Altri piccoli assaggi poetici da “In Ritardo sulla Scena” di Massimo Triolo

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Continuiamo con le poesie di Massimo Triolo, un giovane poeta aretino del quale proponiamo altre tre liriche provenienti dal suo libro “In Ritardo Sulla Scena”, pubblicato dall’Associazione Akkuaria di Catania. 

A seguito potete trovare dei link utili per acquistarlo in versione cartacea e in ebook, nonché una bellissima recensione pubblicata sulla rivista Excursus:

Link per l’aquisto:

https://www.amazon.it/ritardo-sulla-scena-specchio-Akkuaria-ebook/dp/B00HXO9X3G/279-5818815-8212166?ie=UTF8&*Version*=1&*entries*=0
http://www.ibs.it/code/9788863281361/triolo-massimo/ritardo-sulla-scena.html
http://www.libreriauniversitaria.it/ritardo-scena-triolo-massimo-ass/libro/9788863281361
http://store.streetlib.com/in-ritardo-sulla-scena
https://mybook.is/it/massimo-triolo/in-ritardo-sulla-scena

La dettagliata recensione di Excursus:

http://www.associazioneakkuaria.it/?p=728

 

In_Ritardo_sulla_Scena_Massimo_Triolo_Corriere_dello_Spettacolo

 

In ricordo di un poeta

Non ti ho conosciuto, uomo bambino, verde giunco e tronca stoppia,

Ermete del tuo segreto di corona di spine

e di un inganno palese come una gruccia,

entrambi rifusi nell’onice di filamentose stille

votate a un clandestino bruciore, che quale spora portavano i venti

di occasioni rubate ed eccentriche

alla tua urgenza di tenerezza e brutale possesso.

Non ti ho conosciuto,

ma le tue parole sono garze umide d’unguenti guaritori,

che aderiscono alla pena,

non la tua sola, che immagino consumasse da dentro,

come un cancro, l’armatura del tuo sorriso di fauno,

ma quella di chi ti sopravvisse senza mai

vederla nei tuoi occhi che mi dicono schivi e gentili,

inquieti e ardenti come piccole fiaccole senza riposo.

Hai cantato la bellezza come un sogno e una visione,

col contrastato slancio di un amore oblativo

e innervato a fior di grazia, da una gelosa bramadi possesso.

In un passato remoto, un filosofo si strappò gli occhi

per poter meglio vedere con l’occhio della mente,

e gli antichi vati cantori erano ciechi,

tu hai visto fin nel cuor della bellezza, perché ti era preclusa

non meno di quanto ti appartenesse.

 

In ritardo sulla scena

Cosa fai qui in ritardo sulla scena?

M’invento una via, dove muore la scena.

Cosa speri vicino al rosso sipario?

Mi nascondo dietro al rosso del sipario,

e spero che non si ripeta

l’amaro della scena.

Per cosa batte il tuo cuore?

Per un lievissimo spiraglio nel sipario.

Che fai al centro di quel cerchio di luce?

Sorreggo la lanterna.

E cosa fai con quel poco di luce,

sotto uno spicchio di luna?

Sorreggo la luna e le stelle.

Perché una lacrima discende il tuo volto?

Perché una lacrima può fare libero un cuore.

Per cosa ti batte il cuore?

Per un lievissimo spiraglio nella notte.

 

Non sanno

Assolutamente non possono vedermi,

il mio cuore tambureggia

lontano dai gangli

della loro  vita circospetta e livorosa,

non sanno il perno di una mia gioia,

non sanno l’incavo di una mia onda,

di una mia vela.

Ho carezzato in segreto,

pensieri come lame corse sul taglio,

quando ad essi il pensiero,

era domestico giaciglio;

ho estirpato gramigne

e dissodato terre argillose senza nome,

là dove giardini fioriti e  fruttiferi orti,

beneficavano gli altri,

da dietro recinti protetti.

Selvatico e sconfinato è il mio mondo

che non conosce legge,

fuori della sua trasmodante,

generosa misura…

Mentre il loro è così piccolo,

che a illuminarlo a giorno basta la lucciola.

 

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