“Una giornata particolare”: il capolavoro di Scola al Coccia di Novara

Data:

Dall’11 al 13 febbraio 2017 al Teatro Coccia di Novara

Dall’11 al 13 febbraio il Teatro Coccia di Novara ha aperto il sipario su “Una giornata particolare”, adattamento teatrale del capolavoro cinematografico firmato Ettore Scola nel 1977, per la regia di Nora Venturini, curato da Gigliola Fantoni e con gli attori Giulio Scarpati e Valeria Solarino. In scena l’unità di luogo e tempo di Aristotele: è il 6 maggio 1938, data della storica visita di Hitler nella capitale, lo spazio invece è quello di una palazzina semideserta, dove avviene l’incontro tra Antonietta e Gabriele. La prima, angelo del focolare, madre di sei figli, plagiata dal Duce – vanta l’album di foto di Benito – e moglie di un impiegatuccio burino e fanatico, prepara la colazione, sveglia la famiglia e aiuta nei preparativi per la parata. Gabriele d’altro canto è un ex annunciatore dell’EIAR che sta preparando la valigia – e meditando il suicidio – in attesa di andare al confino perché gay. I due appartengono a due pianeti distanti anni luce, pur condividendo la solitudine, eppure sarà il merlo di Antonietta che, scappato dalla gabbia e andatosi a posare sul balcone del dirimpettaio, ad unire questi due contrari. Una volta a casa dello “strano” vicino di casa, colto e brillante – etichettato dalla portiera ficcanaso come “un bisbetico, un cattivo soggetto” – Antonietta, ignorante e succube, è rapita dal suo fascino discreto, dal suo modo di parlarle e di improvvisare dei passi di rumba, discordante con la marcia marziale dei viali capitolini: la donna tenta di conquistarlo mentre lui è costretto a rivelarsi per quello che è. Delusa dal suo rifiuto si sente umiliata, tanto da dargli uno schiaffo per la sua presunta tentata seduzione, pur finendo poi a fare l’amore, uniti da un destino di infelicità .

La Storia scorre incurante e parallela alla storia piccola di questi due “numeri primi”: mentre Roma è festante, piena di drappi e camicie nere, queste due anime si incontrano. Si continua a trasmettere la radiocronaca dell’incontro, dalla finestra si sente l’eco degli inni mentre i due personaggi mettono in discussione la realtà comune: Antonietta inizia a dubitare sulle verità del regime, Gabriele si toglie la maschera e grida al mondo la sua inaccettabile perversione sessuale. Lo spettacolo si conclude con la donna che balbetta l’inizio de “I tre moschettieri”, romanzo regalo di Gabriele, che viene condotto dalle guardie al confino, mentre lo zotico marito le propone di fare il settimo figlio e dargli il nome di Adolfo, in onore di quel 6 maggio particolare.
Nora Venturini mette in scena un lavoro ben fatto, superando i timori verso la versione originale, lo spettacolo riesce ed emoziona nella semplicità della forma e della sostanza. Le luci soffuse sulla carta da parati anni Quaranta, gli abiti smunti, il mobilio antiquato, il letto nella camera da pranzo dato lo spazio angusto, il busto di Mussolini fatto di bottoni, il lampadario con il contrappeso: tutto concorre a fare un salto nel passato di quasi un secolo. Struggente il momento dello sfogo di Gabriele, interpretato da un dolce Giulio Scarpati, toccante Valeria Solerino nei panni di Antonietta, dall’accento siciliano, le movenze un po’ goffe e le espressioni di chi, come il merlo Rosmunda, è impreparata alla vita fuori dalle quattro mura di casa. Questa versione è un’occasione per emozionarsi e riassaporare la genuinità del film di Ettore Scola.

Chiara Cataldo

Di Ettore Scola e Ruggero Maccari
Adattamento Gigliola Fantoni
Con Giulio Scarpati e Valeria Solarino
e con Giulio F. Janni
e Matteo Cirillo, Anna Ferraioli, Federica Zacchia, Paolo Minnielli
Scena Luigi Ferrigno – Costumi Marianna Carbone
Luci Raffaele Perin – Video e suoni Marco Schiavoni
Regia di Nora Venturini
Produzione Compagnia Gli Ipocriti
Personaggi Interpreti in o.e.
ANTONIETTA VALERIA SOLARINO
UMBERTO, il figlio GUGLIELMO POGGI
EMANUELE TONI FORNARI
ROMANA, la figlia/PORTIERA ANNA FERRAIOLI
ARNALDO, il figlio/POLIZIOTTO PAOLO MINNIELLI
MARIA LUISA, la figlia ELISABETTA MIRRA
GABRIELE GIULIO SCARPATI
Lo spettacolo è dedicato al Maestro Ettore Scola, grande regista e sceneggiatore.

Seguici

11,409FansMi Piace

Condividi post:

spot_imgspot_img

I più letti

Potrebbero piacerti
Correlati

Significato ed origine del vocabolo “bullismo”

L’etimologia del termine bullismo è riconducibile alla parola anglosassone...

“Attila”

Venezia, Teatro La Fenice, dal 9 al 17 dicembre...