella sui libri di testo. La guerra è sporca, sempre e ovunque, e i liberatori possono essere aguzzini nei confronti della inerme popolazione civile di turno. Italia 1944, regione Lazio, Ciociaria, a pochi chilometri da Roma. Le truppe alleate non riescono a sfondare la linea Gustav tedesca, intorno a Montecassino, infinita trincea e ultimo baluardo nazista verso la capitale. Questo l’antefatto da cui parte Angelino, il protagonista interpretato da un bravissimo Ariele Vincenti nelle Marocchinate al Teatro Lo Spazio. Contadini, gente semplice, abituata alla fatica della vita nei campi e con le bestie. I bombardamenti che si fanno sempre più vicini, fino a quel 18 gennaio 1944, la data che inaugura l’inferno e che precede di un mese circa il celebre bombardamento dell’Abbazia di Montecassino. Chi è nato e cresciuto a Roma come il sottoscritto, venti anni dopo la fine della guerra, ricorda come l’eco di quello che combinarono le cosiddette “truppe di colore” arrivò fino alla capitale, se le nostre madri ci dicevano che “i marocchini hanno fatto lo schifo, erano tremendi”. Utilizzate con successo per sfondare la resistenza tedesca, i goumiers (truppe marocchine integrate agli alleati sotto bandiera francese) ebbero in promessa le famigerate 50 ore di carta bianca, diritto di preda verso tutto ciò che incontravano, donne comprese.

marocchinate-lo-spazio“Aspettavamo ji salvatori…sò arrivati ji diavoli” dice Angelino nel suo racconto al giornalista che non si vede in scena. Fu un genocidio. Le popolazioni del basso Lazio furono martoriate con indicibili violenze dai liberatori goumiers. Donne, soprattutto, stuprate a migliaia, uccise, ma anche bambini, uomini, un vero inferno. Che le donne continuarono a subire anche dopo, marchiate col nome di Marocchinate, appunto, come fosse stata una colpa loro. Un dolore senza fine. Tutto l’orrore poco prima della liberazione finale, con Le Marocchinate di Vincenti-Cristicchi è portato in scena in modo magistrale. Grazie al testo, mirabile sintesi tra leggerezza, ironia e lampi di terrore. Grazie alla regia, che rende questo spettacolo teatro essenzialmente di parola, puro. Grazie all’interpretazione di Ariele Vincenti, alle prese col primo monologo della sua giovane ma non inesperta carriera, che riesce a tenere in pugno il pubblico per un’ora e ad emozionare senza mai calcare la mano. Un testo intelligente, che dosa la realtà storica e la drammaturgia in modo equilibrato, efficace, che emoziona fortemente (geniale l’idea della voce femminile fuori campo, che realizza aperture affacciate sull’abisso di quei giorni). Ecco, questo è il teatro che non si può perdere perché, oltre la sua intrinseca bellezza, accende una luce su quello che i libri di scuola non dicono. Le Marocchinate arriva a segno e fa male, e fa bene facendoti male. Una macchia nera nella storia. Nera come il pane prima dell’arrivo degli alleati, nera come le anime insozzate da quelle furie. Il prezzo del pane bianco fu altissimo. In scena fino al 30 ottobre, da non perdere.

Paolo Leone

Roma, Teatro Lo Spazio (Via Locri 42 – Metro A San Giovanni) dal 25 al 30 ottobre 2016
Marocchinate, di Simone Cristicchi e Ariele Vincenti. Con Ariele Vincenti.
Costume: Sandra Cardini; Disegno luci Marco Laudando; Voci off: Elisabetta De Vito, Massimo De Rossi, Aurora Guido. Organizzazione Alessandra Cotogno. Aiuto regia: Teodora Mammoliti. Regia di Nicola Pistoia

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