Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Si pubblica interamente il testo di Enrico Bernard “Il Pentapentito”

Data:

IL PENTAPENTITO

(Ultima recita)
di Enrico Bernard
Rappresentato nel 1984
Presso il Teatro Aut-Aut a Roma

Il „Penta“ ovvero il Cinque ha nella storia politica italiana un ultradecennale percorso e decorso. Il Pentapartito nella prima metá degli anni Ottanta del Novecento fu una forma di governo giá allora considerata „mostruosa“ perché faceva convergere insieme partiti di ispirazione conservatrice e cattolica, la Dc e il Pri, partiti socialisti, Psi e Psdi e un partito di destra, anche se non estrema, come il Pli.
Fu il Pentapartito a rappresentare l’accordo di potere (malgoverno, corruzione) che varato 1981, poco dopo l’assassinio di Moro e poco prima della morte di Berlinguer, si dissolse nel 1991 con Tangentopoli e la crisi della prima Repubblica.
I primi anni Ottanta furono del resto di disorientamento per le forze di sinistra. Appena usciti dalla vicenda Moro, quello che ci si parava dinanzi era proprio un sistema organizzato di corruzione che coinvolgeva nel malaffare una larga fetta del parlamento italiano.
A quel tempo cominciarono a girare le prime voci sui misteri del caso Moro, sul coinvolgimento di alcuni settori della stessa Democrazia Cristiana la cui linea dura sulla possibilitá di trattiva con le Brigate Rosse per la liberazione dello statista – si capí poi – mirava ad altri reconditi fini: la liquidazione della Questione Morale e della lotta alla corruzione che lo stesso Moro e Berlinguer volevano strenuamente mettere a fondamento di una „unione di intenti democratici“ tra i progressisti e riformisti e la cospicua base democristiana ispirata ai valori cristiani e democratici.
Furono anni di dubbi e ripensamenti: la condanna, politicamente ineccepibile, del terrorismo e della violenza trovava invece nella realtá un ottimo terreno per i dubbi. Perché uccidere Moro? E perché utilizzare la sua morte come una messinscena per liquidare non solo la possibilitá di un governo della sinistra, ma per dare avvio, dopo la scomparsa di Berlinguer, a quell’opera di erosione delle conquiste sociali e sindacali del movimento operaio che, a partire dal referendum promosso dai socialisti per l’abolizione della scala mobile passando per il referendum truffa alla Fiat Mirafiori del 1984. Una marcia indietro costante nell’arco di trenta anni conclusasi col jobs act e l’abolizione dell’art. 18.
In quel clima confuso e contraddittorio, in cui si cominció a percepire come la finalitá del terrorismo fosse la spettacolarizzazione ad uso e consumo del sistema di quella che Carlo Bernari in un romanzo del 1981 intitoló Tanto la rivoluzione non scoppierá, scrissi il Pentapentito parafrasando la formula di governo entrata nella storia come causa di molti mali dell’Italia contemporanea. E’ un testo che parla di dubbi e ripensamenti, di pentimenti, tanti pentimenti, addirittura cinque nell’arco breve di un’ora di spettacolo: il protagonista Mattia si pente infatti di aver scelto la strada del terrorismo e della clandestinitá, ma subito si pente di essersi pentito, cosí via fino ad un pentimento esistenziale che sfocia in follia.
Ho rappresentato il lavoro nel 1984, proprio l’anno della morte di Berlinguer, poi ancora nel 1985 e 1986 ma poi lo dimenticai in un cassetto. Era finita quella stagione, poteva avere ancora il testo un motivo di esistere, passata la brutta stagione del terrorismo rosso? Cosí il lavoro finí prima in un cassetto, poi, svuotato quel cassetto chissá come e chissá dove in uno dei miei traslochi all’estero, me lo dimenticai completamente tanto da escluderlo dall’elenco delle mie opere.
Ricominciai a pensarci quando nacque il Movimento Cinque Stelle per il quale non nego alcune simpatie e non pochi dubbi: mi sembrava e mi sembra tutt’ora pieno di contraddizioni e di facili pentimenti e foriero di ripensamenti proprio come il mio Pentapentito, ma chissá dove era finito il dattiloscritto originale per fare un paragone, un confronto tra le due dimensioni e fasi storiche.
Pochi mesi fa da uno scatolone in soffitta contenente foto e materiali di spettacoli fa capolino come un oggetto smarrito miracolosamente ritrovato il copione personale dell’attore che interpretó il ruolo del Pentapentito Mattia, Franco Lecce. Ingiallito e quasi illeggibile per le numerose note e molti appunti con la calligrafia di Franco, il testo mi é parso, pur nell’ingenuitá drammaturgica di un lavoro di quasi quaranta anni fa, anzi forse proprio per questa sua freschezza e immediatezza, capace di ricostruire non tanto un pezzo di storia, ma un SENTIMENTO politico di una gioventú travolta dal Moloch del Terrorismo e dall’altro Totem del Potere che sembravano allora convergere a fare sistema in una alleanza che violentava le nostre rabbiose coscienze di ribelli.
Dó quindi alle stampe il testo originario senza apportarvi alcuna modifica certo che esso potrá dare l’idea e la percezione di uno STATO D’ANIMO della gioventú di allora, senza tuttavia alcuna presunzione di voler riaprire annose questioni storico-sociali.

Credit line. Il monologo finale è tratto da una lettera aperta indirizzatami da Sergio Basile che molto ringrazio perché la nostra discussione – spesso aspra anche se sempre improntata all’amicizia – mi ha permesso un necessario salto nel tempo del mio protagonista Mattia, aspirante autore, improbabile attore e cattivo regista di se stesso nel tempo che stiamo vivendo.

Il pentapentito
Recensione di Archie Pavia apparsa nel numero di Novembre di Scena illustrata.
Il terrorismo, fenomeno dalle mille inquietanti sfaccettature che da lunghi anni ormai, tra clamorose esplosioni di violenza e temporanee stasi, anima il nostro convulso esistere di uomini moderni, è stato a più riprese oggetto di rappresentazioni teatrali più o meno riuscite.
Su tale complesso tema, Enrico Bernard ha incentrato il suo ultimo lavoro, Il Pentapentito – “fatto unico italiano”, come lo stesso autore lo definisce – che di recente ha inaugurato un nuovo spazio scenico a Roma, l’”Aut & Aut”, coraggiosa iniziativa che la dice lunga sul fervore animante ancora, nonostante ogni apparenza contraria, la cosiddetta teatralità alternativa.
Lavoro tutto di parole, gesti ed atmosfere, il testo di Bernard – prendendo avvio e passo passo dipanandosi lungo le riflessioni di un giovane terrorista con vocazioni letterarie, posto a guardia di un ostaggio “eccellente” in una non meglio precisata “prigione del popolo” – affronta dal suo interno il fenomeno con l’intento di porne in evidenza le contraddizioni, le inquietudini, le paure, in una visione complessiva che, distaccandosi ampiamente dagli stereotipi di mitra e passamontagna calati sul volto, ne mostra, ove possibile, l’aspetto umano, l’unico, in definitiva, ad avere una qualche non aleatoria importanza.
Terrorista sui generis, parrebbe il protagonista di questa breve storia, ermeticamente chiuso in un suo mondo in cui realtà e sogno, risolutezza e sbandamento, fede e rovinose cadute nel dubbio si mischiano di continuo tra loro, in un guazzabuglio di umori da cui è arduo recuperare il filo di Arianna che conduca ad una accettabile risoluzione del conflitto.
Uomo in bilico tra la consapevolezza – a cui dolorosamente approda – che la lotta armata altro non è se non finzione e spettacolo e la volontà di ricostruire, tramite la tessitura di un romando, la propria identità chissà come e dove e quando smarrita, il Nostro si scontra ad ogni istante con una compagna – che lo aiuta nel suo compito di sorvegliante e dalla quale è, neppure troppo nascostamente, sorvegliato – definibile, a voler usare un termine a cui le cronache giornalistiche ci hanno abituato, “irriducibile”.
Ma di frase in frase, di passaggio in passaggio, anche il presunto rigore ideologico della militante perde colpi e vacilla al cospetto delle incertezze che l’altro ha l’umanissimo ardire di confessare.
E se l’ortodossia ha piedi d’argilla, se la violenza palesa un grottesco volto di gioco e spettacolo, se la perdita d’identità conduce soltanto alla disperazione pura, ecco che l’unica percorribile via di scampo è data da una morte per esalazioni di gas, una morta che, unendo carcerieri ed ostaggio, muta in catarsi definitiva e suprema.
Spettacolo amaro, coinvolgente, semplicemente bello, che presta il fianco a letture plurime, irto com’è di richiami psicologici e corretto da un alone di ampio respiro poetico, Il Pentapentito ha potuto contare sulla preparazione ed il talento di due attori come Franco Lecce – un “terrorista-scrittore” di rara espressione facciale – ed Emanuela Castelli, spigolosa e amabilissima rivoluzionaria.

