“Fu re da doppie lodi”: Un omaggio intimo a Eduardo De Filippo attraverso le sue poesie 

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Raccontare Eduardo De Filippo, soprattutto a Napoli, non è mai facile. Ci si imbatte in un terreno assai pericoloso, pieno di ostacoli, di “già detto”, di dubbi e incertezze su come rappresentare e dare ancora più lustro ad una figura iconica del nostro teatro. E allora come rappresentarlo – ci si domanda? “Fu re da doppie lodi”, lo spettacolo di e con Gianni Caputo, andato in scena lo scorso weekend al Teatro Cortese di Napoli, ci prova in un modo del tutto nuovo: un vero e proprio viaggio nella vita di Eduardo De Filippo attraverso le sue poesie. Già, perché si è sempre guardato, molto spesso, solo all’Eduardo drammaturgo e non all’Eduardo poeta che pure è stato prolifico e altrettanto intenso. Partendo dall’infanzia, proseguendo per la giovinezza fino alla maturità artistica, Gianni ci conduce quasi per mano in un sentiero che mira a farci conoscere non solo l’Eduardo artista ma soprattutto l’Eduardo uomo, padre, compagno, amante, capocomico, regista. Con uno schermo come unico compagno di palcoscenico, su cui vengono proiettate fotografie evocative del percorso di vita e artistico di Eduardo, Gianni Caputo trasporta il pubblico in un mondo intimo e personale, dove le parole di De Filippo prendono vita in tutta la loro potenza emotiva. Poesie come “I’ vulesse truvà pace”, “Don Gennaro”, “A’ villa comunale” e – in conclusione – “De Pretore Vincenzo” scandiscono momenti precisi della vita di Eduardo De Filippo, introdotte da un piccolo aneddoto o curiosità. “Fu re da doppie lodi” offre uno sguardo privilegiato sulle passioni, i dubbi e le speranze che hanno plasmato l’animo dell’uomo dietro il genio creativo. Grazie anche alle musiche originali di Giuseppe Musto, davvero calzanti e suggestive, “Fu re da doppie lodi” non solo celebra il ricco patrimonio artistico di Eduardo De Filippo, ma anche il potere eterno delle parole e delle emozioni che attraversano il cuore umano.

Una prova attoriale non facile, ma sicuramente superata, per Gianni Caputo (attore formatosi al Laboratorio Quadriennale del Teatro Elicantropo di Carlo Cerciello, con alle spalle una più che trentennale esperienza di palcoscenico) nel passare continuamente dal ruolo di narratore a quello di interprete delle poesie: un’interpretazione ogni volta diversa, a seconda del componimento.

Di Gianni Caputo è anche la drammaturgia originale dello spettacolo la cui stesura non sarebbe stata possibile senza l’autorizzazione degli eredi De Filippo che hanno concesso l’utilizzo delle poesie e di materiale fotografico inedito e che Gianni ha tenuto a ringraziare.

Un plauso particolare anche a Valeria Colasanti, tecnico audio-video che supportava l’interpretazione e il racconto di Gianni Caputo proiettando man mano i filmati essenziali per la narrazione.

Un vero e proprio omaggio sentito ad una delle figure più importanti del teatro italiano e non solo reso possibile sicuramente dalla passione dell’autore per questo importante drammaturgo: una passione che sicuramente traspare nell’intera rappresentazione di “Fu re da doppie lodi” che poi è – guarda caso – proprio l’anagramma di Eduardo De Filippo.

Francesco Pace

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