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“Gli Orchi non sempre sono verdi”. Intervista a Valerio Molinaro

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Valerio Molinaro che ultimamente ha pubblicato la sua opera “Gli Orchi non sempre sono Verdi“. Ascoltiamolo in questa intervista di Claudia Conte.

Buon giorno Valerio, come stai? Ti abbiamo lasciato alle prese con un intrigo internazionale ambientato tra Roma e Cuba e ti ritroviamo a destreggiarti tra Orchi, che non sempre sono verdi?

Buon giorno Claudia, colgo l’occasione di questa intervista per ringraziarti e per salutare tutti i tuoi numerosi lettori.

Dopo “A sei miglia da l’Avana”, avevo in mente un giallo differente, più “nostrano”, ambientato in giro per l’Italia: una delle caratteristiche principali dei miei romanzi è “l’on the road”.

Gli orchi non sempre sono verdi racconta una storia molto attuale, a cui sono profondamente legato.

Chi sono questi Orchi, di cui parli nel tuo libro?

 Gli Orchi descritti nel mio romanzo sono esseri umani in carne ed ossa, che poco hanno a che fare con la fantasia. Sono anch’essi mostri, ma per altri motivi. I due protagonisti, Gaston e Baasim, dovranno scoprire a loro spese quanto l’essere umano, a volte, possa raggiungere livelli di crudeltà inimmaginabili.

Per il tuo protagonista hai scelto il nome di Gaston, che rimanda ad un’idea di fortuna. Però leggendo il libro ho scoperto che in realtà ha ben altre caratteristiche. Ce ne vuoi parlare?

Claudia, se posso, mi farebbe piacere descrivere Gaston con un brevissimo stralcio del romanzo: “ Investigatore privato. Dopo aver letto quella targa, i suoi clienti si aspettavano un tipo alla Cary Grant o alla Gary Cooper, e invece si trovavano di fronte Riccardo Gaston, un ciccione stempiato di mezza età che soffriva di colite”.

In realtà qui descrivo solamente l’aspetto fisico, perché in realtà Riccardo Gaston è anche altro. E’ un tipo taciturno, con un cuore enorme, che è stato battuto dal destino, ma non sconfitto del tutto. E’ un antieroe a cui la vita offre una seconda possibilità per poter pareggiare i conti col passato. Come a Claudio Casiraghi, il protagonista del mio altro libro, anche a Riccardo Gaston voglio un gran bene. Me lo immagino come un vecchio zio, uno di quelli che incontri alla Vigilia di Natale, che se ne sta in disparte a fumare sigari e a giocherellare con le molliche del pane.

Corriere_dello_SpettacoloArrivati a questo punto parlaci brevemente di Gli orchi non sempre sono verdi.

In una Roma senz’anima che ha perso tutto il suo fascino, Gaston è un detective alcolizzato, alla deriva, con un’ex moglie zingara e un passato doloroso alle spalle. Attorno a lui gravitano una serie di strani personaggi: un’avida contessa, un chirurgo sospettato di tradimento, un viscido portiere, una barista asiatica.

Tutto però sembra improvvisamente cambiare il giorno in cui l’investigatore incontra Baasim, un giovane e colto immigrato appena arrivato in Italia, che ha un disperato bisogno del suo aiuto per ritrovare due sorelline arrivate insieme a lui dalla Tunisia. In un surreale e grottesco viaggio tra sfasciacarrozze, luna park abbandonati, squallide stanze d’albergo e borghi toscani Gaston e Baasim cercheranno disperatamente di spuntarla in una violentissima corsa contro il tempo e la crudeltà degli uomini

Ora vorrei domandarti se hai orari precisi in cui scrivi, un luogo dove preferisci scrivere e se segui dei “rituali”?

Di solito prediligo scrivere in camera mia, al pc, anche se capita spessissimo di appuntarmi pensieri e frasi ovunque: sul cellulare, su pezzetti di carta, sugli scontrini. Scrivo quasi sempre la mattina, di buon ora. Per quanto riguarda i rituali ne ho due in particolare: mai scrivere senza aver bevuto un caffè e senza aver “visto” dentro la mia testa la scena che sto per raccontare.

Qual è il desiderio più grande che hai per Gli orchi non sono sempre verdi?

Ho un enorme sogno nel cassetto: che dal mio romanzo possa essere tratto un film prodotto da Netflix Italia.

Domanda di rito: progetti futuri?

Ho da poco iniziato il mio terso romanzo, di cui al momento posso solo dire che sarà ambientato interamente in un luogo. Sarà il mio primo libro non “on the road”!

Claudia Conte

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