Buio: Si sente battere a macchina.
MATTIA Uffa, è nuovamente saltata la luce. È la terza volta, oggi. Che cazzo stanno combinando con tutte queste interruzioni, bucano qua, bucano lá… (si alza, rimette il contatore, torna al tavolo dove riprende a battere a macchina)
ALBA (Compare alle sue spalle, indossa un impermeabile e un pesante sacco con delle vettovaglie. Per un istante guarda imbronciata Mattia, sbuffando) La porta era aperta, non te ne eri accorto? (Gli fa annusare, ma sgarbatamente, un mazzo di fiori che ha con sé) Me li ha regalati il fioraio, non volevo, ha insistito… signorina, la prego, hanno lo stesso colore della sua maglietta…
MATTIA Rossa. Ti sei messa in divisa tanto per farti notare?
ALBA Non preoccuparti, tanto guardava solo le tette, non pensava ad altro.
MATTIA Beato lui.
ALBA ….naturalmente mi ha chiesto il numero di telefono…
MATTIA (Allontana il braccio di Alba con un gesto di fastidio) E tu glielo hai dato?
ALBA (ironica) Certamente, anche l’indirizzo e codice fiscale.
MATTIA Peccato, Potevi rimediare una cenetta a lume di candela e una bella scopata al posto dell’ammazzacaffé.
ALBA E poi mi toccava ammazzare lui… ché sapeva troppo. E mi aveva visto in faccia.
MATTIA Ed anche il culo e le tette, secondo me in faccia non ha mai alzato lo sguardo.
ALBA Comunque poteva riconoscermi. Quindi non avrei avuto altra scelta che farlo fuori. Per una scopata mi sembra un po’ troppo.
MATTIA Beh dipende! Succede anche in natura. La vedova nera uccide il suo amante dopo l’accoppiamento e se lo mangia.
ALBA Che schifo. (Getta i fiori sul tavolo)
MATTIA Dipende dai gusti.
ALBA Cinico come al solito. Ti sei alzato bene anche oggi a quanto pare. (Posa la sacca in un angolo)
MATTIA Metti un topo in una gabbietta troppo stretta e quello comincerá a dare i numeri correndo su e giú, all’inizio per trovare una via d’uscita, poi per semplice coazione a ripetere il movimento.
ALBA A proposito di vie di uscita, come mai la porta non era chiusa a chiave? Poteva entrare chiunque.
MATTIA Non fa niente.
ALBA Come, non fa niente?
MATTIA (Annoiato, continuando a lavorare) Fa lo stesso.
ALBA (Estrae furtivamente una pistola e, dopo essersi avvicinata, gliela punta alla nuca) E se ti avessero preso di sorpresa, eh? Magari alle spalle?
MATTIA (Prende con delicatezza la canna dell’arma con due dita e la sposta) E che, sono il tipo che si fa prendere da dietro, io? Per chi mi hai preso? Ti ho sentita arrivare, che credi? Potevo farti fuori come e quando volevo, se l’avessi voluto. Ho le orecchie buone, io.
ALBA (Posa la pistola sul tavolo, bene in vista, e comincia a sistemare la spesa) E non potevi venirmi incontro a darmi una mano?
MATTIA (Distratto) Pesa?
ALBA È tutta roba per te. Mica mi ci diverto, io, a fare il somaro. (Pausa) Perché, poi. Per sfamare il topolino che sei? Povero topolino in gabbietta!
MATTIA Potevo immaginarmi che saresti arrivata carica come un mulo? Oggi forse già si trasloca, a che serve tutta questa roba. Di eserciti da sfamare, qui, c’è solo quello dei topi, appunto. Prima ce ne andiamo …
ALBA (Estrae un pacchetto di sigarette di tasca, se ne accende una) Non credere che stia andando tutto così liscio, sono saltati i collegamenti. Ho avuto difficoltà persino a procurarmi i soldi della spesa. Staremo rinchiusi al sicuro ancora per un po’.
MATTIA Meglio così.
ALBA Come, meglio così? (Posa sigarette e accendino sul tavolo)
MATTIA Avrò il tempo di sistemare gli ultimi dettagli.
ALBA (Fuma) Gli ultimi dettagli di che? Le consegne sono chiare: non fate niente, nessuna azione di testa vostra.
MATTIA (Infastidito dalla nuvola di fumo) Devo finire un lavoretto…
ALBA (Si toglie l’impermeabile) Non farti venire idee strambe per la testa.
MATTIA Ma no, no, di un lavoro che sto scrivendo, uno dei soliti.
ALBA (Appende l’impermeabile) Ah già, mi avevano avvertito che tu sei (ironica) lo ‘scrittore’. Lascialo scrivere, ché se scrive si sfoga ed è innocuo! Poi, tanto, dà fuoco ai suoi manoscritti. E chi s’è visto, s’è visto.
MATTIA Non ti hanno detto tutto.
ALBA (Sedendosi) Uffa, che altro c’è? Con te c’è sempre qualche novità.
MATTIA Mi chiamo Mattia perché sono un po’ matto. Ma sì, hai capito benissimo. Lo Scrittore matto, ecco chi sono realmente. E poi ai miei brogliacci non dó fuoco, li straccio e li butto semplicemente nel cestino. Oppure li appallottolo e ci gioco a pallacanestro, cosí… due punti!
ALBA Fatica sprecata dunque tutto ‘sto battere a macchina… che poi capace che si senta dal pianerottolo?
MATTIA Penseranno che qui c’è un povero esaltato che si illude di vincere il premio Strega.
ALBA E perché non il Nobel?
MATTIA Giá, perché non il Nobel.
ALBA Ma non per la pace.
MATTIA No, niente pace.
ALBA Quindi niente Addio alle armi?
MATTIA Solo un arrivederci se permetti. L’ascia di guerra si puó sempre dissotterrare.
ALBA Comunque non va bene che lasci tracce in giro.
MATTIA Che tracce?
ALBA I fogli di carta che strappi e appallottoli.
MATTIA Poi li raccolgo tutti, non preoccuparti.
ALBA E se te ne finisse uno sotto un mobile e non lo vedi? Se lo trovassero quando lasciamo il covo potrebbero collegarlo alla macchina da scrivere dei nostri comunicati.
MATTIA E dei miei romanzi.
ALBA Che palle i romanzi borghesi! Faresti meglio a bruciarli.
MATTIA Come in Farenhight 451.
ALBA Il film in cui si bruciano i libri?
MATTIA L’hai visto?
ALBA Sí. Comunque io non dico di bruciare i libri, tutti i libri, solo la cultura borghese, che so? T’amo o pio bove… Ei fu siccome immobile… In su la vetta della torre antica…
MATTIA Le conosci tutte? La pioggia nel pineto?
ALBA (recita) Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane…
MATTIA Che palle!
ALBA Che ti dicevo?
MATTIA E l’Infinito, sai a memoria anche quella?
ALBA Mi stai facendo l’esame di maturitá?
MATTIA Mi sto solo domandando perché gli scrittori scrivono se poi lo scopo finale è far imparare a memoria a dei ragazzini i loro parti spirituali.
ALBA Quindi?
MATTIA Dovrebbero scrivere per un altro motivo fondamentale… non per rompere le palle agli studentelli.
ALBA E quale? Cambiare il mondo? Beh, sappi che ci hanno provato in tanti a cambiare il mondo con la poesia, poi è finita che è stato il mondo ad aver cambiato loro. Si sono imborghesiti, sono entrati nei circoletti letterari, nelle manfrine, nei giretti di potere come racconta Sciascia ne L’Onorevole, il letterato che viene portato avanti dalla mafia e diventa ministro della cultura… naturalmente corrotto.
MATTIA Si nasce incendiari e si muore pompieri.
ALBA E tu, come vuoi morire, incendiario o pompiere.
MATTIA È un’inquisizione?
ALBA No, una semplice domanda.
MATTIA E magari vorresti anche una risposta!
ALBA Nel partito quando una compagna fa una domanda è doveroso rispondere, compagno!
MATTIA Ok. Non ho bisogno di morire io, tantomeno di essere… scaricato dal partito… come una scheggia impazzita perché mi autodistruggo da solo, mi autoelimino ogni giorno, mi consumo e mi annullo ideologicamente, politicamente, letterariamente, filosoficamente…
ALBA E fisicamente?
MATTIA All’eliminazione fisica del compagno che ha dubbi dovresti pensarci tu che mi controlli, no?
ALBA Io non ti controllo, ti servo da collegamento.
MATTIA Tu o un’altra… farete la conta e verrete ad ammazzarmi…
ALBA E perché dovremmo farlo?
MATTIA Perché ci sto ripensando.
