Sanremo 2017, tra messaggi, inni di coraggio e di amore: la canzone italiana come metafora per educarsi a riflettere

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Si è conclusa la 67° edizione del Festival di Sanremo e, a prescindere da chi siano stati i vincitori, in questo pezzo voglio esprimere la mia opinione su alcuni brani della manifestazione, precisando che quest’ultimi, e solo loro, sono i protagonisti principali del Festival della canzone. Detto ciò vado alle mie opinioni sulle canzoni di quest’anno, composte da messaggi, inni di coraggio e d’amore. Questo si nota in artisti come: Ermal Meta, che si è presentato al Festival con “Vietato di morire”. Un testo meraviglioso che ci parla della violenza sulle donne. Un testo e un inno di coraggio che dona un messaggio forte e chiaro: “è vietato morire”. È vietato arrendersi di fronte ai brutti eventi della violenza. Ci parla di una donna, una madre piena di vita, con un sorriso ferito da pugni, una donna che vive momenti di poca luce. Una donna forte che comunque dona amore al figlio, a cui ha insegnato tramita l’amore a diventare un uomo. Il verso più bello di questo brano è: “Da un libro di odio ad insegnarmi l’amore/ Hai smesso di sognare per farmi sognare…”. Quindi si tratta di una donna meravigliosa che, nonostante il male vissuto, insegna al figlio l’amore, una donna che ha smesso di sognare per farlo sognare. L’autore sembra che voglia dare un messaggio molto chiaro e profondo, ossia: insegnare e imparare ad amare è la cosa più importante e più grande della vita. L’amore fa bene, ci rende umili e anche migliori. L’amore fa l’uomo. Questo nei versi in cui dice: “Cambia le tue stelle, se ci provi riuscirai/ E ricorda che l’amore non colpisce in faccia mai/ Figlio mio ricorda/ L’uomo che tu diventerai/ Non sarà mai più grande dell’amore che dai.”. Il testo continua narrando di momenti in cui il ragazzo protagonista agisce per difendere la donna. Nel brano infatti si recita: “Non ho dimenticato l’istante in cui mi sono fatto grande/ Per difenderti da quelle mani/ Anche se portavo i pantaloncini.”. Un meraviglioso testo, che non racconta solo un evento negativo, ma che è al mio giudizio un inno al coraggio per reagire di fronte alla violenza. Un testo in cui un giovane viene guidato dalla madre a non divenire l’uomo che era suo padre o tanti altri uomini, quindi a essere diverso. Vi si raffigura un forte legame tra madre e figlio e questo è fondamentale per il ragazzo e per il suo futuro da uomo. E’ come se questa canzone volesse anche essere anche un invito per i giovani che assistono alla violenza sulle donne a divenire uomini diversi e allo stesso tempo un inno per gli uomini violenti con l’invito a divenire altri uomini, a cambiare. Il Festival vede il ritorno inoltre di Fabrizio Moro con “Portami via..”, un ritorno di Fabrizio da me sinceramente sperato e mai deludente. Egli, infatti, torna con un testo profondo, fatto di sentimento e sensibilità. Esprime la fragilità umana del nostro tempo, ma sopratutto il bisogno di avere accanto sempre qualcuno. Un uomo che apre il cuore tirando fuori le sue emozioni, la sua fragilità e sensibilità alla propria amata, disegnando così un cambiamento dell’etica che vede l’identità di un essere umano che non esprime apertamente le proprie emozioni, sentimenti e paure, anche se ciò in poesia è concesso. Moro lo fa in un modo più profondo. Possiamo leggere il suo brano come un messaggio a Dio a cui chiede di portarci via dai mali. Un inno d’invito all’umanità per dire che ci possiamo prendere mano per mano, per allontanarci dalle ostilità, dalla convinzione di non essere abbastanza forti. Portami via “Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia […] Portami via quando torna la paura e non so più reagire.”