Roma, Teatro Brancaccino, 9/12 febbraio 2017
«Molti anni fa mi capitò di vedere un mucchio di caramelle esposto in un museo d’arte contemporanea. Non capendo, mi domandai perché un mucchio di caramelle fosse un’opera d’arte. Per scoprirlo, ho incominciato un lungo viaggio attraverso la Storia dell’Arte.» Così Carlo Vanoni, consulente di varie gallerie d’arte e curatore di mostre, prende per mano il pubblico e lo accompagna per cinque secoli di storia dell’arte, fra aneddoti, paralleli, incursioni e provocazioni.
Chi decide cosa è arte? Quali canoni deve rispettare un’opera per essere definita “arte”? Forse l’unicità? La non replicabilità? E allora i lavori di Warhol andrebbero rivalutati. I ragionamenti riportati in sala da Vanoni sottolineano come la stampa crei i fenomeni e gli opinion leader organizzino i gusti. Si prenda ad esempio la Gioconda. Monna Lisa sarebbe in debito con due uomini, per il proprio successo: il geniale Leonardo, per averla ritratta, e l’avido Vincenzo Peruggia, per averla trafugata dal Museo del Louvre, dove era esposta. Il battage mediatico che ne derivò, nel 1911, avrebbe contribuito in modo significativo – secondo il testo di Montesano – a sancirne la fama mondiale di cui si circonda oggi.
Altre domande che Carlo Vanoni condivide con un pubblico variegatissimo e attento: è ipotizzabile un fil-rouge fra Raffaello e Fontana? E un attacco ai critici d’arte?
Il rapido excursus scritto da Gian Marco Montesano, con la collaborazione di Luca Berta, parte quindi dal Rinascimento e si conclude davanti ai 79 kg di caramelle colorate di cui si era parlato all’inizio: l’opera d’arte di Felix Gonzales Torres, Untitled (billboard of an empty bed), il cumulo di caramelle ammucchiate in un angolo del MoMA.
Format divulgativo altamente digeribile. Replicabile – si spera – anche in musei e scuole.
Maria Vittoria Solomita