Il Don Giovanni di Molière secondo Carlo Sciaccaluga

Data:

In scena dal 14 al 18 Ottobre 2026 al Teatro Eleonora Duse di Genova

Ci sono classici che sopravvivono perché raccontano una storia. E poi ci sono classici che attraversano i secoli perché continuano a porre domande alle quali nessuna epoca riesce a rispondere definitivamente. Il Don Giovanni di Molière appartiene a questa seconda categoria, e la lettura che Carlo Sciaccaluga ne offre per Gli Incauti e il Teatro Nazionale di Genova si colloca con coraggio dentro questa inquietudine. Fin dalle prime scene emerge una precisa scelta di campo: il celebre seduttore perde ogni connotazione folkloristica e libertina per trasformarsi in un personaggio metafisico, un ribelle che sfida non soltanto le convenzioni sociali ma l’intero ordine morale e spirituale del mondo. Non è l’accumulatore seriale di conquiste amorose della tradizione popolare. È un uomo che combatte contro il limite, contro le forme codificate del sentimento, contro ogni dogma che pretenda di definire una volta per tutte il senso dell’esistenza. Sciaccaluga, lavorando sull’autorevole traduzione di Edoardo Sanguineti, costruisce uno spettacolo che evita accuratamente tanto la museificazione del classico quanto le forzature interpretative contemporanee. La sua regia si muove in uno spazio di costante tensione filosofica. Il cuore pulsante della rappresentazione è il rapporto tra Don Giovanni e Sganarello. Una coppia teatrale eterna, sospesa tra comicità e tragedia, tra riflessione e istinto. I due personaggi procedono come immagini speculari dell’essere umano: il padrone e il servo, l’uomo colto e l’uomo semplice, il pensiero e la materia. Sciaccaluga coglie con lucidità la straordinaria modernità di questa relazione, evitando di assegnare facili superiorità morali. Entrambi risultano necessari, entrambi fragili, entrambi portatori di una verità incompleta. Simone Toni tratteggia un Don Giovanni di notevole intensità, lontano dalle maschere del cinismo e della semplice provocazione. Il suo è un personaggio inquieto, animato da una febbre interiore che rende credibile la continua ricerca di un assoluto impossibile da raggiungere. La sua ribellione assume progressivamente i tratti di una tragedia dello spirito. Accanto a lui, Enzo Paci offre uno Sganarello ricco di sfumature, capace di alternare leggerezza e profondità con grande naturalezza. Nel suo continuo oscillare tra paura, affetto e incomprensione emerge il volto più umano dello spettacolo, quello che consente al pubblico di riconoscersi e di interrogarsi. L’intera compagnia sostiene la costruzione scenica con solidità ed equilibrio. Federica Castellini, Giorgia Coco e Francesca Osso contribuiscono a delineare un universo popolato da figure che non si limitano a orbitare intorno al protagonista ma diventano tasselli essenziali del conflitto tra desiderio, fede e libertà. Ciò che colpisce maggiormente è la coerenza con cui la regia sviluppa la propria visione. Sciaccaluga non cerca di assolvere Don Giovanni né di condannarlo. Lo osserva. Lo segue nel suo viaggio verso l’abisso. E invita il pubblico a fare altrettanto. Il risultato è uno spettacolo che rifiuta il conforto delle interpretazioni univoche e restituisce tutta la complessità del capolavoro molieriano. L’ombra di Dio aleggia su ogni scena come una presenza invisibile e incombente. La sfida del protagonista assume così una dimensione universale: non riguarda soltanto un individuo ma il destino dell’uomo moderno, sospeso tra il desiderio di una libertà assoluta e la necessità di confrontarsi con i propri limiti.

Il Don Giovanni di Carlo Sciaccaluga è dunque un viaggio dentro l’inquietudine contemporanea. Uno spettacolo che ci trasporta in quella terra di confine dove i classici continuano a vivere. E quando il sipario si chiude, non resta il ricordo di un seduttore punito, ma l’eco di una domanda irrisolta. Forse è proprio questa la grandezza del lavoro di Sciaccaluga: aver riportato al centro non il mito del peccatore, ma il dramma eterno di un essere umano che pretende di essere libero fino alle estreme conseguenze. E in quel sogno di libertà, magnifico e devastante, Molière continua ancora oggi a parlarci.

Giuliano Angeletti

Don Giovanni di Molière

Produzione: Gli Incauti, Teatro Nazionale di Genova
Traduzione: Edoardo Sanguineti
Regia: Carlo Sciaccaluga
Interpreti: Simone Toni, Enzo Paci, Federica Castellini, Giorgia Coco, Francesca Osso
Luci: Aldo Mantovani
Photo: Federico Pitto
Scene e costumi a cura degli studenti dell’Accademia Ligustica di Belle Arti
Arianna Roveri, Siria Siri, Olimpia Cecilia Tonini
in collaborazione con Matilde Grillo, Andrea Parodi, Virginia Serino, Giulia Servili
Assistente alla regia: Leonardo Nicolini
Cast tecnico: direttore di scena Salvatore Arena
Elettricista: Francesco Traverso
Fonico: Alberto Zavagli

 

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