ALBA Attento, anche le mura hanno orecchie qui dentro. Se ti sentono gli altri della direzione strategica potrebbero prenderti sul serio…
MATTIA Ma io ci ripenso sempre, ogni giorno. Sono un po’ ballerino nelle mie convinzioni e nelle mie determinazioni da rivoluzionario. Oggi mi dico: troppa violenza la nostra. Poi leggo un giornale accendo il tiggí e mi dico: sei matto a ripensarci, guarda che merda di societá c’è la fuori…
ALBA Matto, sí, come il nome di battaglia che ti sei scelto…. Mattia!
MATTIA È il mio nome vero, sai?
ALBA Non ci credo.
MATTIA Invece sí.
ALBA Allora è proprio vero che sei matto.. omen nomen!
MATTIA Tu invece scommetto che ti sei ribattezzata Alba perché pensi all’alba del giorno nuovo, al sole dell’avvenire… che non verrá mai…
ALBA Ricominci a ripensarci?
MATTIA Continuamente. E registro qui sopra sui tasti della macchina da scrivere tutti i miei ripensamenti, pentimenti, pentimenti di essermi pentito.
ALBA All’infinito… per questo volevi che recitassi la poesia di Leopardi? Per mandare un messaggio della tua coazione a ripetere, a dibatterti nel dubbio passando da un rosicamento interiore all’altro senza soluzione di continuitá? Cosí facendo ti mangi solo il fegato. Inutilmente per giunta.
MATTIA Non ho altro da fare. Scrivere – leggere – pensare – ripensare – rileggere e riscrivere. Le mie giornate scorrono cosí.
ALBA Si fa la rivoluzione anche con la guardia ad un bidone di benzina.
MATTIA Questa l’ha giá detta il fascismo.
ALBA Lo so, ma vale anche per noi.
MATTIA Io non faccio la guardia, sono solo il badante di un vecchio coglione di un politico. Devo cambiargli anche il pannolone, portargli la minestrina, metterlo a letto… come me la chiami questa?
ALBA La chiamo come prima: rivoluzione. E tu la stai facendo.
MATTIA Io? (ride sarcasticamente) Io non faccio un cazzo di niente, sto solo qui dentro rinchiuso a tirarmi le seghe. Una pippa di rivoluzione, ecco che faccio.
ALBA Intanto scrivi…
MATTIA E straccio, appallottolo, cestino… (appallottola un foglio, poi un altro) Mancato… canestro!
ALBA Fatica sprecata dunque.
MATTIA Mica butto sempre tutto. Comunque… (Sceglie una bottiglia tra le tante che ha davanti) non è così facile da spiegare perché lo faccio. (Si versa da bere)
ALBA Scrivere o cestinare?
MATTIA Le due cose sono strettamente collegate. Tutti gli scrittori dovrebbero fare cosí: la parola d’ordine è buttare, buttare, buttare!
ALBA Ci sarà pure un motivo perché butti e scrivi per scrivere e buttare via.
MATTIA (Beve) Certo che c’è, ma io non mi sento abbastanza motivato per dirti il motivo, altrimenti te lo direi! (Beve) E che mi costerebbe? (Beve) Così invece mi risulta maledettamente difficile.
ALBA Beh, provaci.
MATTIA (Carica un carillon) Il fatto è che si scrive solo per dire la verità. Ma la verità non piace mai a nessuno, neppure a chi ha il coraggio di sputarla in faccia a se stessi. Quindi, meglio darle fuoco – hai ragione tu, meglio il fuoco – come la verità degli eretici, tanto per non correre rischi. La sola differenza è che al rogo, (fa fuoco con l’accendino) al fuoco purificatore di tutti i peccati, mi ci condanno da solo, senza bisogno di preti. Dante, non ricordo i versi, parla della veritá ruvida da accettare per il suo tempo. Andró anch’io all’inferno, nell’ultimo girone dei dannati, a scontare tutti i miei peccati.
ALBA (Si alza, lo carezza per persuaderlo a parlare) Che peccati? Hai qualcosa da nascondere? Dillo subito, cercheremo di essere comprensivi. Ci hai traditi?
MATTIA (Rimettendosi a scrivere) Lascia perdere.
ALBA (Infuriata, dà un pugno sui tasti della macchina) Lasciar perdere? E perché?
MATTIA Devo star qui, procedere nel lavoro letterario, non posso perdere tempo, io. La mia trama ha bisogno di me.
ALBA (Incuriosita, gli posa una mano sulla spalla) Che trama?
MATTIA Dell’opera che sto scrivendo. Questa volta mi sa che è quella buona, quella che non si butta via nulla.
ALBA Di che si tratta? (Cerca di leggere)
MATTIA (Indifferente) Genere drammatico. Più drammatico di così, si muore.
ALBA (Cerca insistentemente di leggere) Di che parla?
MATTIA (Smette di scrivere, estrae seccato il foglio e lo straccia) Di verità.
ALBA Che verità? (Gli volta le spalle, nervosa) Uffa, possibile che bisogna estrarti ogni volta le parole con le tenaglie di bocca?
MATTIA (Con dolcezza) Verità soggettiva, se t’interessa.
ALBA (Si reca al tavolo, prende una sigaretta) Certo che mi interessa. (Accende) Solo che la verità non può essere, come tu dici, soggettiva. (Fuma) O è vera, quindi oggettiva, o non è una verità. Mi sembra logico.
MATTIA Logico come può esserlo per Hegel o per un commissario di pubblica sicurezza!
ALBA Senti, Scrittore, modera i termini: a me Hegel non me lo dici… e neppure commissario.
MATTIA (Calmandola) Mi chiami scrittore, e poi pretendi da me una verità oggettiva. Allora dovrei saper dipingere, e non scrivere. Una natura morta oppure un paesaggio, ecco, allora sì che sarei oggettivo.
ALBA E tu?
MATTIA Io rappresento azioni nei miei scritti, non impressioni o immagini. Né pensieri. Penso giá abbastanza per conto mio e non m’è per niente dolce naufragare in questo mare interiore. La narrazione verte invece sulle cose che succedono e che si muovono, sulle azioni dunque. Ma le azioni hanno sempre bisogno di un soggetto che le compia. Insomma, non è solo lo scrittore scrivente, che scrive, a fare l’opera ma anche il soggetto agente. (Pausa) Come se fossero due persone.
ALBA E tu saresti questo soggetto? Non sarai per caso un soggetto agente dei servizi segreti, insomma un infiltrato?
MATTIA E anche se fosse? Mi fai ridere. Questo testo è tutto ciò che ho in testa. E questa testa sono io, l’agente scrivente di me stesso. Perciò ho deciso di rappresentarmi fino in fondo nella mia rappresentazione.
ALBA (Si alza, sparecchia dal tavolo il piatto del pranzo di Mattia) Avresti bisogno di un teatro, reciti così bene!
MATTIA E questo? Non potrebbe essere il mio teatro?
ALBA (Sulla porta della cucina) Sei matto?
MATTIA No, no. Qui va benissimo. Sarebbe talmente folle che nessuno potrebbe crederci.
ALBA (Dalle quinte) Dici sul serio?
MATTIA Certo. Che cosa c’è di più normale di uno scantinato adibito a teatro off? Ce ne sono tanti, nessuno ci fa più caso. Altro che nasconderci! Dobbiamo aprire le porte, ricevere gente come se nulla fosse, farci notare dai reality della Morte in diretta…
ALBA (Compare) Adesso mi spiego, stai scrivendo una commedia.
MATTIA Un’opera di genere drammatico, una tragedia di copertura. Per coprire altre tragedie più tragiche e reali di quella che sto scrivendo. Perché in quanto a tragicità, la vita reale mi frega. Eccome se mi frega!
ALBA (Rientra asciugandosi le mani con uno straccio, come se avesse finito di lavare i piatti) Il tutto nell’illusione di sviare i sospetti.
MATTIA Esatto.
ALBA Dài i numeri. (Posa lo straccio sul tavolo e si accende una sigaretta)
MATTIA Mi limito a dare le parole, altro che numeri. In matematica sono sempre stato una frana a scuola. Le frasi le butto giù così come mi vengono, alcune addirittura monche o senza senso. Sputo fuori le parole senza fatica, sennò …
ALBA Sennò? (Si siede)
MATTIA Sennò sarei uno scrittore vero, matto, ma vero. E non lo scribacchino carceriere che mi ritrovo ad essere. (Beve)
ALBA Lo hai detto, almeno, agli altri compagni?
