“Woman Unknown” racconta il corpo femminile come campo di battaglia, “Possible Love” attraversa le fratture sociali della Corea del Sud e “The Echo Chamber” affida a Marinelli, Vikander e Sarandon l’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci.
VENEZIA, 6 settembre 2026 – Una giornata di grande cinema per l’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Tre opere molto diverse si candidano ai riconoscimenti più importanti del festival: il Leone d’oro e il Leone d’argento per i film, ma anche le Coppe Volpi destinate alle migliori interpretazioni.
Il corpo femminile trasformato in terreno di giudizio e punizione in Kvinde Ukendt (Woman Unknown) della danese May el-Toukhy; le profonde fratture sociali della Corea del Sud raccontate da Lee Chang-dong in Ga-neung-han sa-rang (Possible Love); infine l’amore come dipendenza e prigionia in The Echo Chamber di Andrea Pallaoro, interpretato da Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon.
Tre film che, per forza dei temi e qualità delle interpretazioni, sembrano destinati a pesare sul palmarès finale.
“Woman Unknown”, il corpo delle donne dopo la guerra
Con Kvinde Ukendt (Woman Unknown), May el-Toukhy, unica regista donna presente nel concorso principale, ci porta nella Danimarca appena uscita dall’occupazione tedesca.
La Seconda guerra mondiale è terminata, ma la pace non ha cancellato rancori, sospetti e desideri di vendetta. La popolazione è ancora divisa tra resistenti, collaborazionisti e persone che avevano cercato semplicemente di sopravvivere. In questo clima, la ricostruzione del Paese coincide con una resa dei conti spesso sommaria e feroce.
Marie, interpretata da Mathilde Arcel, è una giovane domestica e bambinaia prossima a sposare Christian, il ricco vedovo per il quale lavora. Il matrimonio le garantirebbe sicurezza economica, prestigio e l’ingresso in una classe sociale alla quale non ha mai appartenuto.
La donna, però, custodisce un segreto: durante la guerra ha avuto una relazione con un soldato tedesco. Un passato che, nella confusione del dopoguerra, potrebbe farla considerare una collaborazionista e condannarla alla pubblica umiliazione e all’esclusione sociale.
Per difendere la nuova posizione conquistata, Marie arriva a compiere una scelta moralmente terribile, destinata ad accompagnarla per il resto della vita. La possibilità di diventare una rispettabile signora dell’alta società ha come prezzo una colpa che nessun privilegio potrà cancellare.
A più di ottant’anni dalla fine del conflitto, May el-Toukhy torna su una pagina dolorosa della storia europea: quella delle donne accusate di aver avuto rapporti con i soldati degli eserciti occupanti, perseguitate e punite per aver disposto liberamente del proprio corpo.
Il film mostra così come, anche dopo la fine delle ostilità, il corpo femminile continui a essere un campo di battaglia. Sono gli uomini, la morale pubblica e il sentimento nazionalista a stabilire quali relazioni siano accettabili e quali debbano essere punite.
Mathilde Arcel restituisce il conflitto interiore della protagonista attraverso sguardi, silenzi e piccoli gesti. Marie è nello stesso tempo vittima di una società patriarcale e responsabile di una scelta capace di distruggere un’altra persona.
Dopo Dronningen – Queen of Hearts, scelto dalla Danimarca per rappresentare il Paese agli Oscar, el-Toukhy conferma di essere una delle voci più interessanti del cinema europeo contemporaneo. La sua regia non cerca assoluzioni, ma osserva la protagonista nella zona incerta che separa la paura dall’opportunismo e la sopravvivenza dalla colpa.
Lee Chang-dong racconta un amore ancora possibile
Con Ga-neung-han sa-rang (Possible Love), Lee Chang-dong torna al cinema otto anni dopo Burning e realizza un grande affresco sulla Corea del Sud contemporanea.
Nato nel 1954, Lee porta avanti da quasi trent’anni una carriera segnata da importanti riconoscimenti internazionali. Nel 2002 vinse il Leone d’argento per la regia a Venezia con Oasis, mentre nel 2010 ottenne a Cannes il premio per la migliore sceneggiatura con Poetry. Tra il 2003 e il 2004 ha inoltre ricoperto l’incarico di ministro della Cultura della Corea del Sud.
Questa doppia esperienza, cinematografica e politica, contribuisce a renderlo un osservatore particolarmente attento dei cambiamenti sociali del proprio Paese.
