Axel Trolese e il suo primo disco “The Late Debussy”. Suonare sognando per far sognare

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Ha appena diciotto anni, eppure si sta già facendo conoscere nel panorama del pianismo contemporaneo, dimostrando così che l’Italia non è priva di giovanissimi talenti. Parlo di Axel Trolese, che nonostante l’età giunge al suo primo disco, pubblicato dall’etichetta Movimento Classical, la cui incisione è stata realizzata nel maggio 2016 all’Auditorium Fazioli Concert Hall di Sacile (PN). Il titolo del cd è “The Late Debussy. Etudes & Epigraphes Antiques”, dove il musicista – che vive a Parigi, dove frequenta il Conservatorio Nazionale nella classe di Denis Pascal, e che ha vinto nel 2015 il Premio Alfredo Casella al Concorso Nazionale Premio Venezia – si cimenta con quel repertorio francese detto popolarmente “impressionista”. I pezzi presentati sono quelli che riguardano le opere “Six Epigraphes Antiques” e il primo e il secondo libro dei “12 Etudes” (nell’immagine è possibile leggere per esteso tutti i titoli dei brani, nel complesso 18).

Debussy_Corriere_Dello_SpettacoloConosciamo l’evocativa musica del compositore francese, così delicata, capace di delineare forme astratte che ci conducono in un universo immaginario, sognante e per certi versi archetipo. Le “Epigrafi” in particolare in effetti hanno questo sapore mitologico, “arrugginito” – non nell’accezione negativa del termine -, che ci porta in una dimensione al di fuori dell’epoca moderna. Trolese si immerge completamente in questo concentrato di note espressive e fantastiche e tramite un tocco leggero ed elegante e il rispetto delle pause, che porta il brano ad aprirsi senza così risultare asfissiato da eccessi di foga, ci porta con sé in questo viaggio nel tempo, dove le emozioni s’intingono di speciale energia, che sembra rimasta ferma a un attimo ormai finito, in un’era mitica e aurea non più presente ai nostri giorni. Note libere, mordenti improvvisi, arpeggi lasciati all’indipendenza espressiva si alternano in questi pezzi che sembrano come composti da tocchi di colore qua e là e che formano pian piano un dipinto, che mi pare contraddistinto da quella patina bronzea tipica dell’antichità.

Così come è a suo agio nelle “Epigrafi”, Trolese dimostra grande rispetto dell’autore e ottima capacità tecnica e interpretativa negli “Studi”, che anche in questo caso risentono dello spirito astratto, mistico, a tratti ieratico, di Debussy che, facendo largo uso della scala pentatonica, dà alle sue opere un aspetto orientaleggiante, il quale, come si diceva prima, ci porta a discostarci automaticamente dal nostro modo culturale di sentire, lasciandoci avvicinare a “mondi altri”, lasciandoci avvolgere da magiche e straordinarie atmosfere, che il pianista italiano, benché giovanissimo, sembra avere i mezzi per comprendere nel profondo e per restituire con maturità all’auditore, per la gioia del suo orecchio.

Stefano Duranti Poccetti

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