MATTIA Gli altri saranno invitati alla prima. (Beve) Saranno i primi ad essere invitati alla prima. E si domanderanno senza rendersi conto: ma come, non avevamo il morto da ammazzare proprio là dietro le quinte, dove lo Scrittore matto ha fatto il suo teatro? Ed io il morto da ammazzare glielo sbatto in faccia fresco fresco, che credi? Sul palcoscenico e poi in prima pagina e poi ancora in prima serata: Il Gran Circo EQUESTRE della Violenza Politica, venghino venghino signori a vedere il film su Moro ammazzato dalle Brigate Rosse, venghino venghino il biglietto costa solo tre lire! Si accomodino signori, il Grande spettacolo del terrorismo sta per iniziare… il morto ammazzato ve lo facciamo rivedere mentre parla, mentre piscia, caca e muore, alla moviola. Venghino signori, qui si muore due volte…
ALBA Mi fai ridere. E come si può ammazzare un morto? O è vivo e vegeto o non lo è, non si scappa. Non si può mica ammazzarlo due volte.
MATTIA Si può, si può! (Beve)
ALBA E come? Mi fai il piacere di dirmelo? (Prende una scopa)
MATTIA Lo porti in scena già bello e freddato, sennò si mette a strillare, e prima di ammazzarlo per la seconda volta, fai credere al pubblico che sta solo dormendo. (Trasognato) La finzione teatrale è una gran cosa. C’è solo un problema …
ALBA (Che nel frattempo ha cominciato a scopare) Che problema?
MATTIA Che alla seconda o terza replica il corpo del morto da ammazzare comincia a puzzare come un sacco di merda. Allora bisognerà procurarsi carne fresca da macellare per il gentilissimo pubblico, a meno che non si voglia sospendere lo spettacolo per mancanza di morti ammazzati o da ammazzare.
ALBA E andarci a costituire ai carabinieri! Scema io a darti retta. I tuoi piani!
MATTIA E li chiami semplicemente piani questi cento fogli accuratamente dattiloscritti? Questo è un romanzo, un’opera d’arte.
ALBA Un’opera d’arte senza senso, però, Scrittore. (Continuando a scopare lo costringe ad alzarsi per spazzare il pavimento sotto il tavolo)
MATTIA Il senso te lo do io, se ti stai un attimo ferma.
ALBA (Smette di scopare, si siede al posto di Mattia che resta in piedi) Sentiamo.
MATTIA (Viene alla ribalta dopo aver caricato il carillon) Quanto più noi, qui dentro, si rappresenta la verità, tanto più la nostra verità si trasforma in verità rappresentata
ALBA Stento a seguirti.
MATTIA …insomma… in una non verità, cioè vera in quanto rappresentata, oggettiva come piace a te. Ma proprio questa oggettività da baraccone prende il posto della vera verità oggettiva che, trasposta, compare come un semplice prodotto della fantasia.
ALBA Senti, Scrittore, invece di pensare a queste scemenze, non sarebbe ora di preparare la cena? Dovrá pure mangiare qualcosa quel poveraccio?
MATTIA Adesso è un poveraccio?
ALBA Umanamente sí.
MATTIA Durante il processo cui lo abbiamo sottoposto abbiamo stabilito che fosse una carogna in divenire.
ALBA In che cosa?
MATTIA Citavo Aristotele. Uno la carogna ce l’ha dentro prima di diventarlo per davvero.
ALBA Ma la condanna riguarda la funzione politica, la sovrastruttura…
MATTIA Poco importa dunque se sotto la funzione, sotto la sovrastruttura c’è un essere umano?
ALBA Nella vita si è quello che si fa.
MATTIA Quindi non è piú un essere umano. Giusto?
ALBA E’ un condannato dal popolo.
MATTEO E il popolo saremmo noi?
ALBA Noi siamo la sua avanguardia, come dice Lenin.
MATTEO Sí, ma Lenin aveva decine di milioni di persone che lo seguivano. Era avanguardia perché dietro le spalle aveva la gente… Noi invece…
ALBA Noi invece? Continua…
MATTEO Lascia perdere.
ALBA Lascia perdere anche tu questi discorsi. Non costringermi a…
MATTEO A fare che cosa?
ALBA Lascia perdere.
MATTEO E lasciamo perder… Che hai portato da mangiare
ALBA Poca roba, ho dovuto sbrigarmi. Sono arrivate due volanti mentre facevo la spesa e temevo mi riconoscessero. Lo sai che gira quella mia foto maledetta…
MATTEO In cui ti sei fatta immortalare da un giornalista perché sei tornata sul luogo dell’attentato temendo di aver lasciato degli indizi.
ALBA Ho fatto una cazzata. Comunque non mi si riconosceva tanto bene…
MATTEO Quanto basta per collegarti a Valeria Balzoni, in arte Alba la Rossa.
ALBA Quanto sei spiritoso.
MATTEO E tu quanto sei cretina… guarda un po’ se mi tocca fare la rivoluzione con una deficiente del genere.
ALBA Non avevi detto che qui dentro stai solo a farti le pippe?
MATTEO Giá.
ALBA E che dovrei dire io che mi tocca fare la rivoluzione con uno che sa solo farsi le seghe mentali.
MATTEO Anche manuali, non dubitare.
ALBA Non avevo dubbi.
MATTEO E peró… tra compagni ci si dá sempre una mano, no?
ALBA Dovrei tirartela io, secondo te?
MATTEO Ne sei capace? Hai esperienza in materia? Sai fare?
ALBA Come la vuoi? A strappo o a tiro alla fune?
MATTEO Preferisco al bacio, se permetti.
ALBA Al bacio Perugina, magari, col bigliettino dentro.
MATTEO Su cui starebbe scritto cosa?
ALBA Sorpresa!
MATTEO Che sorpresa?
ALBA Morso e masticamento del cioccolatino.
MATTEO Diamoci un taglio.
ALBA Non mi dire, vuoi pure cambiare genere. Ti sei pentito anche sessualmente, compagno?
MATTEO Intendevo al discorso. Mi sto annoiando. E mi è venuta pure fame… (rovista nella sacca della spesa) Grissini, pane, e carne in scatola. Tutto qui?
ALBA Te l’ho detto, alla vista della polizia ho preso in fretta quello che potevo, ho pagato alla cassa e sono corsa via.
MATTIA Allora portaglieli, è da ieri che non mangia. (La fa alzare e si siede al suo posto)
ALBA E vuoi sfamarlo coi grissini?
MATTIA (Mette un foglio nella macchina da scrivere) Preferiresti ordinargli il pranzo al ristorante?
ALBA No, ma almeno potresti cucinargli qualcosa, due spaghetti. (Va a rimettere a posto le scatole) Sei uno Scrittore, Matto, siamo d’accordo, ma è possibile che non abbia un po’ d’umanità per nessuno?
MATTIA (Indifferente, scrivendo) E sei proprio tu a parlarmi di umanitá… domani dovrai sparargli e oggi lo vuoi coccolare e rimpinzare..
ALBA Io punto la canna contro il rappresentante dello Stato borghese non all’uomo che c’è sotto.
MATTIA Peró fai secchi entrambi. Il che sará pure un gesto politico, rivoluzionario quanto vuoi, ma anche disumano, se permetti.
ALBA La contraddizione è solo apparente.
MATTIA Contraddizione – diceva Shakespeare – il tuo nome è femmina.
ALBA Testa di minchia – dico io – il tuo nome è maschio.
MATTIA Siamo pari.
ALBA E mentre noi pareggiamo i nostri conti borghesi di maschio contro femmina quel poveraccio…
MATTIA Dí piutosto quella carogna…
ALBA Non è un buon motivo per farlo crepare di stenti.
MATTIA Tanto deve lasciare questa valle di lacrime, e pure in fretta visto che mi sono rotto le scatole di fargli da cane da guardia.
ALBA Non ti fa mica onore sputare sul compito che ti è stato assegnato.
MATTIA Grazie tante. Vorrei vedere te al posto mio…
ALBA Intanto, però, tu te ne stai rinchiuso al sicuro, non corri rischi, non hai la Digos alle calcagna, non devi scappare… e poi mangi, eccome se mangi, guarda che panza che t’è venuta. E fai morire gli altri di fame.
MATTIA Per mangiare, mangio. Che altro ho da fare? Talvolta mi annoio talmente che vorrei mangiare fino a scoppiare. Sto diventando una botte qui dentro. Non mi entrano più le calze ai piedi.
ALBA Che c’entrano i piedi?
MATTIA Io metto ciccia dove mi pare.
ALBA E lo fai assistere ai tuoi pranzi?
MATTIA Pranzi luculliani, se lo vuoi sapere. E lui lì a guardarmi a stomaco vuoto da due giorni, forse tre, non ricordo, l’acquolina alla bocca … insomma, è uno spettacolo.
ALBA Sei proprio un maiale.
MATTIA (Beve, posa il bicchiere, alludendo al disordine) Questo è infatti il nostro porcile.
ALBA (Sposta il bicchiere per passare lo straccio sul tavolo) Vorrei solo sapere che cosa ti ha fatto.
MATTIA (Rimette a posto il bicchiere) Rabbia, ecco che cosa mi fa.
