Il Barone rampante al Piccolo di Milano

Data:

Teatro Grassi, dal 27 settembre all’8 ottobre 2023

Il Barone rampante, scritto nel 1957 da Italo Calvino, rivive sulla scena in tutta la sua magia e la sua verità fantastica. Grazie alla geniale, complessa e tuttavia chiara, comprensibile e coinvolgente trasposizione teatrale di Riccardo Frati, assistiamo a una favola di ombre, burattini, funamboli, e alle loro meravigliose vicende, scoprendo, man mano che ci viene raccontata, quanto ci tocchi da vicino, per la sua modernità e universalità e per quanto le sue utopie ci appaiano fattibili, raggiungibili, auspicabili.

È la storia di un ragazzino dodicenne, Cosimo Piovasco di Rondò (Matteo Cecchi) figlio del Barone Arminio Piovasco di Rondò (Mauro Avogadro) e della Generalessa Corradina Von Kurtewitz (Diana Manea) che durante una cena con la famiglia, decide che non vuole mangiare le lumache. Ma non si limita a questo piccolo gesto di ribellione. Fa di più. Si rifugia su un albero, siamo nel giungo del 1767, e vi rimarrà, coerente con la sua scelta, fino alla morte, nel 1865, quando Cosimo avrà raggiunto i 65 anni.

Cosimo è un ribelle silenzioso, pacifico, innocuo, testardamente fedele a sé stesso e ai suoi principi.

Prima lezione: essere uomini significa avere dei principi morali e combattere per essi, credendoci fino alla fine, nonostante le fatiche, gli ostacoli, e le forze contrarie.

Ma perché sugli alberi? Non avrebbe potuto Calvino farlo semplicemente scappare di casa? Prima di tutto sarebbe stato abbastanza scontato, visto e letto innumerevoli volte, ma perché è in alto che salgono le idee e le preghiere, e dall’alto il mondo appare piccolo, appare per quello che è.

Seconda lezione: guardare e puntare in alto, verso Dio, e se non hai un Dio, troverai qualcos’altro che ti sarà di ispirazione e di guida.

È quando ci si allontana, quando si prendono le distanze dalle cose del mondo che riusciamo a comprendere meglio le dinamiche della vita e alla fine, possiamo anche arrivare a perdonare.

Terza lezione: fai uso del tuo sguardo critico ma sii rispettoso e comprensivo verso tutti. Ascolta tutte le ragioni. E magari mostra agli altri che la strada che hai intrapreso sta nel giusto ma che ci vuole coraggio e forza d’animo per percorrerla fino alla fine.

Il filosofo che vive sugli alberi come una scimmia” l’aveva definito Voltaire.

Il contatto con le piante e gli animali, saperli riconoscere e rispettare, sentire che noi siamo parte della Natura perché la Natura siamo noi. Se distruggiamo la Natura è come se violentassimo noi stessi. Vale la pena?

Quarta lezione: allontanati ogni tanto dal rumore, dal frastuono, dai social, dalla disumanità della tecnologia, cerca il silenzio, ritrova nella solitudine e nel contatto con la Natura i valori fondamentali dell’esistenza. E quando tornerai tra gli uomini, guarda con occhi nuovi dentro i loro occhi.

Conosci te stesso” e riconoscerai anche gli altri.

Cosimo si trova una notte nel mezzo di un incendio che sta per distruggere il bosco e tutto quello che gli sta intorno.

Allora ecco l’idea della solidarietà, tutti i cittadini si danno da fare per spengere le fiamme.

Cosimo parla di associazioni di cittadini. Ne parliamo spesso anche nel nostro tempo. Il concetto di comunità. È l’umanità che si palesa in opere concrete, non rimane solo una parola, bella finché si vuole ma che per essere ancora più bella ed efficace, deve trovare attuazione nella realtà.

Cosimo, pur vivendo sugli alberi si nutre di letture che si fa recapitare dal fratello Biagio e mentre vive la sua vita da “scimmia”, fa amicizia con il Brigante dei Brughi (Michele dell’Utri) che salva durante la sua fuga e al quale, con la forza del suo esempio, insegna che esiste una strada alternativa alla sua.

Ogni personaggio che ruota nella vita di Cosimo è una medaglia a due facce. Se all’inizio del racconto Calvino si vede solo quella “negativa”, con lo svolgersi della vicenda ognuno di loro mostra l’altro lato di sé stesso/a. E anche il nostro giudizio cambia.

Sesta lezione: non fermarti all’apparenza, c’è molto di più oltre, e sotto e dentro ogni essere umano. Non pensare di essere infallibile e avere il diritto di giudicare senza conoscere. Chi siamo noi per giudicare gi altri, se prima non giudichiamo noi stessi?

Tante lezioni che spontaneamente ci vengono impartite, senza pedanteria, senza noia, senza intellettualismo. È la forza delle favole, dei miti, dei simboli quello che conta.

Viola (Marina Occhionero) la ragazza con i piedi per terra, a volta bambina viziata, altre, donna matura, furba, calcolatrice ma è di lei che si innamora Cosimo, è per lei che soffrirà il “mal d’amore”. È, il suo, un personaggio complementare, l’unico che lo sfida nei suoi principi, nelle sue credenze, e potrebbe anche riuscire a farlo scendere dagli alberi… Calvino forse non crede nella forza dell’amore? Non crede nei cliché. E poi, sarebbe stata tutta un’altra storia. Una storia banale.

La madre, la Generalessa, con il suo piglio militaresco e autoritario e privo di qualsiasi empatia si rivelerà l’unica ad accettare fino in fondo la scelta di Cosimo. Una madre è sempre una madre.

E il padre, anche lui, dopo tanta ostilità, arriverà a regalargli una spada, una preziosa spada appartenuta alla loro dinastia.

Tutto si evolve, muta, ci sorprende.

La regia di Frati è un castello magico di pedane, attrezzi, elementi mobili che salgono e scendono, ombre e luci, personaggi in silhouette, o che si innalzano nel vuoto, duellando, scappando, saltando da un albero all’altro, invenzioni sceniche di grande efficacia, come se il tutto fosse stato concepito dalla mente di un bambino mentre ascolta la storia de “Il Barone rampante” raccontata dal fratello Biagio (Leonardo de Colle), il narratore, il messaggero delle memorie di Cosimo. E poi, quando Biagio esce e spegne la luce, il bambino, rimasto solo nella sua cameretta, ricrea quello che ha appena ascoltato, usando tutto quello che ha a disposizione. Usando la sua fantasia e la sua voglia di giocare.

Tutto è coerente, la recitazione, i costumi, le scene, la musica. La bella lingua di Calvino si trasforma in immagini, e tutto diventa stupore, dall’inizio alla fine. E nello stupore quasi infantile che proviamo, scopriamo tanto su cui riflettere.

La perfezione non esiste, sarebbe anche un po’ noiosa e non lascerebbe margine a nessuna crescita, ma un bello spettacolo come questo ci va molto vicino.

Daria D. Morelli Calasso

 

nel centenario di Italo Calvino
Il barone rampante
regia di Riccardo Frati
produzione Piccolo Teatro di Milano
Il barone rampante
di Italo Calvino
adattamento e regia Riccardo Frati
scene Guia Buzzi, costumi Gianluca Sbicca
disegno luci Luigi Biondi, composizione musicale e sound design Davide Fasulo
animazioni Davide Abbate
con (in ordine alfabetico)
Mauro Avogadro, Nicola Bortolotti, Matteo Cecchi, Leonardo De Colle,
Michele Dell’Utri, Diana Manea, Marina Occhionero
produzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa

foto di Masiar Pasquali

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