Noi: la recensione del film di Jordan Peele sul tema del “doppio” come simbolo dell’ipocrisia americana

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Con “Noi”  Jordan Peele ritorna alla regia dopo Scappa – Get Out e dopo aver prodotto Blackkklansman di Spike Lee. Un nuovo trattato sulla società americana che non è solo un horror, ma racchiude in se i più svariati generi, rendendolo un film di genere che fa molto riflettere sull’umanità.

Già Scappa-get out aveva queste tematiche e costato “solo” 4 milioni il film riuscì a incassarne globalmente ben 220 milioni e così l’hype attorno a questo nuovo film ( Us, il titolo originale)  era alle stelle.

Noi racconta la storia di una giovane donna, Adelaide, che, tornata nella casa delle vacanze della sua infanzia, con il marito e i suoi due bambini, si trova a fronteggiare una circostanza spaventosa: delle persone li prendono in ostaggio e li minacciano, persone che sono le loro copie, ma molto più  rozze, feroci e selvagge, ma esattamente come loro… come noi ( almeno all’esterno). Hollywood cosi recupera un’altra volta, e dopo tanto tempo, il tema dei doppioni come capro espiatorio e simbolo dell’ipocrisia che contraddistingue e connota la società americana attraverso spaventosi doppelganger.

Protagonisti della storia sono: Il padre di famiglia  interpretato da Winston Duke (‘Black Panther’), la madre da Lupita Nyong’o (’12 anni schiavo’), mentre i figli da Shahadi Wright Joseph e Evan Alex, la prima vista in ‘Hairspray Live!’ e il secondo in ‘Kidding’. Fra gli amici della famiglia troviamo Elizabeth Moss (‘The Handmaid’s Tale’) e Tim Heidecker (‘The Trial’). Tutti attori noti e soprattutto di grande bravura proprio perché negli horror di ultima generazione, crossover di vari generi, serve una grande bravura recitativa ed espressiva, vista la complessità delle trame che spesso nascondono una simbologia intrinseca.

Si basti pensare che la protagonista Adelaide è interpretata dall’attrice premio Oscar, Lupita Nyong’: Al suo debutto cinematografico, ha ottenuto il plauso della critica per l’interpretazione della schiava Patsey nell’acclamato film 12 anni schiavo (2013), grazie alla quale si aggiudica numerosi riconoscimenti tra cui il Critics’ Choice Award, lo Screen Actors Guild Award e soprattutto il Premio Oscar alla miglior attrice non protagonista, prima attrice keniota e messicana ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento. È in seguito apparsa nei film campioni d’incassi Star Wars: Il risveglio della Forza (2015), Queen of Katwe (2016), Star Wars: Gli ultimi Jedi (2017) e Black Panther (2018).

Peele riesce a migliorarsi ed evolversi in questo film, se in Scappa l’horror rappresentava un bel vestito su cui costruire una satira ironica e pungente, in Noi lo spettatore vive un costante senso di disorientamento e confusione, senza perdere uno humour che dosa in maniera magistrale, anche se di orrore e paura cosi resta ben poco. Quest’elemento si è perso per dar spazio a un genere che faccia da ponte a più generi del cinema stesso.

La madre disperata chiede agli aguzzini: “Chi siete voi?”. E la risposta  non lascia spazio a libere interpretazioni: “Siamo americani”. Americani ormai assuefatti dalla violenza, americani che uccidono, odiano, opprimono con il sorriso sulle labbra. Ma gli “squilibrati” non sono sconosciuti,  in questo film, in questa vita siamo Noi. Il volto diabolico dell’umanità, quello che si cerca di nascondere.

Gli invasori vestiti di rosso, la famiglia del sottosuolo, ricordano i bravi ragazzi apparenti ma spietati invasori di Funny Games di Michael Haneke. Jordan Peele ha ammesso di aver attinto a molto dell’universo visivo dei più celebri horror, e basta stare attenti per vedere evidenti riferimenti e scene girate in maniera identica a Lo Squalo o Shining, ad esempio o del ragazzino che indossa la maglietta con sopra l’immagine della locandina del film de “Lo squalo” di Steven Spierlberg. L’horror di oggi è pieno di citazioni di genere e cosi va avanti.

Marco Assante

Si ringrazia il cinema Plaza di Napoli per la visione del film
Voto: 7-

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