L’irriverente rivisitazione delle soluzioni alla moda per la crisi di un maschio “impaziente”

Data:

Dall’11 al 13 gennaio al teatro Martinitt di Milano 2023

L’originale campagna di marketing del teatro Martinitt di Milano battezza il cartellone 2023/2024 con “cure per i cuori e per le menti” tramite la somministrazione terapeutica di commedie della Clinica del Buon Umore.

Ben si inserisce in questo spirito la commedia Il Grande Grabski, tratto dall’omonimo romanzo di Marco Rinaldi, in scena dall’11 al 13 gennaio 2024.

Il caso intorno a cui si sviluppa la pièce è il grave cruccio per l’orgoglio maschile che affligge l’ultraquarantenne Maurizio (Toni Fornari): la sua imbarazzante e ripetuta eiaculazione precoce.

Le soluzioni via via proposte dalla volitiva (“mi andrai bene se farai tutto quello che dico io”) moglie Francesca (Carmen Di Marzo) e, ahimè, praticate da Maurizio sono il pretesto per una rivisitazione ironica e irriverente nei confronti del mondo della psicoterapia e dei rapporti di coppia.

La scena è visivamente organizzata in due parti.

A sinistra si snoda la vita di Maurizio, spesso sul divano, spesso lacerato da ansie e in perenne conflitto con l’inquieta e dinamica moglie. Non a caso, lo sfondo di questa parte di scena è interamente occupato dalla celebre litografia Bond of Union dei due visi di Escher (in figura), espressione surrealistica e potente delle tensioni di coppia. Realizzato durante la propria crisi coniugale, Escher rappresentò i volti di una coppia connessi da una benda in comune e tuttavia in una sorta di disintegrazione, di dissolvimento, persi in uno spazio senza certezze.

A destra della scena è invece organizzato lo studio del pirotecnico e cialtronesco dottor Grabski (Riccardo Bàrbera), dalla parlata polacca e dalle ondivaghe mode psicanalitiche, in una scenografia dalla insistita tonalità gialla, ripresa da accessori di vestiario e di arredamento.

Affidato alle cure del sedicente luminare, non c’è pace per il povero Maurizio, sottoposto a continui tentativi di verifica di tutti i più logori clichè psicanalitici, con forte predilezione (ossessione?) per omosessualità latente, responsabilità materna e onnipresente complesso di Edipo. Grabski con disinvoltura impone interpretazioni e soluzioni sempre più varie ed ardite, adottando prima Freud e poi Lacan (in correttissima e marcata pronuncia francese, alla Recalcati, diremmo con qualche malizia) per approdare infine a Jung. Nè è da meno la moglie, che nella ricerca di soluzioni efficaci, non tralascia nessuna moda del momento, dallo yoga alle costellazioni familiari.

A causa di tutte queste attenzioni caotiche e improvvisate, Maurizio vivrà una serie di disavventure punteggiate da dialoghi paradossali ed esilaranti, che lo spingono a guardarsi dentro, sia pure con grande smarrimento ed incertezze. Nonostante tutto, con qualche sfogo sincero e liberatorio, nei confronti sia della moglie sia dello pseudo-psicoterapeuta, riuscirà a conquistare una sua personale liberazione e a raggiungere un equilibrio accettabile.

I dialoghi, frizzanti e ben calibrati, sono ben valorizzati dalla intesa tra i tre protagonisti e rendono lo spettacolo piacevole e divertente.

Guido Buttarelli

 

Dall’11 al 13 gennaio al teatro Martinitt di Milano
IL GRANDE GRABSKI
Adattamento teatrale di Marco Rinaldi e Paolo Vanacore dall’omonimo romanzo di Marco Rinaldi (Fazi Editore)
con Toni Fornari, Riccardo Bàrbera, Carmen Di Marzo
Regia Paolo Vanacore
Musiche originali Alessandro Panatteri
Scene Alessandro Chiti
Produzione Camera Musicale Romana

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