“Come tre aringhe”. Tre anime accomunate da un dramma

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“Come tre aringhe”: in scena dal 29 novembre al 23 dicembre 2016 al Teatro 7 di Roma

Metti tre metronotte, un delfino bianco tanto strano quanto eccezionale e simbolico e una notte di noioso lavoro da far passare. E quando il tempo sembra non trascorrere mai, ecco che scattano “gli scherzi di notte”, così come li chiama Mariano, il capo di Nico e Giorgio, che sono per lui un modo per creare sintonia nella squadra e per conoscersi meglio. Così il banale, tedioso e routinario controllo della procedura di manutenzione notturna della vasca di questo straordinario essere diventa più sopportabile e accettabile per tutti e tre.

Durante il turno, ognuno dei personaggi racconta la sua storia: Mariano è un ex agente entrato in polizia con il valore della giustizia e il desiderio di punire i cattivi e invece viene fregato dai buoni; Nico, napoletano razzista con gli stranieri dell’est, non ha più contatti con la moglie da dieci anni e ha una figlia diciassettenne incinta e infine Giorgio, che sembra essere felice e soddisfatto della sua vita coniugale e in realtà confiderà ben altro.

Tre anime con sfumature diverse, ma tutte accomunate da un dramma personale, da una delusione che li ha distrutti dentro e non gli permette di andare avanti, fermi in un limbo passivo che li aliena dal mondo e li rende soli. I protagonisti si scoprono nudi con le loro paure, che un po’ sono le paure dei tutti noi: lottare per qualcosa con il cuore e l’anima per poi vedersi portar via tutto, credere di essere felici e innamorati quando invece le cose non funzionano, proseguendo situazioni per abitudine e ad occhi chiusi ed essere convinti di aver educato bene i propri figli e di aver costruito qualcosa per poi schiantarsi contro la dura verità di aver fallito. Eppure gli errori commessi e la constatazione che le aspettative e i sogni siano totalmente dissonanti con la realtà ci devono insegnare a realizzare meglio chi siamo e a trovare una via d’uscita, invece di arrendersi e restare immobili.

Il titolo diventa alla fine chiaro e anche il significato della rappresentazione: tutti vogliamo essere quell’unico e magnifico esemplare di delfino, tutti vogliamo essere pronti e organizzati come questi mammiferi marini che cacciano le aringhe “ingenue e poco brillanti” smuovendo la sabbia del fondo del mare con la coda mentre il resto del branco salta in superficie per mangiare, scongiurando la fatica della caccia.

La commedia è divertente e la platea si gode uno spettacolo che fa anche riflettere sulle vicende umane, su come la vita possa cambiare all’improvviso e renderti vuoto sì, ma con ancora il coraggio e la consapevolezza che, se si vuole, si può vivere ancora, in un altro modo, forse anche migliore.

Flavia Severin

Direzione artistica: Michele La Ginestra
Regia: Marco Falaguasta
Aiuto regia: Luca Latino
Di: Marco Falaguasta e Mauro Graiani
Con: Marco Falaguasta, Marco Fiorini, Mimmo Ruggiero
Scene: Mauro Paradiso
Disegno luci: Marco Laudando
Foto: Paolo Gianfrancesco
Produzione: LSD Edizioni

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