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Piccolo penny

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La macchina si è messa a girare e non potrai fermarla, rabboccherai il bicchiere per provare a scendere da questa giostra degli orrori, ogni tipo di droga abuserai in faccia al qualunquismo e alla natura predace e sciacallesca di chi dice di adorarti – dissociarsi è la sola via per dimenticare ciò che sei diventata: un piccolo penny che era controcorrente e ora fa solo circolare danaro. Non ti lasciano un metro quadro di respiro. Tu, collettrice di affezioni e disfunzioni così compenetrate al tuo talento da incutere paura.

Prima ti acclamano poi ti fanno a pezzi… E tu avevi una paura folle, la paura ti aveva piegato. Tu che eri stata tanto fuyant, e mordace, schietta, ora eri la maschera che tutti reclamavano.

Il trucco spampanato, il corpo macilento e essudante febbre, gli occhi torpidi, andavi incontro all’inerzia di questo meccanismo di devastazione, a questa garrota di consenso e nonsenso.

Fragile – la voce calda, pastosa e robusta che faceva a cozzi col tuo corpo esile e rasciugato – ma forte del tuo carattere pertinace e di quello scampolo di libertà che avevi serbato dentro come una franchigia dal mondo intero… Quella libertà che più affermavi te stessa, più s’affiochiva nella latebra spinosa del tuo cuore, e nei tuoi passi malcerti e sovraesposti.

Ti gettarono sul palco e buttarono la chiave. Tutti chiedevano qualcosa, tutti volevano qualcosa da te, ma tu eri già andata da tempo, nel pendolo estenuante e distruttivo tra arte e dissipazione, tra istinto di negazione e una forma di autocontrollo che si assottigliava ogni giorno di più. Le luci e la ribalta ti trafissero come una cuspide il burro. Anchorman simili a pescecani – dopo averti portata su un palmo di mano – ripulivano ora i tuoi avanzi e si producevano in fumisterie corrosive, prendendoti a bersaglio della loro cinica idiozia nel momento in cui eri più sofferente e vulnerabile.

Tutti ebbero qualcosa di ciò che ti apparteneva, crapularono col tuo straripante talento, mentre tu potesti salvare così poco di tuo: una voce d’oro e una chitarra … Sempre sola al cospetto di tutti e tutto, compreso l’amore – del quale bruciasti autisticamente senza alcun controllo.

Tu, sola in quel raggio, come una pazza bambina, smarrita e presa a calci dai riflettori.

Massimo Triolo

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