ALBA (Muove nuovamente il bicchiere) Che cosa ti fa rabbia?
MATTIA (Sposta ancora il bicchiere) Devo ripetertelo ancora, porcatroia? Dovergli fare la guardia. Per colpa sua.
ALBA Per colpa sua?
MATTIA Hai sentito benissimo.
ALBA Per sentire, ho sentito. Ma non ho capito. (Accende)
MATTIA Non poteva farsi assegnare una scorta con tanto di auto blindata invece di farsi beccare in mezzo alla strada? E che, non sapeva di stare nel mirino? Non li aveva ricevuti gli avvertimenti? I proiettili spediti per posta? Invece, eccomi a fargli da angelo custode. Ma il suo angelo è incazzato nero, peggio di un diavolo. Quindi non rompesse le scatole e mangiasse quello che gli passa il convento: pane ed acqua, non c’è niente di più salutare. Mica possiamo tenerlo all’ingrasso. Imparasse a tirare la cinghia, buttasse giù qualche chilo, eliminasse la trippa di troppo. Senza contare che il corpo sono io che poi devo andarlo a scaricare come un sacco di patate sotto la sede del suo partito. Non vorrai farmi venire un’ernia!
ALBA Ti trovi divertente? (Si siede sul letto, sfoglia una rivista)
MATTIA Abbiamo rapito un maiale pieno di ciccia e rimettiamo al mittente un martire magro, in giacca e cravatta, pronto per le riprese televisive. Che altro vogliono. Dovrebbero darci una medaglia al valore dietetico, altro che.
ALBA Insomma, per te gli stiamo facendo un favore?
MATTIA Il favore lo stiamo facendo a quelli che lo rimpiazzeranno.
ALBA Se ne avranno il tempo. Poi tocca a loro.
MATTIA Rimpiazzeranno anche loro.
ALBA Vero: il serpente cambia pelle.
MATTIA Appunto per questo a me interessa solo la sua di pelle. Voglio essere io a fargliela. Devi promettermelo.
ALBA Si può sapere che cosa ti ha fatto, Scrittore?
MATTIA Mi ha fatto, mi ha fatto, non ti preoccupare.
ALBA Qui non c’entrano i personalismi. Noi non spariamo per uccidere la gente ma per eliminare strutture.
MATTIA E che differenza c’è?
ALBA C’è una grande differenza morale.
MATTIA A te lascio la morale politica, io mi tengo la mia personale.
ALBA Sentiamo: che cosa ti ha fatto di personale?
MATTIA Mi sta costringendo a macchiarmi di un delitto: il suo.
ALBA E come ti costringe?
MATTIA È tutto registrato.
ALBA Che cosa?
MATTIA La confessione. Punto per punto. Credi che me ne stia qui a far niente come uno scemo? A sorvegliarlo e basta? Io sai che faccio? Cerco di assicurarmi la sua fiducia, gli dico che, per quanto mi riguarda, potrebbe andarsene anche subito, prego la porta è aperta, basta che faccia le sue rivelazioni. E lui parla, parla. Altro che romanzi e commedie da scrittore! Matto io a scrivere quando la realtà continua a sfuggirti perché la dipingi sempre troppo rosea. Ma come?, ti domandi, è ancora peggio? Eccome se è peggio. Tu credevi di aver dato fondo a tutta la tua rabbia, a tutto il tuo odio e uno così, come lui, confessa ciò a cui non saresti mai arrivato da solo.
ALBA Tanto diranno che gli è stata estorta.
MATTIA (Si alza) Ed io sai che faccio? (Sale sulla sedia) Salgo sul palcoscenico e gliela canto papale papale la mia verità, tanto la so a memoria. La griderò in faccia a tutti. (Scende) Solo che penseranno ad una messa in scena. (Si siede) E non che si tratta di una verità rappresentata che rappresenta a sua volta una verità vera. (Beve) Una verità doppiamente vera, come un gioco di specchi.
ALBA (Applaude) Come attore, non c’è male davvero, Scrittore.
MATTIA Direi, ho un avvenire in teatro.
ALBA Solo che invece di far piangere, fai ridere.
MATTIA Come tutti i buffoni, gli artisti da strapazzo che si rispettano. La verità fa sempre ridere, soprattutto quand’è vera. Anzi, più è vera, più ti fa sghignazzare. Per questo tutti i grandi artisti sono sempre stati considerati dei pazzi, scrittori pazzi, capisci?
ALBA Tu artista? Fammi il piacere. Pazzo quanto vuoi, forse anche scrittore, visto che scrivi, come dire ad un imbianchino che fa il pittore… ma artista …
MATTIA D’accordo, d’accordo, sono un artista fallito a venti anni per mancanza di appoggi politici. Non l’ha forse detto anche Galileo Galilei? Datemi un appoggio e solleverò il mondo.
ALBA Cretinate. (Si alza, accende una sigaretta, torna sul letto)
MATTIA Il cretino, se permetti, ero io, a crederci nella mia vocazione poetica. Ma se non hai una spinta politica, a che ti serve tutta la tua poesia. Allora mi sono detto: meglio i fatti delle parole. Ed eccomi qui.
ALBA Ed eccoti qui a fare il carceriere, bella carriera!
MATTIA Però si dà il caso che in questa ‘prigione del popolo’ abbia scoperto il mio talento drammatico: vedrai che spettacolo, quando mi daranno l’ordine di farlo fuori. Lo eliminerò sotto gli occhi di tutti, come quando fanno vedere i morti ammazzati in televisione. Sarà una specie di ripresa diretta, glielo scodellerò davanti caldo caldo il cadavere, come un piatto di spaghetti al pomodoro, solo che al posto del sugo …
ALBA (Interrimpendolo) Fantasie da scrittore. (Si alza, va da Mattia prende la pistola, la punta sul pubblico)
MATTIA Certo che la tua coscienza borghese è dura a morire.
ALBA (Pulisce la pistola con lo straccio) Perché borghese? Io direi coscienza, e basta.
MATTIA Dimenticavo che a voi borghesi non piace sentirvi chiamare ‘borghesi’. Nei vostri salotti mondani, dopo l’ondata post-sessantottina si è stabilmente insediato il riformismo moderato con solo qualche punta di radicalismo ‘chic’, tanto per strizzare l’occhio al professorino che teorizza l’uso politico della violenza. Ecco, tu vorresti che la violenza restasse sempre puramente teorica. E ti cachi sotto quando…
ALBA Io non mi caco sotto, Scrittore.
MATTIA Ah no? E allora perché ricicciano sempre fuori questi buoni sentimenti da melodramma?
ALBA Quali buoni sentimenti?
MATTIA In fin dei conti tu ti sforzi di fare la dura, in realtá sei farcita di marmellata e vorresti che tutto si risolvesse come su ”Scherzi a parte”, o come in reality live (Facendo la voce di Alba) Era tutto un gioco di società, caro ostaggio, non volevamo farti alcun male, ora sei libero, la nostra violenza simbolica, accademica, da studiare sui libri, mica una cosa vera da toccare con mano. (con uno scatto di rabbia) Cazzo!
ALBA Che dici?
MATTIA (Continuando) Era solo una finzione teatrale, un passatempo con tanto di regista ed interpreti. Una buffonata buona per i buffoni che siete.
ALBA Chi?
MATTIA Io e te. Rappresentiamo soltanto i protagonisti di una macabra farsa, di una pagliacciata che va in scena sotto l’attento occhio delle emittenti, pubbliche e private. Ecco a che cosa serviamo noialtri interpreti da circo equestre.
ALBA Continua.
MATTIA Lo so io, lo so io. E quello che so, lo sto scrivendo punto per punto. Poi aprirò la porta e farò entrare la gente. Volevate la verità? Ecco la verità dello Scrittore pazzo che sono.
ALBA Scrivi, scrivi, poi mi fai leggere. (Va a rovistare nella sacca)
MATTIA Che dovrei farti leggere, se già sai a memoria la tua parte? La stai recitando da brava attricetta succhiacazzi.
ALBA Ma non il tuo.
MATTIA Ciucceresti anche il mio per un momento di gloria, per stare sotto i riflettori… sotto sotto tu sogni pure che ti prendano, ti arrestino e ti processino in diretta tivvú… la tua è solo una fiction della rivoluzione se ci tieni a saperlo.
ALBA Da che mondo è mondo gli scrittori sono sempre stati un po’ matti, Scrittore. Ma tu li freghi proprio tutti!
Alba estrae da una busta un pacco di giornali e li getta con disprezzo sul tavolo sotto gli occhi di Mattia, scompigliandogli le carte.
MATTIA Forse perché scrivo la verità.
ALBA (Da dietro le quinte) E quale sarebbe?
MATTIA Che la nostra verità è una menzogna terribilmente vera.
ALBA Chi ti capisce è bravo!
Mattia comincia a sfogliare i giornali.