Al centro di Possible Love ci sono due coppie appartenenti a mondi molto lontani. La prima è formata da un operaio licenziato e da sua moglie; la seconda da una documentarista e dal suo compagno, inseriti in un ambiente economicamente privilegiato. I loro destini si incrociano quando la regista decide di realizzare un documentario sulle conseguenze di un licenziamento di massa e della violenta repressione di uno sciopero.
Da quell’incontro emergono differenze di classe, frustrazioni, desideri nascosti e crisi coniugali. Il confronto tra le due coppie diventa il punto di partenza per parlare di capitalismo, disoccupazione, lotte sindacali, depressione e difficoltà delle relazioni affettive.
Nonostante la durata di 164 minuti, Lee riesce a mantenere viva l’attenzione affidandosi alle persone prima ancora che alle questioni politiche. I grandi temi non vengono illustrati attraverso cifre o spiegazioni, ma prendono forma nei corpi, nelle parole e nei silenzi dei personaggi.
Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung e Cho Yeo-jeong compongono un quartetto di grande intensità, nel quale le differenze sociali si riflettono anche nel modo di amare, soffrire e immaginare il futuro.
Lee si è a lungo interrogato sull’opportunità di raccontare questi avvenimenti attraverso un film di finzione anziché mediante un documentario. La risposta è un’opera capace di far convivere la dimensione politica con quella intima: le forze del lavoro e del capitale condizionano le esistenze, ma negli individui rimane un desiderio di libertà che può essere interpretato anche come una forma d’amore.
“The Echo Chamber”, l’ultimo copione di Bertolucci
Tra i film più attesi della giornata figura The Echo Chamber, diretto da Andrea Pallaoro a partire dall’ultima sceneggiatura firmata da Bernardo Bertolucci insieme a Ilaria Bernardini e Ludovica Rampoldi.
La malattia impedì a Bertolucci di portare personalmente sullo schermo il progetto, ora raccolto da Pallaoro con rispetto e sensibilità.
Il film racconta la relazione intensa e tormentata tra Leo, un musicista di successo segnato da problemi fisici e dalla dipendenza, e Anne, la fisioterapista che si prende cura di lui. Tra i due si crea un legame nel quale i confini tra assistenza e dipendenza, desiderio e controllo, vicinanza e possesso diventano sempre più difficili da distinguere.
La voce e la presenza di Ava, cantante legata al protagonista e interpretata da Susan Sarandon, attraversano il racconto come un’eco proveniente dal passato. Memorie, ferite e desideri continuano a vivere nelle stanze e nelle persone, impedendo ai personaggi di liberarsi definitivamente gli uni dagli altri.
Un sentimento di morte e perdita accompagna l’intero film, senza però soffocarne la dimensione amorosa. L’amore diventa contemporaneamente rifugio e trappola: ciò che permette ai personaggi di resistere è anche quello che impedisce loro di andare avanti.
Per Pallaoro si tratta del primo film diretto partendo da un soggetto non concepito personalmente. Il regista affronta la sceneggiatura di Bertolucci senza rinunciare ai temi centrali del proprio cinema: la solitudine, la dipendenza emotiva e l’impossibilità di separare completamente la cura dal controllo.
Il legame di Pallaoro con Venezia è ormai consolidato. Nel 2017 Hannah permise a Charlotte Rampling di conquistare la Coppa Volpi. Anche questa volta sono soprattutto gli interpreti a sostenere la struttura drammatica del film.
Luca Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon offrono tre prove differenti ma complementari, tutte potenzialmente in corsa per i riconoscimenti della Mostra. Marinelli lavora sulla fragilità fisica e sull’autodistruzione; Vikander dà forma a una dedizione che lentamente rischia di trasformarsi in prigionia; Sarandon porta nel film il peso del tempo e della memoria.
Tre opere che guardano al palmarès
Woman Unknown, Possible Love e The Echo Chamber raccontano epoche e mondi lontani, ma condividono una stessa domanda: fino a che punto le persone possono liberarsi delle condizioni che determinano la loro vita?
Marie prova a sfuggire al giudizio sociale sacrificando un’altra donna. I protagonisti di Lee Chang-dong cercano una possibilità d’amore dentro una società segnata dalle differenze di classe. I personaggi di Pallaoro rimangono invece intrappolati nei legami dai quali vorrebbero essere salvati.
Tre forme di prigionia e tre film solidi, sostenuti da interpreti di grande livello. Quando la Mostra si avvicina alla sua seconda metà, la corsa ai Leoni e alle Coppe Volpi comincia finalmente a entrare nel vivo.

