“Angelo e il diavolo”: intervistando Inkline

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Oggi incontro e intervisto Inkline, nome d’arte di Riccardo Luciani. Classe 2001 Riccardo inizia a suonare la batteria all’età di 9 anni e all’età di 17 anni sente il bisogno esprimersi, e così inizia a scrivere le sue canzoni. Inizia a lanciare i suoi pezzi nel 2019 con uno stile completamente diverso rispetto a quello di oggi. Influenzato da sonorità punk rock, si rimette in gioco adattando la musica degli anni ‘70 ai giorni nostri. Dal 12 marzo è in radio il nuovo singolo “Angelo e Diavolo”. Un brano esce per MVP Music (dove MVP sta per Music Vision Power), etichetta indipendente con base a Venezia nata per valorizzare i talenti della musica urban della zona mettendo a disposizione dei propri artisti una squadra creativa e professionale composto da producer, videomaker, fotografi, grafici e booking agent. Lo stesso vede la sua nascita in studio grazie al cambiamento drastico che Riccardo ha voluto dare alla sua musica e grazie alle chitarre di Alessandro Ragazzo.

Ciao Riccardo, bentrovato al Corriere dello Spettacolo. Come ho detto, “Angelo e Diavolo” è il tuo nuovo singolo. Parlando di questo singolo hai dichiarato che rappresenta l’inizio di un percorso che hai sognato e concretizzato solo nell’ultimo anno. Mi parli di questo?

Nella canzone “Angelo” è il ragazzo e il “Diavolo” è la ragazza, protagonisti del brano. Parla della storia d’amore di due ragazzi di 18, 20 anni. Una storia non semplice, è un amore tossico, impossibile, una storia che non è nemmeno aiutata dalla madre, che mette i bastoni tra le ruote a questi ragazzi.

Dall’ascolto del brano, mi è sembrato di capire che però la storia d’amore non è propriamente una singola storia, ma sembra riportare diverse storie che hanno vissuto una situazione simile. È così?

Sì! infatti non tratta una sola storia, ma un insieme di storie, non racconto solamente di me, ma anche di altri. Fatti accaduti veramente non solo a me, ma anche ad amici o comunque persone che sono vicini, anche conoscenti che mi raccontano le loro storie. Storie che mi piace ascoltare – sono un ascoltatore – e queste storie sono la fonte d’ispirazione delle canzoni che scrivo.

Leggendo la tua biografia ho visto che hai fatto un percorso diverso rispetto a tanti artisti. Come ho detto prima, hai iniziato a suonare la batteria a 9 anni, cosa è successo da qui?

Come sai all’età di 9 anni ho iniziato a suonare la batteria, non continuando con questa passione, perché non rispecchiava quello che volevo fare. Poi all’età di 17 anni ho sentito il bisogno di esprimermi e ho cercato un modo per farlo. Ho iniziato con la scrittura, che amo molto, e poi con il canto.

Voglio sottolineare una cosa importante, che non ho mai detto, (anche se chiedo a tutti i tuoi colleghi che intervisto, vale a dire di parlarmi della loro biografia): il mondo della musica non è una scelta di vita, ma è una passione, un bisogno di esprimersi. Non si può fare musica (arte in generale) senza tale bisogno.

“Angelo e il Diavolo” non è il tuo primo singolo, cosa ha di diverso rispetto agli altri pezzi del passato? E poi per chiudere ti chiedo se hai intenzione di fare un Album o un EP.

In poche parole, ha una sonorità punk e rock, mentre le altre erano più verso il rap. Per quanto riguarda l’Ep, in realtà ci stiamo lavorando, ma non so dirti quando uscirà un Ep. Tra l’altro si deve risolvere la situazione, tuttavia siamo al lavoro.

Sperando che riuscirai a pubblicare il tuo Ep, ti ringrazio di questo tempo e ti mando un caro saluto.

Giuseppe Sanfilippo

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