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Loop: Il nuovo singolo di Sabba

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“Ognuno di noi ha il compito di ascoltare i propri sogni e desideri più in profondità, e semplicemente surfare con stile su quest’onda indomabile che è la vita”.

Salvatore Lampitelli

Oggi ho l’onore e il piacere di intervistare Sabba, nome d’arte del cantante e cantautore Salvatore Lampitelli. Vincitore di The Winner Is, talent canoro condotto da Gerry Scotti su Canale 5 e finalista (2° posto) insieme ai TheSuper4 a XFactor Romania, dove l’audizione di Caruso è diventata virale grazie a XFactor Global (oltre 10 milioni di views) Sabba oggi ci parlerà di “Loop”, suo nuovo singolo, un bellissimo brano che ti conquista nell’immediatezza.

Ciao Salvatore, ti faccio i complimenti per “Loop”, un brano che vuole essere una preghiera universale di chi è stato dimenticato dai governi o dai media. Chi sono questi dimenticanti e come è nato il brano?

Questi dimenticati siamo noi artisti, ma anche tutti gli addetti ai lavori del settore spettacolo e non solo. Questi dimenticati sono tutte le persone che hanno sofferto la solitudine, l’improvviso distanziamento fisico, che hanno fatto i conti con l’introspezione. Questi dimenticati siamo tutti noi. Dimenticati, sì. Perché, specie in un Paese come il nostro, l’Italia, l’Arte dovrebbe essere al primo posto, eppure sembra che non sia più una priorità per nessuno. Questo fa male. E quel dolore, alle volte, spinge a reagire, scrivendo canzoni con un messaggio talmente potente da far rinascere tante anime, seppur distanti tra loro. “Loop” sta dimostrando di poter essere un inno, capace di arrivare lontano, ma soprattutto capace di scavare in fondo alle anime mettendole in connessione nell’accettazione della reciproca debolezza.

Ricordiamo anche che ad impreziosire il brano c’è la produzione di Massimo D’Ambra e la chitarra di MustRow che torna nuovamente a collaborare con Sabba.

Ho voluto iniziare parlando del brano, la domanda che ti voglio fare adesso è su una curiosità legata a una cosa bella che ho letto nel tuo sito. Non so se l’hai scritto e detto tu, ma c’è un punto che recita “Cantare bene, cantare benissimo, saper fare le cose, non basta più, almeno dai tempi dell’avvento di Lucio Battisti”, queste se son tue parole, sono veramente fondamentali, ma cosa è necessario secondo Salvatore per saper cantare bene, saper fare le cose?

Sentire. Mettere dentro, in maniera autentica e prepotente tutte le emozioni che siamo costretti a reprimere nella nostra quotidianità per convenzione sociale. Se nella musica non metti quello che hai dentro, rischi di essere solo un mestierante.

Sei napoletano, una terra bella per la sua storia e anche terra della canzone, quindi un luogo del mondo che va oltre l’immagine che spesso la retorica costruisce. Qual è il tuo rapporto con Napoli e quanto questa terra è stata importante per la tua musica?

Amore e odio. Spesso sono stato definito un rinnegato, come Bennato che, a differenza del fratello, amando il blues e il cantautorato, si distaccava dalla tradizione. Io amo la mia terra e la sua musica. Non è un caso se ho iniziato a fare musica cantando in napoletano con alcuni dei pionieri del Neapolitan Power (Franco Del Prete, Piero Gallo ed altri grandi musicisti con cui ho avuto il piacere di suonare, collaborare, scrivere e da cui ho l’onore di poter imparare qualcosa ancora oggi, vedi Daniele Sepe). Ma la mia terra è anche una terra che difficilmente digerisce chi guarda lontano o chi non sente il bisogno e la necessità di ostentare ad ogni occasione la sua napoletanità, che io invece credo essere un valore aggiunto a prescindere dalla volontà o meno di dimostrarla o esportarla. Lo facciamo in maniera automatica. Se sei napoletano (in verità io sono della provincia, ancora peggio per certi settori culturali), lo sei e basta. Non lo dice la lingua in cui parli, o la musica che fai.

Un’ultima curiosità, farai un album? Oppure, se ancora non ti vuoi sbilanciare, ti chiedo se con l’arrivo dell’estate farai qualche concerto.

Top secret. Posso solo dire che ho tanti brani nel cassetto e alcuni sono già stati prodotti, finalizzati, come si dice in gergo, “chiusi”, insieme a Massimo D’Ambra.

Infine, voglio ancora complimentarmi con te e grazie per questa intervista. Un caro saluto Giuseppe dal Corriere dello Spettacolo.

Grazie a te e a tutti i lettori.

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