HOTEL DALIDA. “Dove il sole non esiste più, è l’inizio di una lunga notte, è la guerra di tutti”

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Hotel Dalida è ispirato alla vita di Marie Colvin fotoreporter della United Press International, inviata in Medio Oriente, Cecenia, Kosovo, Sierra Leone, che perse la vista dell’occhio sinistro per l’esplosione di una granata mentre si trovava nello Sri Lanka. Nata nel 1957, morì in Siria durante l’offensiva di Holms a soli 56 anni, insieme a un altro fotoreporter francese, Rémi Ochlik.

Forse i più grandi fotoreporter hanno questo destino: cadere sul campo mentre cercano di fotografare e narrare la verità. Niente a che vedere con chi siede tranquillamente dietro una scrivania, al riparo da bombe e orrori, raccontati con quel misto di professionale e ipocrita distacco e pietà.

La drammaturgia di Irene Petra Zani, prendendo spunto dal trauma della perdita dell’occhio che fece piombare la Colvin in una situazione di grave stress psicologico, colloca Roberta Lidia De Stefano, la protagonista, in un luogo inesistente e imprecisato che lei immagina essere una prigione o un luogo dove ha trovato riparo dalle bombe, dato che si trova al Cairo durante la Primavera Araba.

Un luogo “dove il sole non esiste più, è l’inizio di una lunga notte, è la guerra di tutti”.

Man mano che la storia procede, la solitudine, la rabbia, la paura, l’impotenza, si impossessano di lei.

In questo stato d’animo comincia confusamente a ricordare episodi della sua vita, la guerra, gli uomini, le esperienze sessuali, la solitudine, la mancanza di figli e di una famiglia.

La sua mente diventa inevitabilmente la sola prigione in cui è precipitata.

Ed è proprio la sua mente disturbata che le fa sentire incessantemente la voce di Dalida cantare le sue canzoni, quelle più famose, tanto da trasformarsi in una tortura, un’ossessione.

Ad un certo punto appare anche per “merito” della AI. E allora comincia un dialogo tra Iolanda e Dalida. Ma Dalida, il cui vero nome era Iolanda, è solo lo specchio in cui, riflettendosi, la fotoreporter scopre i punti di contatto tra le due donne. E come sempre succede quando si affrontano le proprie ombre, per mascherare la paura e la rabbia, Iolanda si scaglia, con parole veementi e ironiche contro la famosa cantante, come se fosse lei la responsabile della sua vita.

Roberta Lidia De Stefano dà il meglio di sé come cantante, mentre l’interpretazione forse risente un po’ dell’emozione della prima, come se non fosse del tutto dentro al suo ruolo. Le emozioni rimangono un po’ in superficie e si fa fatica a crederci fino in fondo.

Per il resto è uno spettacolo intrigante e originale.

Daria D. Morelli Calasso

 

TEATRO FONTANA, MILANO. 6 e 7 ottobre

HOTEL DALIDA

di e con Roberta Lidia De Stefano
ideazione e spazio scenico Roberta Lidia De Stefano
testo e drammaturgia Irene Petra Zani
disegno del suono e composizioni musicali Roberta Lidia De Stefano e Gerarda Avallone
disegno luci Serena Serrani
direzione tecnica Silvia Laureti
scene e costumi Roberta Lidia De Stefano realizzati da Erika Carretta
assistente Sofia Murari
fotografie e video in scena Serena Serrani
traduzione liriche e sopratitoli Roberta Lidia De Stefano
produzioni indipendenti Ro.se / Brugole & co. / Lecite Visioni

con il sostegno di Teatro dei Filodrammatici Milano / foyer residenze / Sementerie Artistiche

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