La difficile realtà dell’ospitalità e della comprensione con i migranti nella commedia etnico-sociale ”Come se foste a casa vostra”

Data:

Al Teatro Vittoria di Roma, fino al 4 dicembre 2019

Nella nostra penisola la paura del “diverso”, di religione e cultura civile differente, fa si che si guardi con sospetto a chi arriva e che si preferisca tenerli segregati in campi nomadi ed insediamenti periferici, come via CANDIANI alla magliana o “la barbuta”. Se poi toccasse, per caso, ospitarli in casa nostra in segno d’altruistica solidarietà, come ipotizzato in un film francese, v’immaginate voi cosa succederebbe e come sarebbe la coabitazione? Allora, come novità drammaturgica ed idealizzazione utopistica ha provato a farlo Michele Cosentini,supponendo per assurdo che un decreto dell’accoglienza imponga a chi ha più di 100mq di ricevere nella propria magione il migrante, non essendoci possibili alternative pubbliche per loro. Un impiegato borghese giunge nella sua casa in ristrutturazione ed annuncia alla moglie la ferale notizia, con tutta la disperazione e sconcerto che questa provoca.Tuttavia c’è una possibile attenuazione dell’imposizione: chi ha lavori in casa può diminuire le persone da ospitare per evitare eccessive molestie e fastidi. Gli scatoloni sono tutti in mezzo e l’operaio sta provvedendo agli allacciamenti elettrici e disposizione dei mobili con la pittura delle pareti.Dunque può essere degli ospitati ed è favorito perché è già all’interno della casa, anche se ricatta i proprietari chiedendo 100 euro al giorno e birrette in cucinaprima d’iniziare un’altra incombenza; in veste di bevitore v’è pure il giovane figlio dei padroni prima d’andare dalla fidanzata. Naturalmente usi, costumi ed abitudini, sono di differente genere ed i due stranieri africani, lei del Sudan e lui del Senegal, si comportano come fossero loro a disporre dell’immobile con liti continue, anche perché il ragazzo figlio dei signori occidentali ha messo in cinta l’africana che fa la colf, mentre lui impegnato in lavoretti che in realtà è italiano di seconda generazione essendo nato a ROMA ventinove anni fa da genitori Eritrei, se l’intende con l’operaio Bognan. Insomma nella casa c’è lo scombussolamento, il disordine, tanto che non s’accorgono che il decreto impositivo sull’accoglienza è da tre mesi scaduto e l’insofferenza reciproca arriva al parossismo. Per cui nell’esplosivo finale ci s’augura che non ci siano più Siriani, Curdi, extracomunitari a sconvolgere le nostre città,che respirano sempre più un’aria d’intolleranza politica e civile verso lo straniero, specie per i tragici eventi che si ripetono,come in questi giorni a Londra e Parigi,nonché per i posti di lavoro e le case popolari loro assegnate,togliendole sia pur legalmente agli Italiani ed assistendo ai fatti tragici con la rivolta di Casal bruciato,Casal bertone e via Morandi a tor sapienza. Purtroppo la politica di un certo colore ci specula sopra e la coppia di Maria e Riccardo,con i suoi tentativi d’evitare la disposizione, ben la rappresenta comicamente, dimostandoci quattro accenti drammatici; il fallimento appunto dell’integrazione.

Giancarlo Lungarini

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