Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

“La strega”

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“La strega”: basta solo una scena scarna, un notevole gruppo di ceri e una cesta di mele per lacerare il buio della notte. Sul palco oltre ai pochi oggetti solo un’attrice impegnata in una arcana narrazione. La sua voce e le sue sembianze ci riportano ad un lontano e triste passato: il suo nome è Fiammetta Bellone. L’attrice veste i panni di Antonia la sfortunata interprete del romanzo “la Chimera” di Sebastiano Vassalli. Fiammetta Bellone con la sua poliedrica coralità imposta il suo monologo in diverse tonalità di voci interpretando con maestria anche gli altri personaggi collegati alla infelice vicenda. La narrazione ci porta nei periodi bui della santa inquisizione. La giovane e bellissima Antonia vive in un paesino del novarese tra la fine del cinquecento e i primi del seicento. La ragazza è orfana e quindi ribattezzata come Antonia Spagnolini per i suoi capelli corvini e gli occhi neri come la pece. Sembra la figlia di qualche “archibugiere” della guarnigione spagnola. La sua sola colpa è quella di essere bella, ingenua e forse ribelle ma soprattutto di essere donna. La società del periodo è malata di superstizione. Basta che un raccolto vada male per la grandine o sia in corso una carestia per troppa siccità che la colpa sia del demonio. Per placare la sua ira bisogna individuare un capro espiatorio. Chi meglio della bellissima Antonia, lei non ha affetti e poi è il momento che di notte si vede con un misterioso amante. Ma in paese la gente mormora e qualcuno ha individuato in lei e nei suoi comportamenti qualcosa di diabolico. Ormai per tutta la comunità è una strega. Tutti la evitano e ben presto viene arrestata. Antonia senza sapere il perché subisce un infamante processo. Sotto tortura e senza capire neppure di cosa è stata imputata la ragazza confessa ogni cosa. I benpensanti la condannano così al rogo. La giovane donna viene arsa viva proprio nel luogo dove si incontrava con l’amante.
Fiammetta Bellone dice del suo spettacolo:
“E’ un romanzo che racconta la storia di un paese, trasformata in un monologo”, “la regista ha cercato di restituire attraverso una voce sola quella di tutti i membri del paese. C’è la voce delle suore da cui Antonia viene allevata, quella dei suoi genitori adottivi, del prete del paese, dell’inquisitore. È un racconto corale per una voce sola, una storia drammatica, ma con una sua forma di leggerezza, perché è tenera”.
La rappresentazione impreziosita dalla direzione di Laura Sicignano è uno spaccato di storia e cultura. La drammaturgia è ben recitata da una eccellente Fiammetta Bellone che sublimando l’anima dei personaggi ne esalta la trama.

Giuliano Angeletti

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