Quotidiano di Cultura diretto e fondato da Stefano Duranti Poccetti nel 2011

Corpi agili e levitanti in volo,musiche barocche e costumi, parrucche d’epoca per la creazione ARIA di E. Pellisari

Data:

In scena dal 6 al 16 ottobre 2016 al Teatro Olimpico di Roma

Il colto letterato E. Pellisari, che sa coniugare con intelligenza filosofica e sapiente genialità artistica pluridisciplinare le varie Muse, ha fatto un passo avanti nella rappresentazione coreografica dei vari periodi della letteratura Italiana. Dopo averci fatto apprezzare il capolavoro immaginario e visionario del sommo padre Dante con la poetica sublime e visionaria delle tre cantiche con ricchezza di scene esplicative dannate o beate con l’elevazione santificante dei corpi dell’anime elette, stavolta infatti è passato con la sua compagnia di danza “No Gravity”, che già nella denominazione indica come ballerini alla maniera degli astronauti siano capaci di sollevarsi da terra liberandosi della materialità del loro peso specifico, ed inquadrare con didascalica poliedricità figurativa la fine del Rinascimento e l’età del barocco. Egli riprendendo una consuetudine propria del periodo, ha riunito sul palcoscenico unitamente ai suoi artisti tersicorei, musicisti e cantanti della Roma barocca Ensemble diretta dal musicista Lorenzo Tozzi, in quanto a partire dalla favola Orfeo di Poliziano, com’era chiamato convenzionalmente Lorenzo Ambrogini da Montepulciano con cui s’apre il lavoro di Pellisari. Abbiamo così visto in 13 scene, considerato dal coreografo e regista numero portafortuna in quanto contenente il 3 che era con il suo multiplo, l’unità perfetta; i danzatori slanciati, flessuosi e levitanti libbrarsi nell’aria del palcoscenico del recuperato Olimpico con movimenti distesi ed angelici, contorsioni ed avvolgimenti, passi grotteschi e magici sui trampoli, statuari ed incantevoli con lunghi vestiti dai candidi colori trasparenti come si vede nel depliant. Dunque un potente spettacolo di virtuosismo acrobatico, che ha avuto alcuni momenti particolari allorchè due ballerini si sono appoggiati come due ladroni del Calvario sui lati di una simbolica croce di legno e si sono avvitati e seduti su un asse orizzontale. C’è stato anche un concerto lirico che ha permesso d’ascoltare strumenti a fiato ed a corde d’orchestre volanti in abiti bianchi,con la raccolta antologica d’aria dei principali musicisti barocchi da parte di Mariana Porceddu. Si sono così ascoltati pezzi,tratti da “Farfallette” di Vivaldi con le squillanti voci di Susanne Bignard soprano ed Angelo Bonazzoli sopranista; l’adagio dal concerto per “Eco e Narciso” di A. Marcello; la “lagrimosa beltà” cantata per due voci di Giovanni F.Sancez e lo “Stabat Mater” di G.B.Pergolesi in chiave religiosa rispetto a “la serva padrona”. Non sono mancati alla fine i trilli, tra cui quello del “diavolo di Tartini”, le spensierate tarante e follie a testimoniare l’alternanza dei sentimenti e delle pulsioni umane. Brioso è stato il finale che ha riunito tutti gli strumenti sul palcoscenico con i loro tamburelli,sonagli, nacchere, flauti e violini,mentre i ballerini s’esibivano in capriole e piroette. Le dame hanno cantato con i loro sfavillanti  costumi dorati da gran dame di corte. Tuttavia la mente ideatrice comune e la mano traduttiva da designer è di Daniela Piazza. Applausi a scena aperta fino al 16/10 al teatro Olimpico in Piazza Gentile da Fabriano al Flaminio.

Susanna Donatelli

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