L’oriente approda a Palazzo Venezia

Data:

Art City, Palazzo Venezia di Roma, il 22 agosto 2018

L’atteso spettacolo di cultura orientale, in particolare nipponica riferita alle 2 funzioni tipiche della donna nel”sol levante” organizzato dal MIBACT nel giardino di PALAZZO VENEZIA ha rischiato di saltare per l’intemperie di GIOVE PLUVIO, che in questa seconda parte del mese d’agosto ha deciso di trattare ROMA come un territorio caraibico riversando bombe d’acqua nel pomeriggio per un paio d’ore con allagamenti ed alberi caduti ad ostruire le strade. Poi, per fortuna, il regista Arturo Armone Caruso ha escogitato la soluzione dello spostamento all’interno, nel salone di rappresentanza dell’ex palazzo BARBO con i due mega lampadari,cosicchè il lavoro di KATIA IPPASO, già presentato a PARIGI, è potuto andare in scena con la superba scansione orale intimista di AZUKI ed il suono del violino con canzoni melodiche tra una rivelazione e l’altra di MARIAFAUSTA. Se da un lato nelle vecchie case giapponesi del piacere spirituale c’erano le “geishe” con il loro Kimono e le babbucce,che deformavano il piede stringendolo per farlo diventare più piccolo; oggi nella nuova capitale Tokyo può capitare nelle”case del sonno”,di trovare delle fanciulle che hanno il compito di accogliere i clienti ed ascoltare dolcemente le loro confidenze, facendoli distendere psicologicamente ed addormentare.Per il teatro della parola di scuola Beckettiana, SHIORI è una di queste che confessa d’avere una profonda ferita  interiore, con carenze affettive, perché il padre abbandonò la madre nella sua adolescenza e di soffrire di narcolessia, ma di non poter cedere a Morfeo o altrimenti la padrona o tenutaria la manderebbe via,per cui deve assistere pazientemente ogni cliente.Tra costoro ricorda un borghese,un omaccione americano che ha aiutato a svestirsi e tre giovani liceali che invece di riposare dopo gli eccessi notturni nei locali di Dioniso e Venere, la volevano possedere, appena si fosse addormentata,ma vista la sua resistenza le sfregiarono il seno con il vetro di una bottiglia. Ella porta alla luce le turbe psichiche degli uomini in un dicembre nevoso,come risulta dal suo puntuale e meticoloso diario,unita empaticamente a loro dal non aver più né famiglia e tantomeno casa. Il suo è un compito stressante, logorante e monotono privo di gioia per cui alla fine crolla sfinita ed alla vigilia di Natale s’abbandona tra le braccia di Morfeo per un lungo e rigenerante ristoro salutare.

Susanna Donatelli

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