MATTIA (Leggendo) Sfigurata al volto e alle mani dall’esplosione della bottiglia incendiaria che, lanciata da un ‘cecchino’ appostato dietro un cespuglio e protetto dall’oscurità, si è andata a fracassare contro la fiancata dell’autobus di passaggio. (Riprende a battere a macchina e cantando, come se si stesse accompagnando con l’organo) Di quella pira, l’orrendo foco!
Rientra Alba con una tazza di caffè.
ALBA Che fai, canti?
MATTIA (Continua a scrivere) No, sto facendo i gargarismi con acqua e sale della vita reale. Mi fa il solletico alla gola.
ALBA Allora sei allegro.
MATTIA Come un uovo di Pasqua.
ALBA E perché?
MATTIA Per quella poveretta sull’autobus che hanno straziato senza ragione. (Recitando) Tornava una rondine al tetto … aveva in man le buste della spesa pei suoi familiari … Erano le cinque, le cinque in punto della sera…
ALBA Che dici?
MATTIA (Schioccando le dita) Le hanno dato fuoco, capisci? Si è accesa come un fiammifero. Per questo canto di gioia: di quella pira, l’orrendo foco!
ALBA E sei pure felice?
MATTIA Perché, non dovrei?
ALBA Mi fai pena.
MATTIA E un po’ di compassione?
ALBA Quella no. Casomai, pietá.
MATTIA Sai che c’è di bello? A me invece, dà sollievo il pensiero che, per quanto io possa essere violento e brutale, fuori di me la realtà è molto peggio di come sono io.
ALBA E come sei tu, Scrittore?
MATTIA Sono un coglione a starmene chiuso qui dentro a guardia di un pezzo di merda illudendomi di poter realizzare così i miei ideali, mentre c’è chi, per molto meno, per niente, dà fuoco a chi non conosce. Tanto vale incendiarci a vicenda, riaprire i forni del mattatoio di Auschwitz.
ALBA (Rientrando) Quanto sei cinico. (Torna a sedersi sul letto e sfoglia la rivista)
MATTIA Ecco, appunto, io sono cinico e gli altri piromani. Io ho pensieri violenti e gli altri sono violenti … di questo passo non riuscirò mai a raggiungere la realtà. Mi frega sempre in fatto di bestialitá.
ALBA (Dopo una pausa durante la quale Mattia batte a macchina) A che punto sei arrivato?
MATTIA Al clou.
ALBA Cioè?
MATTIA Alla scena d’amore tra i due guardiani della prigione del popolo, se ti interessa.
ALBA No, grazie, non mi interessa.
MATTIA Perché no, è un’ottima scena, scritta con grande lirismo e ispirazione.
ALBA Ho detto di no. E poi devo preparargli un po’ di minestra calda, sennò ci rimane dal freddo.
MATTIA Lo vedi? Lo vedi? Persino il freddo è più violento di me. Solo che non ha l’attenuante prevista dall’articolo 62 del codice penale, per cui chi commette un crimine spinto da un intento morale, non è un criminale al cento per cento. Il freddo non ha attenuanti, mentre il sesso ne ha poche …
ALBA Almeno il freddo calmerà i tuoi bollenti spiriti.
MATTIA Anzi, li eccita, che in due ci si scalda meglio.
ALBA Appunto, bisogna essere in due.
MATTIA Fin qui ci siamo.
ALBA Io sono, tu sei, ma non insieme.
MATTIA In che senso?
ALBA Nel senso che dovremmo essere consenzienti, io soprattutto.
MATTIA Questo lo dici tu.
ALBA Appunto, lo dico io, se permetti!
MATTIA Altrimenti mi vai a denunciare? Aiuto, polizia, il mio complice mi ha complicato! Sai che ridere, ti si farebbero pure i poliziotti in galera.
ALBA Voi maschi del cazzo siete tutti uguali.
MATTIA E ti lamenti? Non stiamo forse lottando per l’uguaglianza di tutti gli uomini?
ALBA Comprese le donne, però. Altrimenti, che razza di uguaglianza sarebbe?
MATTIA È una domanda?
ALBA Una constatazione.
MATTIA Una domanda che non domanda è una domanda retorica. Se vuoi constatare, non abusare dei punti interrogativi: è una questione di stile.
ALBA Ha parlato lo Scrittore. Pensa allo stile, lui.
MATTIA Voi donne tirate in ballo l’uguaglianza solo quando fa comodo a voi.
ALBA Ma và.
MATTIA Vuoi la prova che non siamo uguali, io e te? Te la do subito, qui su due piedi.
ALBA E dammela.
MATTIA Se fossi tu a volerti scopare me, io ci starei e mi piacerebbe pure, mentre tu invece ti fai pregare come la ‘principessa sul pisello’.
ALBA Non mi faccio pregare, non mi va e basta.
MATTIA Come fa a non andarti? L’amore…
ALBA Altro che amore, tu hai in mente solo un rapporto fisico.
MATTIA Rapporto fisico starebbe per scopata?
ALBA Che non è amore.
MATTIA Che differenza c’è?
ALBA C’è una bella differenza, solo che tu non la vedi.
MATTIA O sei tu a vedere che non c’è differenza.
ALBA L’amore è qualcosa di spirituale.
MATTIA Senti senti… come quella canzone che dice “non c’è sesso senza amore”… Cazzo, come rispunta fuori la tua formazione cattolica. Ti manca solo la benedizione del Santo Padre, e sei a posto.
ALBA Sono stata educata religiosamente, cristianamente, che male c’è?
MATTIA Nessuno, solo che mi sembra di essere tornato al tempo della prima comunione, quando non potevo tirarmi in pace una sega senza pensare di commettere atto impuro. E quest’idea del peccato mi è rimasta fissa qui dentro, peggio di un chiodo, mi sono sempre sentito colpevole, finché non ce l’ho fatta più e ho deciso che, al diavolo il complesso di colpa!, visto che mi sentivo la coscienza sporca quasi senza motivo (dico quasi, che non sono mai stato un santarellino), tanto valeva commetterlo sul serio qualche peccatuccio più o meno veniale. Tu, invece, sei rimasta intimamente ligia alle regole, anche se non vuoi ammetterlo: non fare questo, non fare quest’altro, vai a messa, comportati da brava bambina … scommetto che, tanto per fugare i sospetti, continui a frequentar la parrocchia.
ALBA Anche se fosse?
MATTIA Allora ci credi.
ALBA A che cosa?
MATTIA Come a che cosa, alla vita eterna. Padre nostro che sei nei cieli, sia fatto il tuo regno…
ALBA Macché, non credo in niente io. Tutt’al più ci sono anche altri valori.
MATTIA Quali altri valori!
ALBA Quelli interiori.
MATTIA La religione è l’oppio dei popoli: non vorrai contraddirmi Carlo Marx.
ALBA Che c’entra la religione? Io sto parlando di cose personali. Mie e basta.
MATTIA Si comincia sempre così, con l’individualismo. Io sono il mio Io, poi io sono Dio, il passo è breve. Scommetto che tra poco tiri fuori anche l’inferno e il paradiso.
ALBA Fin lassù o laggiù non ci arrivo. Ma dentro di me so cosa ho.
MATTIA Adesso cerchi di arrampicarti sugli specchi per conciliare le due cose a cui ti sei votata.
ALBA E sarebbero?
MATTIA Dio e la rivoluzione.
ALBA Come i preti dell’America Latina, e quelli, Scrittore, non sono meno rivoluzionari di te.
MATTIA Lo vedi? Sei una suora mancata. Dovevi prendere i voti. (Recitando) Va in convento, fatti monaca! (Scoppia a ridere)
ALBA Non ti permetto …
MATTIA Sembri una madre badessa con quel dito puntato. (aggressivo) Vuoi litigare? E litighiamo… coraggio fatti sotto.
ALBA Vuoi che ci senta tutto il palazzo?
MATTIA Che posso farci se mi fa ridere, mentre a te fa rodere, l’idea che tu possa finire in cella … di qualche convento?! Si vede che non sei buona a fare altro.
ALBA (Si sbottona la camicetta, resta a seno nudo) Ti faccio vedere io se non sono buona.
MATTIA Per essere bona, lo sei.
ALBA Eh, Scrittore, pensi ancora a me come a una suora?
MATTIA Ma chi credi di impressionare? Non ti va quando è il momento e poi te ne vieni così allo scoperto. Segno che hai la mente contorta come una suora, sei sessualmente repressa, peggio di una novizia. Ma io non sono il tuo pretonzolo, te l’ho già detto che non mi sfiora più il senso di colpa: pecco e basta, senza ritegno, ma quando va a me. Ma rivestiti, rivestiti, ché prendi freddo! E va a preparargli la zuppa, ché quello di là si sta congelando. E a me il maiale freddo non piace!
