OTELLO – Teatro Diana di Napoli (21 ottobre – 1 novembre 2026)

Data:

 

Drammaturgia Dacia Maraini, Regia Giorgio Pasotti. Con Giacomo Giorgio, Giorgio Pasotti, Claudia Tosoni, Salvatore Rancatore, Diego Migeni.

L’Otello che arriva al Teatro Diana è una riscrittura necessaria, che conferma l’urgenza del testo shakespeariano a cinque secoli di distanza.

La struttura dello spettacolo è costruita su un climax crescente gestito con rigore registico. Pasotti sceglie una progressione lenta, quasi cinematografica, che dalla razionalità militare del primo atto conduce all’implosione emotiva del finale. Il ritmo non cala mai, la violenza psicologica monta senza effetti gratuiti, fino all’epilogo tragico di uno dei traditori ( vedi Iago) più noti della letteratura mondiale di sempre.

Sul piano visivo lo spettacolo convince per cura ed equilibrio. I bellissimi costumi – rigorosi, contemporanei, con richiami militari – sottraggono la vicenda a qualsiasi oleografia, restituendo ai personaggi una fisicità credibile e attuale. Una scelta che dialoga perfettamente con le luci fredde e tagliate della scena.

In questo impianto, Giacomo Giorgio star dello spettacolo regge il ruolo del titolo con maturità inattesa. Il suo Otello è meno statuario e più umano: un uomo di potere straniero, insicuro di fronte all’amore, che crolla sotto il peso della manipolazione. Una prova fisica e vocale di grande intensità, che conferma il suo passaggio dal piccolo schermo al grande palcoscenico.

Accanto a lui un gruppo di attori bravie coesi. Giorgio Pasotti disegna uno Iago ambiguo, lucido, mai caricaturale, vero motore drammaturgico dell’azione. Ottime le prove di Claudia Tosoni (Desdemona), Salvatore Rancatore (Cassio) e Diego Migeni (Roderigo), a cui si aggiunge il solido Gerardo Maffei nel doppio ruolo di Brabazio e Doge.

Fondamentale l’elemento scenografico dello specchio nella scenografia: un grande fondale riflettente che raddoppia la scena e coinvolge la platea, suggerendo il tema dell’identità, del giudizio e della sorveglianza. Otello che guarda se stesso, il pubblico che si vede riflesso nel delitto.

Nel complesso, Shakespeare ben rappresentato e ben fedele al pathos originale grazie al lavoro di Dacia Maraini, che non tradisce il classico ma ne mette in luce i nuclei più contemporanei – gelosia come possesso, pregiudizio verso lo straniero, oppressione femminile. Un testo che parla alle nuove generazioni senza bisogno di attualizzazioni forzate.

Altro merito: tutti i personaggi trovano una loro precisa funzione drammaturgica. Nessuno è di contorno, ognuno è ingranaggio necessario della macchina tragica.

Un Otello solido, attuale, ben diretto e ben interpretato, che merita la lunga tenitura napoletana al Diana.

Marco Assante

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