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“La Ragazza d’autunno”. Il sangue verde di Kantemir Bagalov

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Per Kantemir Bagalov, regista e co-sceneggiatore insieme ad Aleksander Terechov del film “La Ragazza d’autunno”, il colore del sangue è verde, un verde denso e pastoso che ricorda i drappi del Bellini, gli sfondi di Raffaello, le vesti del Veronese, e gronda sulle pareti, sui corpi dei protagonisti, sugli oggetti, sui vetri, sui loro visi, e poi si mescola con il rosso, il colore della speranza, e ogni inquadratura è una magnifica tela che racchiude in sé l’amore e la morte, la follia e la guerra, la povertà e la rinascita.
L’autunno di cui si parla è il primo dopo la fine della seconda guerra mondiale, la neve copre già le rovine di Leningrado e il freddo intenso taglia i respiri, e mentre si festeggia la pace ritrovata, la follia di quel conflitto sembra non abbandonare nessuno, dai soldati che si sono salvati, alle donne, ai medici, alle infermiere, ai ragazzi a caccia di piacere, alle alte cariche del partito, cola come un vomito che non si riesce a fermare. Chi si è salvato dal conflitto ne è uscito scioccato, ferito, debilitato, non riesce a dimenticare l’orrore che ha visto, i morti che ha sepolto, i cari che ha perso.
E la ragazza di questo autunno di rinascita e di ricordi indelebili è Iya (Viktoria Miroshnichenko) la giovane infermiera che chiamano “giraffa” per la sua altezza, ogni tanto “s’incanta”, in uno stato catatonico, si ferma a guardare il suo passato, che è ancora lì sulla sua pelle, non l’ha abbandonata, i suoi occhi sono fissi su qualcosa che vede solo lei e suoni gutturali le escono dalla bocca, vorrebbe forse gridare aiuto, per sé e per gli altri ma poi “ si sveglia” per continuare ad assistere i reduci, dimenticando il suo dolore e occupandosi di quello degli altri. E, come un angelo della morte, avrà anche il compito, di terminare quei dolori ingiusti, inutili, insopportabili.
Una delle scene più forti e più belle del film è quella quando Iya soffia il fumo della sigaretta sul viso del soldato che sta per morire, perché lui, non sopportando di vivere paralizzato, le ha chiesto “Fallo, così potrò alzarmi e mettermi a correre”. La morte viene ad alleviare le sofferenze e ha i capelli biondi, quasi bianchi, le sopracciglia trasparenti, la carnagione pallida, la cuffietta sul capo, e una dolcezza e una pietas infinite della ragazza dell’autunno.


E poi c’è Masha (Vasilisa Perelygina) l’amica del cuore che non può avere figli ma li vuole, disperatamente li vuole per iniziare una nuova vita. E’ stata un soldato, ha dato il suo corpo a tanti, ma ora, con Iya, con cui condivide la solitudine e il lavoro all’ospedale, si instaura un rapporto così profondo, che le chiederà di fare un figlio per lei, con il direttore dell’ospedale. Ma Iya farà l’amore con lui solo se Masha si sdraierà sullo stesso letto, le starà vicina, mentre lei le si aggrapperà quasi con violenza, per non sentirsi sola. Ma è forse con Masha che vorrebbe fare l’amore… Una scena che lascia senza fiato.
Tutto il film ha il ritmo della neve che cade, imbianca le cose e copre i dolori, poi, all’improvviso folate di crudeltà e di follia umana si abbattono sulla storia, per non farci dimenticare che la pace è stata conquistata con il sangue, con le battaglie, con la guerra, e ha lasciato invalidi, orfani, malati. Senza tutto ciò, non ce l’avremmo fatta. Ma poi, dopo la guerra, è arrivata la dittatura, di nuovo la perdita di libertà, di nuovo prigionieri, morti, silenzi. Ma è l’amore, strani amori, amori disperati, incerti, ritrovati, persi, che fa da leitmotiv alla storia, qualcosa che si cerca tra le rovine e i malati da curare. E poi la sensualità, una piccola gemma di vita, che si esprime attraverso il tocco delle mani, timide carezze, tre corpi sullo stesso letto, una schiena nuda, un schiaffo, la mano che afferra il braccio dell’amica, il sesso veloce in un automobile, sguardi profondi, parole poche, caso mai suoni sordi che sorgono dalla gola, impossibili da decifrare perché niente viene urlato, nemmeno il dolore.
Una storia originale e struggente, elegante nella forma e nella sostanza, un film dove lo spettatore si adagia in quell’andamento inquieto, calmo e denso, perdendo la cognizione del tempo e delle stagioni. Solo una gli è ben chiara ed è l’autunno, quell’autunno così verde e così rosso in cui due donne ferite cercano un figlio per provare a “guarire” da tutto quello che è stato prima, e che abbiamo visto riflesso sui visi di Iya e Masha e di tutti gli splendidi interpreti di un piccolo capolavoro firmato dal ventottenne regista russo Kantemir Balagov.

Daria D.

Il film è stato presentato in anteprima il 20 maggio 2019 al Festival di Cannes, nella sezione Un Certain Regard.[3][4] È stato distribuito nelle sale cinematografiche russe dal 20 giugno 2019.[1] In Italia è stato presentato in anteprima al Torino Film Festival il 28 novembre dello stesso anno, per poi venire distribuito nelle sale cinematografiche dal 9 gennaio 2020 da parte di Movies Inspired.[5][6]
La ragazza d’autunno
Titolo originale
Дылда
Dylda
Lingua originale
russo
Paese di produzione
Russia
Anno
2019
Durata
130 min
Rapporto
1,85 : 1
Genere
drammatico, storico
Regia
Kantemir Balagov
Sceneggiatura
Kantemir Balagov, Aleksandr Terechov
Produttore
Sergej Mel’kumov, Oleksandr Rodnjans’kyj
Produttore esecutivo
Natalija Gorina
Casa di produzione
Non-Stop Productions
Distribuzione in italiano
Movies Inspired
Fotografia
Ksenija Sereda
Montaggio
Igor’ Litoninskij
Musiche
Evgueni Galperine
Scenografia
Sergej Ivanov
Costumi
Ol’ga Smirnova
Interpreti e personaggi
Viktorija Mirošničenko: Iya
Vasilisa Perelygina: Maša
Andrej Bykov: Nikolaj Ivanovič
Igor’ Širokov: Saša
Konstantin Balakirev: Stepan
Ksenija Kutepova: Ljubov’ Petrovna
Olga Dragunova: la sarta
Timofej Glazkov: Paška

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