ALBA Sei tu il porco! (Scappa via)
MATTIA (Ad alta voce per farsi sentire, dopo una pausa) Almeno, ho il coraggio di ammettere che meriterei lo stesso trattamento delle mie vittime. Non sono migliore di loro, né peggiore, beninteso.
ALBA (Rientra dopo essersi rivestita) Non darti tante arie: sei un gregario, l’ultima ruota del carro, un ingranaggio, prendi ordini e basta, non ti è dato pensare, tantomeno di testa tua, ché non ne sei capace, non conti niente.
MATTIA E con questo? Presto sarò libero di scrivere ciò che voglio. O vorreste controllare anche le prime stesure delle mie tragedie prima di cestinarle perché non vi fidate del carceriere ‘scrittore’ che si brucia da solo, con le sue stesse mani?
ALBA Le cestiniamo perché non sono rappresentabili, non nel senso che intendiamo noialtri. Quella che per noi è un’azione in piena regola, per te non è che la trama di una commedia con tanto di pubblico e critica, una messa in scena bella e buona, poco credibile per giunta. E come potremmo fidarci delle tue proposte? Tu pensi solo a fare spettacolo.
MATTIA Il fatto è che io e te, sul palcoscenico, ci siamo da un pezzo. E non ce ne siamo ancora accorti. Recitiamo con poca convinzione la parte che ci è stata assegnata. Solo che qui non si tratta di essere personaggi di una commedia come in Pirandello, ma autori e attori di stragi altrettanto spettacolari. E che cosa aspettiamo a richiamare l’attenzione delle folle oceaniche sulle scene dei nostri delitti? Dieci, ventimila spettatori per un’esecuzione mafiosa o un agguato politico. Tanto, basta pagare il canone, consumazione di sangue inclusa.
ALBA Questa era la scena madre, per caso?
MATTIA Io te lo dico, tu, poi, fa come vuoi.
ALBA E dillo.
MATTIA Non fidarti dei fatti a cui assisti.
ALBA E perché?
MATTIA Perché la vera rappresentazione si sta svolgendo dietro le quinte. E se non cerchi di sollevare il sipario con le tue stesse mani, stai fresco se credi di poter afferrare il barlume di verità che ti passa davanti agli occhi, sul palcoscenico del teleschermo. Ad esempio la mano penzolante fuori dallo sportello crivellato di colpi, con tanto di fede insanguinata al dito.
ALBA Mi fai rivoltare lo stomaco.
MATTIA Perché, prima di metterti a sparare pensi se quel poveraccio d’abbattere ha moglie e figli, magari un’amante?
ALBA No.
MATTIA Certo che no, altrimenti staresti compiendo un’azione reale, allora sì che saresti il carnefice. Ma tu non ti rendi minimamente conto di quello che fai, è come se impugnassi una pistola giocattolo, gli scarichi addosso il caricatore e poi ti meravigli che non si rialza per offrirti il caffè. Macché, è matto a sporcarsi lì per terra in quella chiazza di sangue?
ALBA E poi?
MATTIA Già ti aspetti l’applauso del pubblico, ma ecco le sirene spiegate. I compagni ti trascinano via e il gioco è finito. Allora ti rendi conto di aver soltanto interpretato una parte, ti senti estraneo al fatto di sangue, ché non l’hai studiato tu nei minimi dettagli, ti hanno solo detto come, dove e quando. E tu, lì, puntuale come un attore sul palcoscenico che sa la propria parte a memoria, ma non la capisce, non la può capire perché è troppo stupido per capire.
ALBA Grazie del complimento.
MATTIA Mi ci metto anch’io, non ti credere. Io sono vero soltanto per finta.
ALBA (Dopo un attimo di riflessione) Scusa, Scrittore, ma questa non la capisco proprio. Che significa che sei vero per finta?
MATTIA Come dire che tu sei finta per davvero.
ALBA E cioè?
MATTIA Mi ti hanno piazzata alle costole per controllare il controllore: io sarei il sorvegliante sorvegliato e tu la sorvegliatrice che sorveglia il sorvegliante del sorvegliato. (Pausa) Non ti accorgi che tutto ciò è soltanto una farsa?
ALBA Una farsa necessaria.
MATTIA O una necessità farsesca, dal momento che anche tu sarai sorvegliata dall’ennesimo sorvegliante e così via, all’infinito, come vuole Leopardi. Cosicché la nostra rivoluzione è soltanto una farsa di sorvegliature reciproche.
ALBA O sei tu a non spiegarti o sono io a non capire.
MATTIA Capirai quando leggerai.
ALBA Che cosa?
MATTIA I miei scritti sulla Madonna.
ALBA Che c’entra la Madonna?
MATTIA È un problema di verginità, il mio.
ALBA Che verginità?
MATTIA Verginità politica, quella che ridiamo come per incanto alle nostre vittime, innocenti solo perché vittime.
ALBA Dici cose senza senso.
MATTIA Guarda che se non si corresse il rischio di essere colpiti ad un’arteria principale e morire dissanguati sul marciapiede, ci sarebbe una ressa di aspiranti vittime davanti ai nostri covi per farsi gambizzare e riavere cosí la verginità.
ALBA Ma ti rendi conto che se questi discorsi arrivassero alla direzione strategica …
MATTIA Quella che tu chiami direzione strategica, per me è soltanto una direzione artistica. Altro che! Come non scorgere un certo senso estetico nell’agguato propinato dal teleschermo su cui vengono diffuse le immagini del cosiddetto ‘scenario’ del delitto?
ALBA Sei matto, Scrittore, sei matto.
MATTIA Attentatori che recitano la parte degli innamorati prima di estrarre le mitragliette, se questo non è teatro! E in tutto questo spettacolo da circo equestre, io e te non siamo che i clown del numero di riempimento tra le piroette degli acrobati e l’apparizione del leone feroce che sbrana il domatore. Il quale, però, dopo aver infilato la testa nelle fauci della belva, la ritira fuori indenne e rassicura gli spettatori, non mi sono fatto niente, il sangue è tutto succo di pomodoro, vernice rossa buona per far abboccare i babbei.
ALBA Qualche volta, però, la vittima ci scappa per davvero.
MATTIA La vittima, appunto, innocente. Innocente solo perché vittima. E allora, che lo ammazziamo a fare? Tanto varrebbe lasciarlo colpevole e vivo.
ALBA Non abbiamo alternative.
MATTIA Questa è buona. Noi che crediamo di essere alternativi non abbiamo, a nostra volta, alternativa. Essere alternativi senza avere alternativa, cioè non avere altra scelta: che razza di alternativa è mai questa?
ALBA Dicevo che ormai siamo in ballo e dobbiamo ballare, fino alla fine.
MATTIA Ma fino alla fine di che?
ALBA Della lotta.
MATTIA Cioè dello spettacolo?
ALBA Che importa se è uno spettacolo, se a me sembra vero.
MATTIA E ti accontenti di questa parvenza di verità?
ALBA Certo che mi accontento, che cosa dovrei fare?
MATTIA Dire basta, calare il sipario. Signori, questa è l’ultima recita.
ALBA E poi?
MATTIA Sparire anche noi, i personaggi che siamo.
ALBA Parli facile tu. Come se si potesse cancellare tutto con un: tutto è avvenuto come a teatro. Noi non eravamo i veri protagonisti, ma solo marionette manovrate dall’alto.
MATTIA Per cui dobbiamo smascherarci e sparire.
ALBA Senti, Scrittore, io non ho nessuna intenzione di sparire così a buon mercato, neppure nelle tue maledette commedie.
MATTIA Io non ti chiedo che un’ultima recita.
ALBA Che recita?
MATTIA La nostra.
ALBA Di noi due?
MATTIA Di noi tre, ché anche lui sta recitando.
ALBA E dovremmo eliminarci?
MATTIA Certo.
ALBA E perché?
MATTIA Io perché, da scrittore abituato a tessere trame, sono finito nella mia stessa ragnatela, al punto che ora non so più come trarmi d’impaccio, in questo gioco di realtà e finzione credevo di stare dietro le quinte e, d’improvviso, mi trovo sul palcoscenico, a dare spettacolo, come un buffone. Altro che autore!
ALBA Ed io perché dovrei farlo?
MATTIA Perché è finita la tua parte nella commedia.
ALBA E lui?
MATTIA Il terzo incluso, quello di là. E che, glielo vuoi rimandare a casa sano e salvo ad inscenare una nuova commedia nella parte della vittima scampata per miracolo, e noi i fessi a farcelo scappare e a farci la pelle a vicenda per una faida interna? No, di quest’ultima recita, forse l’unica vera, saremo tutti insieme vittime e carnefici, attori e scrittori, terroristi e terrorizzati, senza distinzione.
ALBA Sai che ti dico, Scrittore? Io me ne vado. Ci vediamo domani.
MATTIA Domani e poi domani… (recita i versi di Shakespeare)
Alba via.
