“Bestie di scena” di Emma Dante al Piccolo di Milano

Data:

In scena al Piccolo Teatro Strehler, dal 28 febbraio al 19 marzo 2017

Bestie di scena” di Emma Dante è uno spettacolo che lascia perplessi. Forse era nelle intenzioni dell’Autrice, lasciarci incompleti e dubbiosi, usciamo  con la sensazione di aver visto uno spettacolo pieno di simboli difficili da decifrare, contorti, intellettualistici. Dove di conseguenza ognuno vede quello che desidera vedere. O sentire quello che vuole sentire, sperduti tra citazioni non dette, riminiscenze, immagini, il tutto senza parole, senza “appoggiarsi su nessuna storia raccontata”. Uno spettacolo che prende per i capelli l’ indifeso spettatore, trascinandolo con sé, violentandolo come è successo a quei corpi nudi che nulla hanno di erotico, pezzi di carne stimolati da oggetti lanciati in scena da qualcuno. Dio? Il regista? Il guardiano dello zoo? Il direttore del manicomio? Tutto e niente. Una tanica d’acqua, dei palloni, un telo, stracci e spazzoloni con i quali hanno pulito, inginocchiati come  schiavi, il palcoscenico, e poi una quantità enorme di, presumo, noccioline, con la quale si sono quasi soffocati, petardi a simulare la guerra, la canzone “Only you” a simulare l’amore.

Corpi nudi agitati da spasmi simili al delirium tremens, movimenti reiterati e lenti, piroette e salti, corpi sottoposti a prove difficili, portavano un cilicio invisibile, la tortura quasi un piacere, un sadomasochismo serpeggiante, ma che si sta bene attenti a non sbandierare.  Meglio soffrire le pene dell’inferno come ci suggerisce la Chiesa cattolica che godere di pratiche che potrebbero portarci al piacere. Essere stati educati in un paese bigotto lascia il segno. Ma a volte può far comodo.

Quel “appoggiarsi su nessuna trama raccontata” ricorda molto il tipo di teatro che va contro l’essenza del teatro di raccontare una storia, un concetto alquanto vintage, ma riciclato per la gioia dei nostalgici. Ma la Dante lo sa benissimo come sa benissimo provocare. Allora prendiamo la provocazione e rilanciamogliela.

Avrei tanto voluto scrivere teatro dell’assurdo ma manca ironia e respiro surreale, oppure avrei potuto scrivere spettacolo circense, ma manca la magia, la leggerezza fanciullesca, oppure teatro-danza, ma mancano la preparazione e la musica,  anche se gli attori sono ben allenati e in mano alla Dante diventano dei dannati che lei ha raccolto con pietas e poi ha gettato in pasto agli spettatori dello Strehler. Men che meno si può parlare di prosa. E comunque penso che la Dante non voglia essere etichettata, anche se è lei stessa che si etichetta, mettendosi in una gabbia dorata, da cui considera lo spettatore alla stregua di una bestia affamata. Non il contrario.

Forse non sono abbastanza intellettuale per avere afferrato tanti concetti ma credo che il teatro debba essere per tutti, per gli ignoranti e quelli che credono di non esserlo. Anzi forse dovremmo essere ignoranti quando andiamo a vedere uno spettacolo, cioè dovremmo ignorare, nel senso di non sapere, lasciandoci portare dalle emozioni, calandoci nella storia, se c’è, sennò trovare un appiglio che ci faccia sentire meglio o anche no, ma salvi, almeno, e in qualche modo redenti. E poi mi piacerebbe che non ci fossero conferenze stampa prima, né incontri a influenzare il pubblico o i critici, né pagine e pagine di spiegazioni. Solo titolo, regia, attori e collaboratori e date dello spettacolo. Il resto, dopo la rappresentazione. Ignorare è meglio che far finta di sapere.

Lo spettacolo mi ha ricordato vagamente un quadro di Hieronymus Bosch ma senza erotismo, densità pittorica e ironia. Tanti corpi che la Dante  ha fatto spogliare perché ne vedessimo la fragilità e ne avessimo pietà. L’inizio, se inizio c’è stato, era come entrare in una scuola di recitazione dove alla fatidica frase “ora riempite lo spazio” (chi non è attore non sa cosa vuol dire) gli attori correvano, facevano training, saltavano, si agitavano per arrivare ad un tale punto di sudorazione da doversi togliere i vestiti. Ma invece di farsi una doccia, hanno provato a raccontarci una storia senza storia o una storia con tante storie.

“Il nudo in teatro è innaturale, suona falso come un cavallo vero in palcoscenico.” Dice l’Autrice, penso che non sia vero, il nudo è naturale nella misura in cui è veicolo per raccontare una storia, deve essere al suo servizio e non il contrario. Se c’è ancora gente che si scandalizza per corpi nudi in scena allora non sfruttiamolo a nostro vantaggio, i teatri sono pieni di borghesi che appaiono moralistici in pubblico ma in privato ne fanno di cotte e di crude. Usare il nudo vuol dire togliere al pubblico la capacità di immaginare. Ma se serve sia il benvenuto. Siamo in un paese libero, per fortuna anche se intriso di preconcetti, di paure, di inchini, di compromessi.

Bravi gli attori che sono usciti vivi dalla performance, e pure noi che l’abbiamo guardata, senza trarne troppe emozioni, forse perché storditi dal troppo o dal troppo poco.

Io so di non sapere… (Socrate)

Daria D.

Bestie di scena
di Emma Dante
con Elena Borgogni, Sandro Maria Campagna, Viola Carinci, Italia Carroccio,
Davide Celona, Sabino Civilleri, Alessandra Fazzino, Roberto Galbo, Carmine Maringola,
Ivano Picciallo, Leonarda Saffi, Daniele Savarino, Stephanie Taillandier,
Emilia Verginelli, Daniela Macaluso, Gabriele Gugliara
elementi scenici e costumi Emma Dante, luci Cristian Zucaro
direttore di palcoscenico Gabriele Gugliara, assistente di produzione Daniela Gusmano
coordinamento e distribuzione Aldo Miguel Grompone, Roma
coproduzione Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa,
Atto Unico / Compagnia Sud Costa Occidentale,
Teatro Biondo di Palermo, Festival d’Avignon

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