Falstaff a Windsor… Un perfetto Alessandro Benvenuti porta in scena il famoso personaggio shakespeariano

Data:

Lunedì 8 e martedì 9 gennaio 2024 al “Teatro degli Industri” di Grosseto

Alessandro Benvenuti non pago dei successi ottenuti con “ Nero Cardinale “ e “ L’avaro” cavalca di nuovo le ali del successo portando al pubblico il suo Falstaff in collaborazione con gli attori di “Arca Azzurra”. La drammaturgia adattata e diretta da Ugo Chiti è liberamente tratta dalle “Allegre comari di Windsor” di  William Shakespeare. La messa in scena è impreziosita attingendo parti salienti dai drammi storici come “Enrico IV” e “Enrico V”. La figura che ne nasce è un perfetto profilo per un grande attore come Alessandro Benvenuti. Il nuovo Falstaff per molti tratti rimane fedele al personaggio originale. La sua arroganza e la sua incoerenza mettono in luce il suo complesso percorso emotivo. Falstaff è un  aristocratico che si fa beffe del suo rango. Il suo è uno spirito senza freni che vive lontano dalla nobiltà. Falstaff è un nobile patetico, libero ed irriverente. Quando in rivalsa pretende il rispetto, che compete al suo rango, dagli interlocutori invece di attenzione ottiene solo beffe. La sua incoerenza lo ha allontanato da tempo dal suo ruolo. Falstaff si lascia beffare, si avvilisce per poi nutrirsi di alterigia. Il Nostro nelle sue vicende è accompagnato da Saturnino. Un fedele e servizievole paggio che lo segue, lo consiglia e partecipa al suo vulcanico gioco. Ma anche Saturnio nel finale si spoglia della sua veste e prende le sembianze del nobile Enrico. Il principe che beffardo decreta per Falstaff la condanna.

Ugo Chiti nelle sue note di Regia dice:

Falstaff, malgrado la morte, torna in vita con “Le allegre comari di Windsor”, una rinascita espressamente richiesta dalla regina Elisabetta che gradiva vedere ancora sulla scena sir John Falstaff, magari nelle vesti di un canagliesco innamorato avanti con gli anni (così dice la leggenda, non si sa quanto attendibile; tuttavia, nel 1602, quando la commedia uscì pubblicata in un in-quarto, il titolo precisava che era stata recitata più volte anche in presenza della Regina Elisabetta). “Le allegre comari di Windsor” è testo indeciso tra la commedia nera e la farsa dove tutti tradiscono tutti, una trama affollata di storie e sotto storie con personaggi impegnati a moltiplicare beffe e travestimenti, che finiscono poi col confondere e intralciare quella che in ogni caso rimane la storia portante, ovvero come l’empio Falstaff diviene vittima di tre beffe ordite da due rispettabili signore che si ergono a emblema di tutta una comunità ostile. “Falstaff a Windsor” elimina parte del frenetico sovrapporsi di episodi, scelta non solo in funzione di stringatezza e coerenza di ritmo, ma scelta drammaturgica per ritrovare echi più falstaffiani nelle vesti troppo strette della farsa. In questo adattamento Falstaff “resuscita” a Windsor “sparando” subito, gigione e irridente, la natura del suo personaggio: un’arroganza aristocratica, con un sangue plebeo, popolaresco, che muta dal rabbioso al sarcastico ma rimane disarmante, quasi patetico, perché non conosce, o non sa, darsi le regole e la consapevolezza dell’età che “indossa”. Questo Falstaff, per molti aspetti, resta fedele al testo originale delle Comari di Windsor, ne rispetta gli appuntamenti farseschi; si lascia beffare dalla furia vendicativa delle due signore, esce avvilito e percosso dai travestimenti, sembra quasi masochisticamente rimpicciolito, anche se dietro queste mutazioni ribolle la rabbia del personaggio che sembra ancora pretendere il rispetto dovuto all’antico ruolo primario. Solo la terza beffa, l’ennesimo inganno di un’attesa punitiva nel parco, cambia struttura e andamento narrativo. Il mutamento arriva attraverso Semolino, un personaggio che fin dall’inizio ha fiancheggiato Falstaff facendosi assumere come paggio: servizievole, irridente, mutevole, inquietante, occupa allusivamente la funzione di un fool che solo alla fine (allucinazione o sogno?) assume le vesti e le sembianze del principe Enrico, tornato a bandire Falstaff dal consorzio umano.  Niente fate, folletti, fastidi e pizzicotti, ma l’asprezza di una condanna che ribadisce come nell’ordine prestabilito del potere non si trovi posto dove collocare un corpo tanto grande quanto irrazionale e magico.

“Falstaff a Windsor” è una Produzione “ Arca Azzurra”. Lo spettacolo è ben diretto da Ugo Chito. Al suo fianco Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali,  Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Cioni, Paolo Ciotti, Elisa Proietti  sono perfetti nel loro ruolo. Una speciale menzione per Alessandro  Benvenuti che dà grande mattatore calca la scena in modo eccellente incantando il pubblico presente.

 

Giuliano Angeletti

 

FALSTAFF A WINDSOR

 

Alessandro Benvenuti in
FALSTAFF A WINDSOR

liberamente tratto da Le allegre comari di Windsor
di William Shakespeare

Adattamento e regia di Ugo Chiti

Scene Sergio Mariotti
Costumi Giuliana Colzi
Luci Samuele Batistoni
Musiche Vanni Cassori

Con Giuliana Colzi, Andrea Costagli, Dimitri Frosali,

Massimo Salvianti, Lucia Socci, Paolo Cioni, Paolo Ciotti, Elisa Proietti

Produzione Arca Azzurra

 

 

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