FARE CRITICA, ROBERTO DE GAETANO E GRAZIANO GRAZIANI: L’URGENZA DI TORNARE ALLA CRITICA

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Il 19 febbraio è iniziato a Lamezia Terme FARE CRITICA, il primo Festival della critica teatrale e cinematografica, media partner Rivista Del Cinematografo, Cinecittà News, Sipario e CloseUp.

Un festival interamente incentrato sulla critica, intesa come mezzo di intermediazione tra opera (filmica, teatrale, o in senso lato artistica) e pubblico, per meglio intenderne e capire le potenzialità artistiche e mostrarne sottotesti e significati, poco visibili per il grane pubblico. FARE CRITICA alterna giornate con interventi dedicati alla teorica critica sul teatro ad altri incentrati sul cinema; spettacoli teatrali e proiezioni in prima regionale. La seconda giornata ha visto gli interventi di due pesi massimi: il professore Roberto De Gaetano, uno dei massimi accademici italiani che si occupano di cinema (nonché direttore di Fata Morgana, magazine cartaceo, e della sua figliazione più recente Fata Morgana Web), e Graziani Graziani, critico letterario e teatrale e conduttore di Farhenait, programma di RadioTre. Graziani ha anche parlato del suo ultimo libro, Catalogo delle Religioni Nuovissime: una sorta di divertente e divertito “bestiario” antropologico che racconta della incontrollata gemmazione di credo religiosi nel nuovo millennio: ricerca antropologica perché, al di là dell’aspetto religioso, il libro mette in evidenza la disperata ricerca di certezze o appigli di un’umanità allo sbando in quello che Graziano chiama, a ragione, l’Epoca della disillusione. “La frammentazione vale anche per il mondo teatrale ma, mentre il cinema mantiene una sua forte dimensione popolare, il teatro spesso si lega a una certa comunità che riflette su di sé, dunque qui la sfida mediatica viene persa”: per lo scrittore la critica deve sempre accompagnarsi ad un teatro che faccia politica, in senso di vita sulla polis, e che si distingua dal mero spettacolo. D’altro canto, la tecnologia, croce e delizia della modernità, non è necessariamente uno strumento da guardare a distanza: piuttosto, il problema è che oggi viviamo “un’epoca di cui ci ricorderemo poco, senza grandi rivoluzioni, in cui non c’è spinta iconoclasta che voglia distruggere qualcosa di precostituito. Va ricostruita una grammatica, anche politica”. Di enorme interesse anche l’intervento di De Gaetano, intervistato dal direttore artistico e ideatore di FARE CRITICA, GianLorenzo Franzì: che si è soffermato soprattutto sulla questione cruciale della condizione in cui versa oggi la critica in Italia. Dopo aver speso parole di sentito apprezzamento per il Festival, che ha avuto il coraggio di mettere al centro del suo tema un argomento delicato ma importantissimo come la critica, auspicando per la futura seconda annualità una partnership con l’Unical, De Gaetano ha parlato ampiamento di una sorta di sfaldamento della disciplina avvenuto alla luce di una sempre crescente differenziazione dei discorsi intorno alle opere filmiche, definita dal docente una sorta di «discorsività disseminata»: «la critica possiede, prima di tutto, un tratto “riflessivo”, per dirla con Bazin; tuttavia, essendo oggi messa in crisi ogni operazione di “mediazione”, fare critica diventa sempre più difficile. Riguardo al cinema, sono cambiate poi anche le condizioni fruitive dell’opera: gli spettatori – soprattutto le giovani generazioni – tendono a non guardare film al cinema, essendo più atti a compiere un’esperienza non come “rito”, ma come visione parcellizzata (Netflix)».

Il docente ha ricollegato la riflessione sullo stato difficile vissuto oggi dalla critica alla natura stessa del pubblico: «In Francia la situazione del cinema è del tutto diversa che in Italia, perché lì c’è stata una pratica critica (i Cahiers du cinéma) che ha formato un certo tipo di pubblico; ha formato, cioè, un “gusto” che ha consentito loro di apprezzare film rimasti “clandestini” in Italia». De Gaetano, tuttavia, e al di là di uno stato di crisi comprovato, ha ribadito a più riprese la centralità del ruolo del critico e della sua riflessione teorica sull’opera colta nella sua unicità, poiché obiettivo primario del discorso critico resta quello di riflettere su ciò che l’opera dice al fruitore, rivelando ogni volta verità sul mondo e sui modi di vita. Così ha concluso De Gaetano: «La critica non deve “accarezzare” l’opera, ma deve “distruggerla” per capire davvero cosa ci voglia consegnare e perché il performativo è iscritto nell’opera stessa. Oggi i social influiscono tanto sulla critica, incentivano la frammentazione dei discorsi; eppure, c’è ancora spazio per la critica riflessiva, che può usarli senza piegarsi al loro funzionamento portando avanti delle idee».

Le prime due giornate di FARE CRITICA si sono concluse con Dux In Scatola, spettacolo scritto e interpretato da Daniele timpano della compagnia Frosini-Timpano; e con Il Muro, in assoluta prima regionale, scritto e interpretato dal catanese Turi Zinna.

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