Micol Moruzzi, la speaker della porta… aperta

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La tecnologia non è il suo forte, ma Micol Moruzzi ha imparato a stupire con le parole. Racconta, descrive, emoziona, chiacchiera. Tiene compagnia. Lei, speaker radiofonica di Radio Alfa ormai dal 2001, è una di quelle voci che non passano inosservate. Anzi, in quel di Castelgoffredo, piccola realtà fra Brescia e Mantova da cui trasmette Radio Alfa (FM 88.8, oppure in streming sul sito www.radioalfanet.it), è diventata una sorta di celebrità. Non si muove foglia senza che Micol, 43 anni da compiere, non lo sappia. E, naturalmente, senza che lo racconti al microfono e diventi patrimonio comune di paese. Sembra una storia d’altri tempi, e in parte lo è. Perché Micol 15 anni or sono ha fatto una scelta di vita: casa nuova per scelta d’amore, lavoro nuovo. Addio negozi di abbigliamento dove per lungo tempo ha lavorato come commessa e spazio alla radio. È iniziato tutto per caso: cercava un’attività con cui mantenersi, è finita dietro un microfono a condurre Alfabel, contenitore che dalle 9 a mezzogiorno tiene compagnia a qualche migliaio di persone sparpagliato fra la Lombardia e il resto dell’Italia. La sua arma in più? La voce. Ascoltarla per credere. “Non avrei mai pensato di lavorare in una radio – confessa – ma oggi non saprei come smettere. Fa parte di me, ha cambiato il mio approccio alla vita e alle persone”. Effetti collaterali di una professione che la porta quotidianamente in mezzo alla gente. Non a caso, la porta della sua trasmissione è sempre aperta. C’è chi le porta una brioche e chi passa per fare un saluto fra una canzone e l’altra.

A parte la radio nella tua vita c’è spazio per…

Il calcio, il Brescia, il caffè, le poesie e il mio cane, l’amore più grande della mia vita! Ma sono una “gemelli”, sono abituata a fare gruppo: quando si lavora bisogna andare d’accordo, se poi si ha la fortuna che ho avuto io… meglio ancora.

Radio Alfa è la tua seconda famiglia.

Lo è diventata, e pensare che tutto è iniziato per caso. Cercavo lavoro, mi hanno detto di bussare alle porte della radio di paese. Ho fatto le prove voce, mi hanno detto che potevo andare bene. Qualche settimana più tardi, mi hanno chiamata alle 2 di notte per dirmi che potevo iniziare. Adesso che improvviso praticamente tutto, se ripenso a quanta fatica facevo le prime volte…

corriere_dello_spettacoloCosa c’è dietro una trasmissione radio?

Sacrificio, preparazione, creatività. Tutto questo ha reso possibile la costruzione di un clima fantastico. Dopo aver finito il programma, non volevo tornarmene a casa. Solo con questa passione ho potuto imparare i tempi, le tecniche, le voci.

E adesso sei la “voce” di Castelgoffredo…

Lo sono diventata, aprendo la radio alla gente, costruendo un rapporto quasi diretto con i miei ascoltatori. Chiunque può entrare, parlare, dire, raccontare. Oppure varcare la soglia e capire come funziona uno studio radiofonico. Ma il rito è quello del caffè che mi viene offerto come un gesto semplice ma gentile, a cui non si può mai dire di no. La radio qui è ancora il centro del paese, da 15 anni racconto questo piccolo mondo.

E la fortuna di una radio locale è proprio questa.

È poter entrare nel profondo della collettività. Per me, che venivo da fuori, è stata la possibilità per conoscere persone, tradizioni, usanze. La radio ha cambiato il mio modo di approcciarmi alle persone. E pensare che come tutte le speaker lontana dal microfono divento timida…

Ma se non ci fosse stata la radio…

Non so proprio adesso dove sarei. Forse ancora in qualche negozio di vestiti, oppure chissà dove. Mai dire mai nella vita, anche se adesso faccio fatica a vedermi lontana da microfono e “acquario”. È parte di me…

La sinergia pare biunivoca.

Io e la radio ci intendiamo, e io nella vita privata sono la stessa della trasmissione. La tv, invece, mi ha un po’ cambiata…

alberto_t-_corriere_dello_spettacoloGià, perché Micol Moruzzi non è solo radio.

Ma anche presentatrice tv, per un anno, su Rete Tele Brescia come conduttrice del programma “Azzurrissimo” incentrato sul Brescia Calcio. Era il 2013, avevo accompagnato un amico per un provino negli studi e… finì che anche io iniziai a lavorare. In un mondo un po’ strano…

Ovvero?

Io non avevo mai fatto tv, non sapevo nulla! Mi chiamarono il venerdì per andare in diretta il lunedì sera. Feci una giornata intera di full immersion, andai in onda e così… imparai a gestire la tv. Esperienza meravigliosa, ricca di aneddoti divertenti come quando il mio opinionista Antonio Filippini fece precipitare in diretta un monitor e il boato che sentirono i telespettatori fu simile a quello di una bomba. Feci appena in tempo a mandare la pubblicità e scoppiammo tutti a ridere…

Cos’ha di diverso la tv dalla radio?

Sicuramente la popolarità e la riconoscibilità che lo schermo offre rispetto al microfono. Ma anche i tempi molto diversi, più lunghi rispetto alla radio, e la maggior difficoltà nel far divertire le persone. Ma è anche capace di costruire amicizie salde come quelle che ormai da anni mi portano a condividere la mia passione per il Brescia.

Essere donna è un vantaggio o un ostacolo?

La mia fortuna è quella di essere entrata tardi nel mondo della televisione, anche se non mi sono mai sentita giudicata per il mio essere donna. Di sicuro, l’aspetto è un’arma a doppio taglio: prima sei bella, poi forse sei anche brava…

Insomma, la radio resta il tuo primo e grande amore.

Sì, è qualcosa di speciale. Forse perché, quando annunciai per radio che avrei iniziato a lavorare in tv, il giorno seguente mi si presentò una signora che mi regalò una trousse piena di trucchi. “Devi essere più appariscente e scosciata adesso che sarai in televisione” mi disse con tono serio. Ecco, a questa genuinità non potrei mai rinunciare. E nemmeno al divertimento che mi regala…

Perché essere speaker… è divertente.

Sì, da matti. Uno dei miei maestri radiofonici mi ripete in continuazione che quando si parla al microfono non si deve mai scoppiare a ridere. Ma io vi sfido a restare seri quando lo si vede passare mezzo nudo al di là del vetro o quando mentre sei on air devi subire gli scherzi degli ometti con cui lavoro. Insomma, chi mai potrebbe rinunciare a tutto questo?

Alberto T.

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