La galleria Triphé presenterà martedì 30 giugno, nei suoi spazi, un progetto interdisciplinare tra arte e musica che coinvolgerà l’artista Lou Duca con la sua mostra in corso Lost at Sea, a cura di Maria Laura Perilli, e l’esibizione musicale del soprano Maria Chiara Forte.
Il programma musicale selezionato e la ricerca scultorea di Lou Duca, soprattutto per quanto concerne la serie sopracitata, presentano numerose affinità. Le composizioni musicali, sul piano sonoro, intercettano quel senso di frammentarietà e memoria del corpo presente nelle opere dell’artista.
Il corpo come reliquia, traccia archeologica, voce residua.
Infatti, la classicità nelle opere di Lou Duca non è vista come qualcosa di immobile, ma come memoria erosa, identità incompleta. I tagli e le ferite sulle sculture, e la materia sottratta, diventano elementi strutturali, così come il recupero di reperti e la loro rigenerazione attraverso il 3D, ampliando così l’idea di “una seconda vita” della materia.
In Preludio di Fabrizio De Rossi Re, da Palestrina’s Secret Book, è evidente un rimando alla polifonia antica e al libro segreto, che non può non riconnettersi al concetto di memoria storica. Qui la musica diventa memoria sonora riattivata, la scultura una memoria corporea riemersa.
In Tre frammenti su iscrizioni funerarie del I secolo d.C. di Giuseppe Agostini si rappresenta forse la sintonia maggiore con le opere di Lou Duca. Le iscrizioni funerarie sono paragonabili alle “epigrafi del corpo” delle sculture dell’antichità. La frammentazione, in Agostini e in Duca, ha quindi lo stesso ruolo: non mostrare ciò che manca, ma rendere visibile ciò che resta.
Le opere in 3D accentuano ulteriormente questo aspetto: l’oggetto viene trasfigurato e diventa reliquia.
Sempre con Fabrizio De Rossi Re, in Hora fugit viene presa in considerazione la variabile del tempo: un tempo che passa, fugge, si dissolve. Questo è riscontrabile anche nella sospensione e nell’erosione dei lavori di Lou Duca. In questo brano, dove è presente l’elettronica, non ci si può esimere da una dimensione artificiale e contemporanea che trova un parallelo nella modellazione 3D delle opere.
In Giacinto Scelsi, con l’opera HÔ, la voce diventa evocazione, lavorando sul suono come vibrazione primordiale, quasi vicina al divino. Questa misticità si riscontra anche nelle opere di Lou Duca, dove il sacro si insinua come energia residua trasmessa dalle opere. La mutilazione nelle sculture non è assenza, ma apertura metafisica.
Ciò che accomuna i due linguaggi, musicale e artistico, è la destrutturazione del canone classico. Il sacro viene scomposto per diventare un’esperienza contemporanea.
In Luigi Ciuffa, con Salti nella nebbia, sembra quasi di percepire l’idea che le sculture di Lou Duca emergano dalla nebbia: corpi incompleti che tentano ancora una postura, una presenza, un’identità. In Luigi Ciuffa la voce perde il testo, il corpo perde il volto, ma l’emotività regna intensa.
Lou Duca (Milazzo, 13 dicembre 1983) è un artista italiano che vive e lavora a Roma. Diplomato in Pittura con il massimo dei voti all’Accademia di Belle Arti di Roma (2007), sviluppa una ricerca tra scultura, décollage e installazione, con un linguaggio stratificato e concettuale.
Il suo lavoro indaga identità, memoria e trasformazione sociale attraverso materiali legati alla tradizione scultorea – bronzo, gesso, cera – integrati con tecnologie contemporanee come stampa 3D e modellazione digitale, creando una tensione tra bellezza e ferita.
Ha esposto in mostre personali come Doppio sogno (Galleria Noa, 2023) e Dissolvenze (Galleria Triphè, 2022), e in bipersonali tra cui Pantarei (Galleria Saraceno, 2024). Tra le collettive: Galleria Saraceno (2025), Cavallerizza Torino (2022) e Paratissima (2020–2022).
Nel 2020 vince il Best N.I.C.E. Prize ed è selezionato per residenze come Paratissima Factory (2022). Partecipa a fiere come Roma Arte in Nuvola, Arte Genova e Art Parma Fair. Collabora con Galleria Saraceno, Triphè e Materiarte.
Maria Chiara Forte, soprano, è diplomata con lode in Canto Rinascimentale e Barocco presso il Conservatorio “O. Respighi” di Latina e si è perfezionata all’Accademia Vivaldi della Fondazione Cini di Venezia. La sua attività artistica spazia dal repertorio antico alla musica contemporanea.
Ha partecipato a prime esecuzioni assolute e produzioni di autori contemporanei, tra i quali Steve Reich, Louis Andriessen, Paul Simon, Danny Elfman, Santi Pulvirenti. Di Fabrizio De Rossi Re ha eseguito le opere Magic Circle, Glauco e Scilla, L’inferno tessuto da mani perfette e nel 2025 ha registrato in prima assoluta per Radio Vaticana ed EBU-Euroradio Palestrina’s Secret Book. Ha inoltre debuttato nel ruolo di Marie-Antoinette nell’oratorio contemporaneo Madame Elisabeth di Jean Galard su commissione dell’Ambasciata francese presso la Santa Sede.
Vincitrice del Gold Prize ai World Classical Music Awards 2025 (categoria Baroque), svolge attività concertistica in Italia e all’estero, collaborando con festival, ensemble e istituzioni musicali di rilievo internazionale.


