“En attendant Beckett”: l’amore di Glauco Mauri e Roberto Sturno per Samuel Beckett – omaggio prezioso all’autore irlandese

Data:

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Sala Bartoli. Dal 2 al 12 maggio 2019

“En attendant Beckett” è un atto d’amore affettuoso e gentile, dolce omaggio a un autore fondamentale per il percorso artistico di Glauco Mauri; grazie al magnifico incontro tra il Premio Nobel per la letteratura e il grande Maestro del teatro italiano è stato possibile assistere in passato a numerose prime nazionali, fin dal 1961 con “L’ultimo nastro di Krapp”.

Lo spettacolo, in questi giorni al Politeama Rossetti di Trieste, compendia, con sensibile e attenta intelligenza, l’essenza più pura dell’opera di Samuel Beckett, geniale cantore della tragica condizione umana.

In un delicato prologo, fotografie richiamanti la luce delle inquadrature di Ingmar Bergman e brevi spezzoni di filmati ritraenti l’autore irlandese (tra cui il prezioso film-documentario “Dal silenzio al silenzio” di Seàn O’Mòrdha), o immagini di brughiere deserte fanno da base all’ascolto della sua voce accanto a citazioni, aforismi e brani tratti dalle opere poetiche (“Nacht und Träume”) e letterarie (“Molloy”); in scena, Glauco Mauri (Croak) e Roberto Sturno (Joe – Parole), assieme ad Andrea Baracco (Bob – Musica) vi aggiungono il radiodramma “Parole e Musica”.

L’atmosfera che da ciò si sviluppa permette di cogliere con maggior profondità le sottili ma acutissime suggestioni date dai due atti unici che seguono e fra loro si compensano: “Atto senza parole” (interpretato da Roberto Sturno) e “L’ultimo nastro di Krapp” (con Glauco Mauri), due intensissime prove d’attore.

L’uno, totalmente muto ma incredibilmente espressivo, mostra in una luce abbacinante la violenza provocata su un uomo solo, nel vuoto deserto, da un’entità fuori scena che con l’uso di un fischietto e di oggetti fatti scendere dall’alto lo induce a ingegnarsi per raggiungere una brocca d’acqua, ma impedendogli ogni volta di afferrarla fino a distruggerne il desiderio di sopravvivere per lasciarsi andare esausto, totalmente privo di ogni volontà.

L’altro, immerso in una densa penombra, esprime la sofferenza per una vita spesa nella vana speranza di raggiungere la gloria. Krapp, ormai giunto alla fine della propria esistenza comprende, troppo tardi, di aver pagato un prezzo altissimo e inutile – la rinuncia totale di qualsiasi altro interesse o relazione – rincorrendo un successo mai arrivato ed è un gioco crudele quello che si autoinfligge: trovarsi di fronte al proprio fallimento senza alcuna possibilità di “riscrivere la propria storia” perché inchiodato dalla verità della sua propria voce, registrata su di un nastro magnetico mentre esprime, in un tempo ormai andato, la certezza di un futuro grandioso, mai realizzato. Efficacissimo qui l’uso della voce di Glauco Mauri stesso, registrata nel 1961, nel corso della prima interpretazione del ruolo.

Il connubio tra i due atti unici fa emergere in modo ineludibile lo stretto legame tra farsa e tragedia che condanna l’essere umano, espresso da Beckett con acuta, pungente e impietosa lucidità. Pur consapevoli di trovarsi di fronte a due giochi crudeli, sfugge infatti allo spettatore la risata o il sorriso per le disgrazie, vissute con grande dignità dall’uomo nel deserto cui l’Autore non dona neppure il nome: le tragedie, quando toccano qualcun altro, possono fare questo effetto e a volte ne abbiamo proprio bisogno, per esorcizzare il terrore di essere noi a trovarci nei suoi stessi panni. In realtà lo sappiamo benissimo che prima o dopo ci dovrà capitare. Nessuno può dirsi esentato. Si può al massimo fingere, recitare una parte. Illudersi che ciò non sia.

Paola Pini

Trieste, Politeama Rossetti – Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia
Sala Bartoli
Dal 2 al 12 maggio 2019
En attendant Beckett
un percorso multimediale ideato da Glauco Mauri e Roberto Sturno
con la collaborazione di Andrea Baracco
Prologo
Samuel Beckett
Atto senza parole
L’ultimo nastro di Krapp
con Glauco Mauri e Roberto Sturno
musiche originali di Giacomo Vezzani
luci di Alberto Biondi
produzione Compagnia Mauri Sturno

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