MATTIA (scola l’ultimo goccio di whisky) E smettila di bere, Scrittore, ché ti fa male. E smettila pure di scrivere. Tanto non serve a niente… (fa scattare l’accendino, ma non si sente un’esplosione al posto della quale parte invece una proiezione: rapida clip di sintesi di avvenimenti degli ultimi decenni).

Il seguente monologo è una lettera aperta indirizzatami da Sergio Basile che molto ringrazio perché la nostra discussione – spesso aspra anche se sempre improntata all’amicizia – mi ha permesso questo salto nel tempo del mio aspirante autore, improbabile attore e cattivo regista di se stesso nel tempo attuale.

MATTIA (invecchiato, oggi, legge da un ipad)
Caro Compagno Amico Cittadino Collega, ti giuro sulla testa delle mie tre cagnoline Yorkshire che si chiamano Asia, Africa, Europa e America perché ne ho salvato un’altra in autostrada quindi sono diventate quattro, non ho mai affermato in quel mio sciagurato post, oggetto della tua risentita risposta, che non esiste oggi in Italia un conflitto sociale tra Poveri e Ricchi. I Ricchi sono sempre più ricchi e i Poveri sono sempre più poveri… Non sono l’Illustre Accademico De Masi – lui sì che la sa davvero lunga…- ma me ne sono accorto anch’io… Compagno, Amico Cittadino, Collega, magari potessimo non occuparci del grave conflitto sociale che sta per esplodere (o è già esploso?) e discettare con frizzante ironia di altri Ricchi e altri Poveri: il simpatico quartetto polifonico, poi ridottosi a un trio e successivamente ad un duo (ecco una delle prove dell’impoverimento collettivo!!!!). Magari… 
 Compagno, Amico, Cittadino Collega non mi sono mai permesso di dire che non esiste più una BORGHESIA contrapposta a un POPOLO; anche se considero oggi -e in relazione al momento storico del Nostro Paese- questa definizione forse un po’ frusta, logora (non me ne vorrai, ti prego!) e poco adatta a descrivere – come BORGHESIA, intendo – un corpo sociale assai variegato e così diverso nelle sue componenti, nei suoi interessi, nelle sue rappresentanze, nelle sue ideologie (posso ancora dirlo?) e così lontano da quel blocco compatto e coeso che abbiamo imparato a conoscere sui libri, quando eravamo giovani, belli …e studiavamo Storia delle Dottrine Politiche. 
 Compagno, amico, collega, cittadino, se avessi letto con maggiore benevolenza il mio post (ma non te ne faccio una colpa, figurati!) se ne sarebbe accorto, ma capisco e comprendo la tua distrazione: era come dice il poeta “in tutt’altre faccende affaccendato” e le praterie… del web grandi ed estese come l’Ovest e il suo ruolo di Custode dell’Ortodossia assai impegnativo e faticoso. Ti vedo e Ti seguo con ammirazione rintuzzare impavido e indefesso tutte le ipocrisie, tutti quei provocatori che si compiacciono di pubblicare foto che testimoniano il collasso igienico-sanitario di Roma invasa da topi, immondizie di ogni genere ed anche da cinghiali…. Se ne accorgono solo adesso, i vili, i traditori. E prima, dov’erano? I bus vanno in fiamme… E prima, dov’erano questi signori? Dov’erano durante la decadenza amministrativa di Commodo? E quando ci si sistemarono i Lanzichenecchi, a Roma? Eh? Colpire uno per colpire tutti, caro Compagno, amico, collega, cittadino. E se deve capitare a me, lo accetto umilmente, mi sacrifico per la causa. 
Quello che però non ho capito è perché identifichi tout court la BORGHESIA o più semplicemente i RICCHI, esclusivamente con un gruppo sociale affermatosi (e arricchitosi, per carità) negli anni (1960-2000) e che costituisce ormai una minoranza assoluta(come hanno certificato le ultime elezioni politiche). Tale gruppo sociale è stato il risultato dell’ibridazione (non solo culturale ma anche sfrenatamente carnale…) intercorsa tra alcuni elementi provenienti dai quadri dirigenti dell’ex Partito Comunista (poi divenuto PdS, poi Ds e infine Pd) ed esponenti del mondo artistico e intellettuale nazionale: artisti, attori, registi, direttori di teatro, giornalisti, editori, personaggi televisivi, sociologhi, critici di arte varia, professori universitari, nani e ballerine… (no, chiedo scusa, i nani e le ballerine frequentavano altri schieramenti politici ormai spazzati via dalla Storia). Quel gruppo sociale fortemente coeso e geloso dei propri privilegi ma assolutamente minoritario, che tu hai brillantemente descritto asserragliato negli attici dei quartieri Prati, Flaminio, Trastevere (a Roma, ovviamente), ingordo divoratore di canapes e tramezzini, perennemente assetato di prosecco, avvezzo all’indignazione ipocrita… per la qualsivoglia causa, viene anche definito per semplicità classificatoria (seguita da un ammicco e da un sorrisetto…), “la BORGHESIA rossa di Capalbio” o molto più sinteticamente “Quelli di Capalbio”, l’amena località del litorale tirrenico toscano dove alcuni esponenti particolarmente in vista di quel raggruppamento si riuniscono per celebrare dopo il solstizio d’estate i propri riti identitari. 
Credo, e se sbaglio mi correggerai, che forse esista in Italia (nel Nord della Penisola soprattutto ma ormai anche nel Sud – alleatosi con le varie mafie autoctone e non) anche un altro blocco sociale assai ben definito e rampante e assai più numeroso “di quelli di Capalbio”(vedi i risultati delle ultime elezioni): quello dell’imprenditoria privata, quello che fa capo alle varie sigle padronali e massoniche, quello dei vari gruppi finanziari e speculativi, quello che ha una profonda avversione per le tasse e la solidarietà pubblica che evade e delocalizza, quello che quando sente parlare di cultura mette mano al revolver, quello che odia gli immigrati (salvo sfruttarli nei campi di pommarole) quello che ha ormai il pieno controllo dei mezzi di produzione e di distribuzione (mi scusi Eccellenza se utilizzo ancora questo desueto armamentario marxista). Cioè quelli che storicamente sono nemici del proletariato (del POPOLO) perché utilizzano le braccia operaie e contadine, e il lavoro intellettuale dei giovani precari (aggiungo io) per portare a termine con successo i loro lucrosi affari. Insomma Compagno, Amico, Cittadino, Collega, il blocco sociale che ha votato entusiasticamente LEGA e che di buon grado ha accettato di allearsi con il Movimento a 5 Stelle e che ora guida questo Paese. Che la tua penna 
allora dedichi anche a loro qualche poesia e qualche strambotto annichilente; dirigi anche contro costoro il tuo sdegno e i tuoi acuminati strali degni di Apollo. Sii esempio di infallibile giustizia. Dacci qualche certezza. Forse hai dovuto subire dei torti, ingoiare amari bocconi rapportandosi, nella tua professione di “chierico”, di intellettuale, di scrittore, di poeta, di uomo di teatro con le trame del potere (culturale?) detenuto dai Borghesi radical-chic (così li chiamava un povero americano recentemente scomparso…),e ordito nei salotti dell’attico romano di turno. Per questo forse la tua amarezza. Ma questa egritudine non offuschi il tuo giudizio né fermi la tua vigorosa, robusta ed imparziale opera di vigilanza e repressione. Colpisci entrambi con Falce e Martello.
 Compagno, Amico, Collega, Cittadino, tu mi chiedi da che parte sto. Io starei dove sto. Posso? Ho sempre (da quando ho diritto di voto) votato con orgoglio per il PCI poi per il PdS poi per i DS e infine per il Pd. Ho subito Segretari di Partito che non sempre ho condiviso con la convinzione che potessero essere magari cambiati, magari lentamente, ma cambiati attraverso un processo democratico. Mi fa piacere appartenere a un POPOLO che proviene da quello che ha cacciato i Nazisti e i Fascisti, che crede nella Giustizia Sociale e nella Solidarietà. Posso ancora indignarmi se della gente disperata affoga davanti alle nostre coste? Posso ancora dire che Salvini e Di Maio, la Lega e i 5Stelle mi fanno veramente schifo? O sono solo un ipocrita? Dimmelo tu che sai tutto. Sono turbato. Oppure rinnova tu Compagno quello che resta del vecchio Partito Comunista, aderirò immediatamente insieme ai pensionati Forgione, Bussotti, Cantalamessa, e Potefarri, i quali stanno, con un piede stoicamente già dall’Altra Parte (la vera Classe quasi-morta che Kantor non aveva preso in considerazione) seduti intorno a me davanti al baretto di piazza Scotti, a bere un caffè e a parlare dei Mondiali di calcio, con pacato distacco ed anche un leggero senso di colpa, visto ciò che accade in Italia e nel mare che la circonda.

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