. Un testo profondo in cui descrive l’uomo di oggi; ossia un uomo debole, fragile con un cuore aperto che non ha paura di urlare alla propria donna il bisogno di essere portato via dalle paure e ostilità – quelle che un soggetto non può superare da solo. Una poesia e un pezzo intenso, pieno di tenerezza e dolcezza. Un testo che ci insegna che ogni momento di vita va vissuto insieme alla persona amata o alle persone care. Lo stesso che ci invita forse ad aprire il cuore, dialogare molto anche se non è facile farlo. Un testo che ci invita a non avere paura a chiedere “aiuto”. La 67° edizione vede protagonista anche Samuel (Samuel Umberto Romano) dei Subsonica. Egli si presenta con “Vedrai”, un testo che possiamo considerare un inno di incoraggiamento rivolto alla nostra generazione in generale. Ciò non toglie che il testo sia rivolto alla propria amata. “Vedrai” recita: “Lascia qualcosa tra le braccia/ E non questa distanza che mi sputi in faccia/ Se siamo ancora qui […] A preoccuparci della verità/ Vedrai che poi il tempo non ci tradirà […] Vedrai che riusciremo a dare ancora un nome/ A tutte le paure che ci fan tremare/ E troveremo il modo per dimenticare /La noia, l’abitudine, la delusione/ Vedrai che i desideri si riaccenderanno/ Ricostruiremo il luogo in cui poi vivranno/ Perché noi siamo l’unica benedizione/ L’unica tragedia, l’unica ambizione/ Se siamo ancora qui/ Ad ignorare le difficoltà/ Impareremo anche a comprendere/ Che esiste un buon motivo per insistere…”. Parole molto significative che racchiudono dei messaggi incoraggianti, quelli di non arrendersi di fronte alle difficoltà, alle paure, è un messaggio che ci dice anche che noi siamo “l’unica tragedia”. Come se si volesse sottolineare che dipende da noi se vogliamo o meno arrenderci di fronte alle paure e alle difficoltà. L’esordio di Michele Bravi di Città di Castello avviene con un testo molto impegnativo: “Il diario degli errori”. E’ un Michele cresciuto – a mio giudizio – artisticamente, ed è arrivato al Festival nel momento giusto. Egli nella sua canzone narra una vita fatta di riflessione, un resoconto di errori, ma con la consapevolezza che un solo passo non è stato un medesimo errore, in tutt’uno in cui si sottolinea che ogni esperienza lascia segni sulla pelle. Egli narra un soggetto che nel conflitto ha cercato “la parvenza di un sentiero”, forse nel senso di una criticità di ciò che può apparire un errore ma non lo è in realtà, probabilmente perché ogni passo può essere fatto di errori, ma a volte hanno un loro sentiero utile e fondamentale. Il tema di questa canzone è proprio che qualcuno rimane fuori da un diario degli errori. Come dire: “Ho fatto tanti errori, ma l’amore per te non è un errore”. Un testo interessante che in apparenza non sembra adatto a un artista dal tono di voce così giovane, che invece se ne rivela all’altezza. Non esiste un tono di voce o un’età adatta o meno per un brano o un altro. In realtà tutto dipende dall’interpretazione che l’artista gli dona e dalla vicinanza tra l’artista e il brano. Un discorso questo da approfondire meglio, ma non in questa sede. Sanremo Quest’anno vede il ritorno di Fiorella Mannoia con “Che sia benedetta”. Un omaggio alla vita, la vita che è un dono, una fortuna viverla in ogni momento e, pur se con le sue difficoltà, la vita è una benedizione. Il Festival vede anche il ritorno di Albano con “Di rose e di spini”. Direi un pezzo allo stesso tempo nostalgico e sereno. Immenso Sergio Sylvestre con “Con te”. La canzone ci parla di un amore che ha lasciato un vuoto dentro, un amore a cui ha nascosto le lacrime. Una poesia che fiorisce solo dopo che la storia è finita, come se prima non riuscisse a far uscire le parole, facendo pagare così le conseguenze a un un uomo che dice “In questo disastro che chiamo il mio mondo/ Mentre affondo io penso a te/ Che sei per me leggerezza e pagine di noi/ Che strappai con le mani, con le mani/ Con te ho nascosto le mie lacrime..”. Una canzone malinconica, dolce e fatta di sensibilità e messaggi d’amore.
Abbiamo assistito infine al ritorno di Paola Turci con “Fatti bella per te”. A mio avviso un messaggio alle donne in cui l’artista invita le stesse ad avere cura di sé stesse, si tratta allora ancora di un messaggio di incoraggiamento.
Tutti questi artisti citati finora, a mio parere, sono coloro che hanno dei pezzi meravigliosi. Tra i migliori ospiti cito Mika, che non mi dispiacerebbe vedere alla conduzione del Festival. Ci sono gli altri partecipanti di questa edizione, ma mi fermo qui. Concludo sottolineando un aspetto: Molte persone dicono che il Festival non esiste più e che non ci sono più i cantanti veri. È vero che manca qualcosa ma non sono né le canzoni e tanto meno gli artisti. In ogni modo, quest’anno il Festival è stato colorato da messaggi, inni di coraggio e d’amore e grazie a questo si è intinto di una cormia particolare e attraente.

Giuseppe Sanfilippo

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