A tu per tu con Giulio Cesare Faltoni. Il tatuaggio, tra precisione tecnica ed estro artistico

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Giulio Cesare Faltoni, in arte The Hand, è un giovane tatuatore, il quale accanto alla sua storia ci spiega anche i segreti di questa disciplina, che ha uno stretto legame con la componente artistica.

Ciao Giulio, innanzitutto vorrei chiederti di presentarti in poche parole ai nostri lettori, essendo il tuo un settore nel nostro giornale poco trattato.

Ciao, mi chiamo Giulio Cesare Faltoni, sono un artista Toscano classe 1987. Lavoro come tatuatore freelance principalmente presso la Banano’s Family Tattoo di Montevarchi (AR) e il Rea Silvia Tattoo di Magione (PG), ma anche come Guest presso altri Tattoo Shop in giro per l’Italia. Inoltre partecipo a numerosi eventi di settore su scala nazionale ed internazionale.

Credo che i tatuatori si dividano in due fasce, quelli che si accontentano di un lavoro artigianale e standard, mentre altri che invece sviluppano un interesse artistico e quest’ultimo è il tuo caso. Qual è la tua concezione del tatuaggio?

Credo che questa affermazione sia vera in parte. Il mio mestiere ha delle origini umili e si basa su un aspetto artigianale di fondamentale importanza che è riduttivo definire “standard”; è altresì vero che, solo con esperienza e talento gli si può conferire un più alto valore artistico. Io mi considero un artista-artigiano, che riesce a fare della manualità un’espressione d’arte. Più nello specifico, sono specializzato nel tatuaggio realistico (riproduzione su pelle di immagine fotografiche) e Trash Polka (stile che fonde realismo ed elementi grafici), il tutto declinato in una peculiare accezione Dark.

Inoltre non basta solo che il tatuaggio sia ben fatto, ma deve anche sposarsi con il corpo della persona…

Questa è un’assoluta verità. Durante il consulto preventivo con il cliente cerco sempre di far capire come l’essere “ben fatto” ma anche “ben posizionato” siano due aspetti fondamentali di un buon tatuaggio. Purtroppo queste due cose non è detto che vadano di pari passo, a volte infatti si vedono dei tatuaggi ben realizzati che però cozzano con le forme del corpo, un po’ come un bel quadro con una cornice inappropriata.

D’altra parte la tua storia non mente, prima di avvicinarti a questa attività ti sei dedicato all’arte figurativa con ottimi risultati.

Sì, sono sempre stato affascinato e intimamente legato al disegno e alle arti figurative fin dai primi anni di vita, poi il mio percorso formativo, di stampo umanistico, mi ha avvicinato all’arte anche dal punto di vista teorico e storico. Inizialmente, per diversi anni, ho seguito la strada del ritratto e del disegno iperrealista su carta partecipando a numerosi concorsi ed esposizioni d’arte e ricavandone le prime gratificazioni. Tuttavia il “mercato dell’arte” , per i suoi difficili meccanismi intrinsechi, non si sposava bene con il mio carattere e così nel 2012 mi sono avvicinato al mondo del tatuaggio in cerca di un ambiente più genuino dove esprimere al meglio il mio talento.

Oggi il tatuaggio è di tendenza. Come vedi il tuo mestiere per il futuro? Credi che vi sarà un incremento o c’è il rischio che a un certo punto la tendenza possa virare rotta?

Il tatuaggio è diventato sicuramente una moda, ovviamente con dei pro e dei contro. Oggi farsi un tatuaggio non è più un tabù ed è calata la tendenza a ghettizzare le persone tatuate (anche se esistono ancora molti preconcetti negativi) e questo è sicuramente molto positivo per chi lavora nel settore. D’altro canto la sua grande diffusione ha in certi aspetti svilito il tatuaggio privandolo di alcuni suoi fondamenti. Oggi infatti si tatua di tutto e di più anche senza cognizione di causa, dimenticandosi di quelle regole etiche che stavano – ma dovrebbero stare sempre – alla base di questo mestiere. Non si può tatuare di tutto, non ci si può tatuare ovunque ed è vergognoso che l’aspetto economico prevarichi tutto ciò; mi capita spesso di dover dire di no di fronte a richieste che vanno contro i limiti tecnici ed etici di questa professione. Per quanto riguarda il futuro, credo che la tendenza di mercato sarà sempre positiva, crescerà ancora il numero di professionisti ma paradossalmente la percentuale di quelli veramente qualificati andrà a diminuire.

Cosa ti senti di consigliare a chi si avvicina a questo mestiere?

Il mio consiglio è quello di essere innovativi ma “imparare dai vecchi”. È fondamentale un periodo di apprendistato al seguito di persone più esperte, per apprendere le basi etiche e tecniche di questo mestiere, per poi arrivare ad esprimere qualcosa di personale secondo il proprio talento e le proprie idee. Queste tappe sono fondamentali nel percorso di un buon professionista; se non le si percorrono tutte, seppur con buona volontà, si rimarrà sempre nella mediocrità senza mai poter emergere.

Prima di lasciarci, cosa ci tieni ad aggiungere a quello che abbiamo già detto?

Un pensiero per i lettori, che immagino essere più clienti che operatori di questo settore. Se volete o vorrete farvi un tatuaggio lasciate perdere le mode, le pubblicità accattivanti, gli sconti eccezionali e, in parte, anche i consigli degli amici. Fidatevi solo di professionisti che, immagini alla mano, sappiano dimostrarvi le loro capacità tecniche e la loro professionalità. Ricordate che un tatuatore, come un pittore, dà il meglio solo sullo stile a sé più affine perciò è importante affidarsi al giusto professionista in base alle proprie richieste, diffidando da chi si professa “bravo in tutto”. Un tatuaggio dura tutta la vita ed è un diritto, ma anche un dovere, scegliere bene e non affidarsi al primo che passa.

Se volete sapere di più su di lui, potete consultare il suo sito https://www.gctattoo.it/

Stefano Duranti Poccetti

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