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É uscito venerdì 17 novembre 2023 il nuovo disco di Miele, un nuovo capitolo dal titolo “UNA (1000Nessuna)”

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É uscito venerdì 17 novembre 2023 il nuovo disco di Miele, un nuovo capitolo dal titolo “UNA (1000Nessuna)“. Un album multiforme, che si stratifica di generi ed influenze e risulta inevitabilmente autobiografico, un disco che nasce dall’urgenza di mettere ordine, ma che rivela che vita e ordine non possono andare d’accordo. Miele rivela e accetta così finalmente i suoi molti volti, in questo viaggio semplice e complesso allo stesso tempo, dove ogni singola canzone finisce per essere indispensabile per tutte altre

Nel processo che ha portato a questo disco, è stata la musica stessa a pretendere un costante alternarsi di suoni e silenzi, di respiri e poi di tuoni, di semina e di raccolta, così è Miele in queste canzoni, che chiedono pace e non sempre la ottengono, che provano a fare ordine senza riuscirci troppo spesso, finendo inevitabilmente per rivelare le tante sfumature che abitano dentro ogni essere umano. Canzoni che ci ricordano che alla fine anche la vita stessa è fatta di suoni e di silenzi, che a volte è normale sentirsi quasi niente, perché in fondo l’incoerenza è uno stato naturale del nostro viaggio, al quale nessuno può sottrarsi.

Di questo disco, volevamo sapere tutto, ed ecco cosa ci ha raccontato la stessa Miele.

É vero quello che si dice? Che essere una donna nel mondo della musica è più complicato? Com’è stato per te?

Questa è una domanda molto difficile e complessa a cui so dare risposte parziali.

Penso che la musica dovrebbe essere una forma d’arte universale e in quanto tale mi sentirei di dire, che non ci si dovrebbe porre neanche questa domanda ma se ce la poniamo, evidentemente questa tematica merita la giusta attenzione.

Devo essere sincera, fin da quando ascolto musica ho sempre considerato “donna” la voce e “uomo” le parole, semplicemente per gusto personale. Se diamo uno sguardo indietro, spesso le donne erano interpreti e gli uomini, per lo più, autori e cantautori.

Personalmente mi capita più frequentemente di immedesimarmi nei testi scritti da uomini che in linea di massima hanno un linguaggio più semplice e immediato. Mi viene sempre in mente questa bellissima frase di Lucio Dalla: “…é devo stare attento a non cadere nel vino o finir dentro i tuoi occhi se mi vieni più vicino”. Quando ascolto queste parole, si costruisce nella mia mente un’immagine chiara e nitida di quello stato d’animo, quasi come fosse una fotografia. Nei testi femminili in generale trovo un approccio di scrittura differente, forse più emotivo e complesso, quasi più introverso. Ho citato un esempio tra mille, per dire che esistono sicuramente delle differenze d’approccio alla musica e trovo che questo sia un valore aggiunto, ma esistono anche delle difficoltà, forse figlie di fattori culturali, che non possono non condizionare anche il settore musicale.

Personalmente non mi è mai capitato di vivere esperienze in ambito musicale che mi abbiano fatto sentire penalizzata in quanto donna. Con questo non voglio dire che non succeda.

Ciononostante vedo che ultimamente ci sia molta più attenzione verso il mondo femminile. Mi auguro che non si venga mai a creare il fenomeno contrario: “ti prendo perché sei donna così come non ti prendo perché sei donna”.

Io credo nelle canzoni e continuerò a farlo. E spero che chi scrive belle canzoni possa avere la possibilità di farle ascoltare a un pubblico ampio.

 E che tipo di rapporto hai invece con Milano e la sua scena musicale, che sembra spesso estremamente competitiva? È effettivamente così?

 Non sono una che “sgomita” e mi rendo conto che non si tratta proprio di un pregio. In generale non mi piacciono le scene perché le trovo tendenzialmente molto chiuse in sé stesse, ma questa è una cosa che capita un po’ ovunque. Di base ci sono tantissime persone che vogliono far musica e poter vivere di musica, cosa per niente semplice e che in qualche modo contribuisce ad alimentare questa competitività.

Al di là del brano “Il senso di colpa”, il cui titolo è didascalico, ritroviamo spesso nei tuoi brani un senso di rimpianto, rammarico e, ancora una volta, senso di colpa. Come mai, secondo te? E cosa ti spinge a raccontarti in musica?

La musica è una forma di catarsi, come del resto lo è l’arte in generale. È naturale, almeno per me, che nel realizzare le mie canzoni riaffiorino esperienze negative, anche in maniera inconsapevole.

Sublimare questi sentimenti in una forma d’arte rappresenta anche un modo sano per superarli, per farsi del bene e crescere come persona e come musicista. E condividerli con il pubblico rende l’esperienza ancora più motivante, confidando che qualcuno possa riconoscersi nei miei testi, sentendosi così meno solo nei propri sentimenti.

Hai fatto un’apertura ad un concerto di Francesco De Gregori? Lo conoscevi già musicalmente? Cosa potresti avere in comune con lui e in generale con la scena del cantautorato “cult” italiano? C’è qualche nome a cui ti senti legata, più di altri?

Ho avuto la fortuna di aprire un suo concerto presso il “teatro antico” di Taormina, ovviamente è stata un’esperienza meravigliosa, dovuta alla stima che nutro nei confronti di Francesco De Gregori come artista. Mi avrebbe fatto tanto piacere ricevere un riscontro costruttivo, uno scambio, qualcosa che avrebbe reso quell’esperienza meno formale e più preziosa. Non so, secondo me questa cosa delle aperture dovrebbe avere più un approccio del genere.

Come forse si sarà capito  precedentemente, sono molto legata alla musica di Lucio Dalla, a mio avviso, una delle penne e delle voci più belle nel panorama italiano.

 Hai già in cantiere della musica nuova?

Sto continuando a scrivere nuova musica, perché dopo tanto silenzio che ho accettato e mi sono concessa, ho ritrovato il piacere e l’esigenza di farlo per il gusto di farlo.

Morgana Grancia

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