Outsider da sempre

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Voglio esprimere ciò che sento rispetto ai fatti quotidiani di violenza. Voglio dire la mia, senza paura di essere fraintesa o meglio, anche con la possibilità di fraintendimenti, acclamazioni di contrarietà, possibili critiche e contestazioni. In questo spazio di vita dove tutto è immagine e tutto si muove attraverso eventi, esperienze, anche la violenza è una parte imprescindibile del nostro quotidiano, certe volte siamo chiamati a viverla. Sembra cinico dirlo, tuttavia se non lo affermassi, mancherei di verità. La violenza è un’esperienza che alcune Anime hanno scelto di sperimentare, scelta che la persona non ricorda di avere fatto, altrimenti sarebbe in grado di evitarla, tuttavia è funzionale alla realizzazione dell’Anima. La mia Anima, per esempio ha scelto un padre che ha usato violenza fisica, picchiando mia madre e anche me per sfogare la sua rabbia. Oggettivamente questa immagine non è in alcun modo giustificabile, è un’immagine che fa indignare, per molti anni ho odiato mio padre è sono stata arrabbiata con mia madre perché non si era difesa per difendermi. Sul piano della realtà oggettiva un evento simile rimane un evento da condannare e chi l’ha commesso una persona da punire. Se però, per un momento ci prendessimo un respiro per guardare questa esperienza nel suo lato invisibile, cosa saremmo chiamati a vedere? Niente di più che un’immagine che porta con sé un’emozione, nel mio caso la rabbia, ed è proprio riconoscere e accogliere quell’emozione che mi permette di rispondere alla chiamata dell’Anima che si è manifestata attraverso l’esperienzia della violenza. Il lato nascosto, invisibile di ciò che ci accade, è da guardare, come quello visibile, affinché quell’esperienza non si ripeta. Nel mio caso specifico la mia Anima mi chiedeva di accogliere tutta la rabbia, senza agirla naturalmente, mi chiedeva di sentire il dolore che portava con sé, per non ripetere la stessa esperienza a gradi d’intensità sempre più elevati. Portare lo sguardo sull’emozione anziché sul fatto ci permette innanzitutto di assumerci la responsabilità dell’evento, nel mio caso di aver scelto un padre violento, senza tuttavia sentirsi in colpa. Essere responsabile di ciò che ci succede, significa, riconoscere di avere tutte le risorse per vivere quell’esperienza senza rimanerci incastrati dentro. Nel mio caso, riconoscere che avevo scelto quel padre mi rendeva abile a sentire e accogliere l’emozione della rabbia che bruciava dentro e sentendola, fino in fondo, trasformarla in fuoco creativo capace di generare bellezza e poesia. È buffo come la nostra Anima abbia scelto situazioni a volte così complesse per compiere il suo cammino, tuttavia a noi serve solo la fede per percorrerlo. Anche ciò che nella realtà può sembrare atroce, disdicevole, ingiustificabile, imperdonabile, visto attraverso la mente poetica, lo sguardo del cuore, è pura possibilità di realizzazione della nostra Anima. Fermarsi alla sfera dei fatti, la violenza in questo caso specifico, è limitante e oserei dire dannoso, perché ci imprigiona dentro una realtà che ci rende vittime e prigioniere dell’odio, del rancore. Ho dovuto soffrire ripetutamente, vedere immagini di violenza e abuso fuori e dentro di me, prima di comprendere che la mia rabbia voleva essere riconosciuta, ma quando mi sono concessa il permesso di includere quel fuoco, ho sentito che con esso potevo muovere un sacco di energia creativa in grado di rendermi una donna libera dalla violenza. Ogni essere umano è al servizio delle esperienze che la sua Anima ha scelto, il detto: nulla è a caso, porta con sé il significato che non c’è niente, assolutamente niente, nella vita che succede per pura casualità. Tutto è scelto accuratamente dalla nostra Anima, non finirò mai di ripeterlo perché su questo punto c’è la chiave di volta, che ci conduce verso un cambiomente capace di portarci al risveglio della coscienza. Essere al servizio significa accogliere il sacrificio che l’immagine, in questo caso, la violenza, a volte ci chiede di compiere, un sacrificio in grado di condurci dentro un’emozione che è la voce dell’anima che sussurra alle nostre orecchie indirizzandoci verso la strada che ci riporta a casa. Nel mio caso specifico riconoscere la violenza come scelta della mia Anima e sentire tutta la rabbia che quest’immagine mi portava, mi ha permesso di riconoscere in mio padre il più grande alleato per compiere il mio destino, un destino da ribelle. Vedere ciò mi ha aperto il cuore così tanto, da sentire che mio padre potevo solo amarlo e ringraziarlo e benedirlo andando al di là del bene e del male. Ora è tua la scelta se rimanere, ferma dentro il rancore che vede nel fatto accaduto, una vittima e un carnefice, o se vedere entrambi come parti imprescindibili per favorire immagini di libertà e consapevolezza. Il senso profondo di ogni immagine è di essere osservata con uno sguardo che non contiene né attrazione né repulsione uno sguardo equanime che sa accoglierle Tutto senza più giudicalo. Come ho detto all’inizio del testo, qui offro la mia esperienza rispetto all’immagine della violenza, una possibilità tra le infinite possibilità. La mia Anima ha scelto di sperimentarla attraverso di me, non è né giusto né sbagliato, il mio compito di fronte a questo evento era dire sì, dissolvendomi completamente dentro l’emozione che portava in essere. Forse questa visione può non piacerti, non importa, ti chiedo di usare queste parole per trovare la tua emozione, qualunque essa sia, ti assicuro che sarà quella perfetta per riconnetterti alla tua Anima e al progetto senso per cui è venuta in questo spazio di vita, liberandoti dalle continue proiezioni e dalla sensazione che le cose debbano andare sempre diversamente da come ci accadono.

Fiorinda Pedone

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