Debutto nazionale per PRIMA, di Pascal Rambert

Data:

Recita del 29 aprile. Al Teatro Grassi di Milano, fino al 28 maggio 2023

Al Teatro Grassi è andato in scena il debutto nazionale di PRIMA, nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano. E’ l’incipit di cui si compone la trilogia che Pascal Rambert, artista associato del teatro milanese, ha previsto di completare nelle seguenti stagioni. Senza giri di parole, PRIMA, è quel che può scaturire sulla scena, e di riflesso nel reale, nelle fasi di creazione di uno spettacolo; il prima corrisponde alle “prove”, approcci fisici non solo al testo ma verso gli altri attori della compagnia, nello scaturire di dinamiche relazionali o interazioni affettive e amorose (e non). Il “durante” sarà allora lo spettacolo nella resa finale e sua rappresentazione in scena; il “dopo” non potrà che essere il risultante scaturito dall’approccio a quei personaggi, per gli interpreti, mentre per gli spettatori la reazione che al finale ne scaturirà. Lo spunto alla scrittura del nuovo testo drammaturgico è dato dal famoso quadro di Paolo Uccello, la Battaglia di San Romano che nell’irrisolta enigmaticità ben si presta a far da ambientazione e da sbalzo alla problematicità dei sentimenti umani che si agitano in tutti i personaggi, travolti e resi indomiti da sentimenti che non sanno e non riescono a controllare, come se tutto avvenisse in sogno, senza freni, cedendo all’infiammata intemperanza di sentimenti travolgenti e irrazionali. Il confine tra rappresentazione e vita vissuta si fa labile nel testo di Rambert, in un insistito e sferzante gioco di specchi che tutto mescola e permea mentre la mente rincorre, fin spesso a smarrirne il senso. Meccanismo che tutto travolge e da cui si viene nichilisticamente travolti. Non sempre il dipanarsi del gioco si mantiene allo stesso livello d’ipnotizzata fascinazione, cedendo a debolezze di narrazione e mancanza di tenuta teatrale. Accanto a dolenti e disincantate riflessioni della vita che trascorre e trapassa nella fisica decadenza della vecchia attrice – dette da Anna Bonaiuto con livida e bruciante doglianza – si contrappone il non sempre convincente sbalzo dei caratteri dei due giovani protagonisti (più sfaccettato il carattere della seconda Anna) e con qualche stucchevole leziosaggine per le finali esternazioni del metteur en scène. Accanto alla solitudine “social” e incomunicabilità cui è ridotto il genere umano, spicca la difficoltà del dire di tutti i personaggi, incapaci di intessere un dialogo restando ognuno con la propria perorazione, in vano e sterile monologo, che non raggiunge l’animo dell’altro. Il teatro (e la vita) come gabbia dell’amore e del portato di conseguente sofferenza, in un dipanarsi non sempre convincente di tragici equivoci e dolorosi ricatti amorosi sfocianti nella pura sopraffazione, fisica e mentale. La qualità della recitazione incide sulla resa e sbalzo del testo, inficiato da una regia che ha scelto una recitazione troppo spesso sussurrata e al limite del percettibile (non certo aiutata dal tipo di fonazione delle nuove generazioni di attori), testo che suona più intelligibile là dove artisti più sgamati della scena sanno renderlo con più marcato spessore interpretativo. Il nuovo allestimento del Piccolo Teatro, con structure production e Compagnia Lombardi-Tiezzi, vedeva in scena Anna Bonaiuto, intensa e partecipe nelle vesti di una vecchia attrice alle prese con un tragico innamoramento, Sandro Lombardi, al netto di qualche manierismo, resta il convincente attore che conosciamo. Marco Foschi, dalla recitazione ruvida e grezza, pur efficace se non fosse spesso spinta all’urlo, anziché esser drammatica. Leda Kreider, la meno convincente, in un’enfasi di un dire esagitato e al limite della follia, Anna Della Rosa, più misurata e sfaccettata, dalle rassegnate tinte di voce. Scene di disarmante naïveté e stilizzazione di macchine teatrali dello stesso regista in collaborazione con Anaïs Romand, che firma i costumi; luci di Yves Godin mentre i felici interventi musicali sono di Alexandre Meyer. Affettuosa accoglienza finale per la compagnia e per Rambert.

gF. Previtali Rosti

Credits masiar Pasquali

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