Il figlio soggiogato affettivamente dal padre ed il lavoro precario d’un giovane artista nella stravagante commedia senza ”quarta parete” DUE BOTTE A SETTIMANA

Data:

Al Teatro Roma, fino al 2 febbraio 2020

La crisi nervosa provocata dalle preoccupazioni economiche e dall’eccessive premure, vessazioni, dei genitori spesso sfocia in depressioni mentali e mancanza di fiducia in se stessi che ci spinge a recarci dallo psichiatra per avere da lui un’iniezione di fiducia. Proprio di ciò si occupa il testo composto a 4 mani da Marco Marzocca e Stefano Sarcinelli in programmazione in questi giorni al teatro Roma di via Umbertide al Tuscolano, che inizia con il paziente sul lettino per la seduta di psicoterapia che si ripete due volte a settimana, poiché Stefano è ossessionato dalla voce della mamma, che non riesce a comprendere nel corso della notte. Tornato nel suo ufficio di mediocre produttore riceve la visita di numerosi personaggi,impersonati dal comico Labronico Leonardo Fiaschi che cerca la sua vera entità per sfondare nel mondo dell’arte. Si parte da Rocco Siffredi che vuole cambiare ruolo sociale lasciando il mondo della celluloide per diventare principe del castello e guida turistica confondendo tuttavia il linguaggio con promiscuità libertina. Egli vive nel palazzo di cui è proprietario il padre che è un famoso notaio, che ha mandato via la madre allorché aveva due anni perché non cresceva il bambino in modo sano. Intorno  a lui v’è il servitore timoroso e fedele,ignorante ed impacciato,con la sua livrea rossa che dovrebbe aiutare Stefano a costruire il presepio, ma la sua surreale e grottesca goffaggine gli ha fatto scegliere le statuine sbagliate od addirittura, con il che si conferma la sua incompetenza religiosa,romperle mandando su tutte le furie il padrone, che deve aguzzare il suo ingegno per riuscire nell’impresa. Icastico ed esilarante è Marzocca, che proviene dalla scuola comica del maestro Gigi Proietti, capace di calarsi nei due tipi del padre scrupoloso e meticoloso nonché dell’allampato cameriere. Leonardo Fiaschi ad altre esasperate ed istrioniche macchiette, dà vita a partire dallo scimmione cui i guardiani danno la caccia,che scende agilmente in platea rompendo il muro della” quarta parete”, con il pubblico foltissimo da sold out per la sala,considerata pure l’ottima pubblicità diffusa nel quartiere. L’impagabile FIASCHI incarna anche i cantanti Morandi e Gabbani, nei cui panni è veramente straordinario, mentre Stefano non sapendo quadrare il bilancio economico dell’attività promozionale e delle spese familiari è sovente costretto a ricorrere alla cassa paterna, accentuandone la dipendenza soggettiva. I presenti si coinvolgono nella dialettica tra Marzocca e Sarcinelli, barese d’origine e partenopeo d’adozione, con il colpo di scena finale che spronerà ad incamminarsi ed accentrarsi nell’esistenza bloccarsi per la paura. Dunque tre grandi attori con un ludico e divertente spettacolo per un finale didascalico come apertura al quotidiano ed intrepido coraggio, speranza nel domani puntando sul nostro”io”. Fino al 2 febbraio.

Susanna Donatelli e Giancarlo Lungarini

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